Prosegue il viaggio alla scoperta delle donne nei testi della tradizione ebraica e cristiana. Grazie ai contributi di Paolo Pellini, possiamo rileggere e riflettere sulle “donne della Bibbia” con la sensibilità propria dei protagonisti dell’accoglienza, genitori e figli, adottivi o affidatari.
Alle donne la letteratura biblica ha riservato ruoli significativi nella storia d’Israele e nelle prime comunità cristiane, spesso trascurati o non considerati, figure emblematiche le cui identità e vicende sono da cercare con attenzione e scoprire nelle pagine del Testo Sacro. Per esempio, non sono conosciute da tutti le storie, bellissime, di donne eccezionali che quasi “si nascondono” tra le pagine. Donne come Rut, Ester, Giuditta, Rebecca, Giaele, Agar, Susanna, Anna, Miriam … di cui forse si è sentito giusto il nome, ma poco si sa di come vissero e cosa fecero.
Pubblichiamo la prima parte del testo dedicato ad Abigail la cui figura emerge (cfr 1Sam 25) come una delle presenze femminili più luminose dell’Antico Testamento: una donna “bella e intelligente”, ma soprattutto capace di leggere la realtà con sapienza e di agire con prontezza dentro la storia di Dio.
Il contesto in cui Abigail sceglie di agire
ll racconto si inserisce in una fase di forte instabilità nella storia d’Israele. Saul è ancora re, ma ha ormai perso la fiducia di Dio (1Sam 15) e vive un rapporto segnato da gelosia e ostilità nei confronti di Davide, già scelto e consacrato da Samuele come successore alla guida del Regno (1Sam 16).
Davide, pur destinato alla regalità, non è ancora re: è un uomo in fuga per sfuggire a Saul. Vive ai margini, da sbandato, alla guida di un gruppo di uomini anch’essi segnati dalla precarietà (1Sam 22,2). In questo contesto, sopravvivere significa spesso affidarsi a reti informali di protezione e reciprocità. È qui che si colloca l’episodio che lo vede rapportarsi con Nabal, un possidente locale: Davide aveva protetto i pastori e i beni di Nabal, evitando che subissero furti o attacchi, come una sorta di tutela non ufficiale. Per questo si aspettava, secondo una logica di reciprocità tipica del mondo antico, che Nabal ricambiasse offrendo almeno il cibo necessario nei momenti di bisogno.
Il rifiuto opposto da Nabal non è solo scortese, esso rompe un equilibrio vitale e mette in discussione la dignità e la sopravvivenza di Davide e dei suoi uomini. Davide quindi, ingiustamente rifiutato dopo aver fatto del bene, e perché la mancanza di aiuto mette a rischio la vita sua e dei suoi uomini, minaccia di attaccare Nabal e sterminare tutti gli uomini della sua casa.
Non si tratta infatti solo di un’offesa personale, ma di una frattura dentro un sistema fragile, dove la vita dipende dalla fedeltà reciproca. È proprio dentro questa tensione – tra promessa di Dio e precarietà concreta, tra elezione e vulnerabilità – che l’intervento di Abigail assume un valore decisivo, umano e teologico.
Un gesto audace e libero
Informata del pericolo da un personaggio apparentemente di secondo piano nel racconto, ma decisivo, Abigail non perde tempo: prepara doni, si mette in cammino e va incontro a Davide. Il suo è un gesto audace e profondamente libero. Non si appoggia al marito, di cui conosce il cuore chiuso, ma si assume una responsabilità che va oltre sé stessa.
Si prostra, parla, intercede. E compie un atto sorprendente: prende su di sé una colpa, quella del rifiuto del cibo, che non le appartiene.
In questo gesto appare la sua vera grandezza. Abigail non cerca di avere ragione, ma di salvare la vita. Non difende un principio astratto, ma custodisce persone concrete. La sua parola disarma Davide, lo riconduce alla verità e lo libera da una vendetta che lo avrebbe segnato per sempre:
Benedetto il tuo senno e benedetta tu che sei riuscita a impedirmi oggi di giungere al sangue e di farmi giustizia da me (1Sam 25,33).
Mediatrice di pace
Attraverso Abigail Dio protegge non solo Nabal e il suo clan, ma anche Davide, custodendone il cuore e il futuro. Abigail diventa così mediatrice di pace e di destino: una donna che interrompe la spirale del male e apre una strada di bene.
Dopo la morte di Nabal, Davide la prende in moglie. Non è solo un esito narrativo per un lieto fine: è il segno che chi si fida di Dio e si mette al servizio della vita, entra dentro una storia più grande, dove il bene seminato genera futuro.
(fine prima parte – continua)
Paolo Pellini
(Paolo Pellini è membro della comunità La Pietra Scartata dell’Arcidiocesi di Milano, un’associazione privata di fedeli costituita nel 2007 da famiglie adottive e affidatarie che, durante la loro esperienza di accoglienza, si sono sentite chiamate a rendere testimonianza dell’amore di Dio Padre ai bambini abbandonati o in difficoltà familiare, annunciando loro la speranza di Gesù bambino abbandonato e risorto)
Ndr: il percorso dedicato alle donne della Bibbia, frutto dello studio e della ricerca di P. Pellini, è iniziato accostando la storia di Giuditta (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda) cui sono seguite quelle di Rut (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda), Tamara (prima parte QUI, seconda parte QUI); Ester, cui è dedicato uno dei libri storici della Bibbia (QUI si può leggere la prima parte e QUI la seconda), Giaele (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda), Rebecca (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda), Agar (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda), Susanna (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda), Anna (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda) e Miriam (prima parte QUI, seconda parte QUI);
(L’immagine proposta a corredo del testo è stata generata con l’intelligenza artificiale)
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