La seconda parte della storia di Rut, donna che ha capito l’occasione di salvezza a lei riservata e si è lasciata guidare dalle persone che amava per realizzare ciò che Dio aveva in mente per lei
Prosegue l’esplorazione delle storie, spesso poco conosciute, della Sacra Bibbia in cui le protegoniste sono delle figure di donne eccezionali. Donne come Rut, Ester, Giuditta… di cui forse si è sentito giusto il nome, ma poco si sa di come vissero e cosa fecero.
Dopo aver raccontato la storia di Giuditta (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda), è ora la volta di Rut, protagonista dell’omonimo libro dell’Antico Testamento.
Questa è la seconda e ultima parte del racconto, La prima può essere letta QUI.

Rut (seconda parte)
Rut, che aveva subìto un grave lutto in gioventù perdendo il marito e che aveva deciso di espatriare per stare vicino all’amata suocera, trova, grazie a Dio, una seconda possibilità: un nuovo, amabile, marito che la introdurrà nella sua nuova patria.
Dio non ha abbandonato Rut, come mai abbandona un bambino senza mamma e papà. Lo fa suscitando in molti il desiderio di accogliere un figlio non proprio. A volte però la sua azione salvifica è vanificata dalla mancanza di fiducia o, peggio, dall’egoismo o, peggio ancora, dall’ignoranza e dalla presunzione di adulti che pensano di poter decidere della vita dei più piccoli non riconoscendo il grande dono che possono essere se non costretti a inutili sofferenze.
La fede ci dice che proprio nello stesso momento in cui un bambino viene abbandonato, Dio chiama una famiglia ad aprirsi all’adozione. E che nello stesso momento in cui le difficoltà rendono impossibile la permanenza di un bambino nella sua famiglia d’origine, Dio suscita una famiglia che si dedicherà all’affido. Questa economia divina, realizzandosi, fa sì che la somma del bene accogliente riesca a bilanciare, e spesso a sovrastare, la somma del male dell’incuria e dell’abbandono. Fa sì che, di fronte a un bisogno, ci sia una risposta. Il racconto di tante famiglie accoglienti fa proprio pensare che sia così. A volte anche le infinite traversie che incontrano sembrano essere in funzione dell’incontro con il proprio figlio, proprio quello e non un altro.
La stirpe di Davide
Booz e Rut convolano a nozze e hanno un figlio, Obed, che significa “servitore del Signore”. Lui sarà il bastone della vecchiaia anche di Noemi e sarà il padre di Iesse e il nonno del re Davide.
Le donne della città hanno per Noemi bellissime parole: “Tua nuora Rut ti vuole bene e vale per te più di sette figli!”. Questa espressione descrive molto bene l’amore di Rut per la suocera.
Alla fine, a Rut viene dato tutto: una suocera che ama, un buon marito, un figlio e la terra fertile delle proprietà di Booz (è infatti finita la carestia: la terra dà buoni frutti). Rut viene ricoperta di beni, in una sovrabbondanza che è una firma di Dio, tipica del suo modo di agire.
Dio, allo stesso modo, dà alle famiglie accoglienti beni che Lui ritiene di dover elargire, e che a volte le famiglie neanche immaginano. Dio infatti concede loro di tutto, soprattutto l’inaspettato, perché sa quale sia il bene per ognuno di noi. A Rut, che rischiava una vita di solitudine e povertà con la vedovanza, è capitato di diventare madre, moglie, proprietaria terriera e di stare vicino all’amata suocera. Ha capito l’occasione di salvezza a lei riservata e si è lasciata guidare dalle persone che amava per realizzare ciò che Dio aveva in mente per lei. Questo è ciò che succede ad ogni figlio che riconosce il proprio padre e la propria madre come strumento del Padre, o comunque di un bene immenso che può solo portare del bene. Si vedono così bambini che arrivano dalle situazioni più assurde, affidarsi a genitori “sconosciuti” di cui però sentono l’amore oltre ogni difficoltà, realizzare vite belle, piene e feconde nell’accoglienza.
Nessuno è escluso dal disegno di salvezza
Non sfugge infatti il fatto che l’amore di Rut per Noemi è completamente ricambiato. Noemi ama profondamente Rut ed è contenta di portarla nella sua realtà betlemita dove lei, che è stata a lungo straniera, è in grado di capire profondamente Rut, che ora è a sua volta straniera. Così capita che anche il bambino accolto e che ama la sua famiglia accogliente, è contento di portarla a conoscere le sue origini. Con uguale gioia e fiducia reciproca, il bambino accolto e la famiglia sono chiamati a scoprire insieme (e a riscoprire con occhi diversi, nel caso del bambino) e a valorizzare le radici del bambino. Le storie si compenetrano, diventando un’unica storia per renderle ambedue uniche e con la possibilità di guardare a un futuro possibile. Storie di sofferenza e mancanza diventano così storie d’amore.
Noemi e Rut, insieme, hanno scoperto e riscoperto le radici culturali ebraiche della madre in cui sono contenuti elementi giuridici che sono stati poi, tra le altre cose, funzionali all’happy end della storia con la costituzione della nuova famiglia di Booz e Rut.
Rut è una straniera, da cui discenderà Gesù, salvezza dell’umanità. Nella genealogia di Gesù, infatti, c’è anche lei, oltre per esempio a Tamara, altra donna straniera che si è finta prostituta e che ha concepito un figlio con il suocero. Sia Rut che Tamara rappresentano tutti i popoli del mondo, chiamati da Dio a partecipare alla salvezza, come si capirà chiaramente con l’avvento di Cristo. Nessuno è escluso dal disegno di salvezza del Signore, questa è la vera gioia:
Cantate a Dio, inneggiate al suo nome,
appianate la strada a colui che cavalca le nubi:
Signore è il suo nome,
esultate davanti a lui.
Padre degli orfani e difensore delle vedove
è Dio nella sua santa dimora.
A chi è solo, Dio fa abitare una casa,
fa uscire con gioia i prigionieri.
Solo i ribelli dimorano in arida terra.
(2 fine)
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