Prosegue il viaggio alla scoperta delle donne nei testi della tradizione ebraica e cristiana. Grazie ai contributi di Paolo Pellini possiamo rileggere e riflettere sulle “donne della Bibbia” con la sensibilità propria dei protagonisti dell’accoglienza, genitori e figli, adottivi o affidatari.
Alle donne la letteratura biblica ha riservato ruoli significativi nella storia d’Israele e nelle prime comunità cristiane, spesso trascurati o non considerati, figure emblematiche le cui identità e vicende sono da cercare con attenzione e scoprire nelle pagine del Testo Sacro. Per esempio, non sono conosciute da tutti le storie, bellissime, di donne eccezionali che quasi “si nascondono” tra le pagine. Donne come Rut, Ester, Giuditta … di cui forse si è sentito giusto il nome, ma poco si sa di come vissero e cosa fecero.
Pubblichiamo la prima parte del testo dedicato a Rebecca la cui figure, così come emerge dal racconto di Genesi, parla con sorprendente attualità all’esperienza delle famiglie affidatarie e adottive.
Rebecca, donna capace di accoglienza, decisione, coraggio e visione
La figura di Rebecca, così come emerge dal racconto di Genesi, parla con sorprendente attualità all’esperienza delle famiglie affidatarie e adottive.
La sua storia è narrata soprattutto nei capitoli 24–27 del libro della Genesi e si colloca in un momento cruciale della storia dei patriarchi, subito dopo la morte di Sara. Rebecca non è solo la moglie di Isacco e la madre di Esaù e Giacobbe, ma una donna capace di accoglienza, di decisione, di coraggio e di visione. È una madre che vede lontano e che si assume la responsabilità dell’altro, anche quando questo comporta fatica, rischio e dolore.
Una moglie per Isacco
Dopo la morte di Sara, Abramo decide che è tempo di trovare moglie per Isacco, il figlio della promessa, nato miracolosamente quando Sara era ormai anziana e sterile. Abramo manda, allora, il suo servo più fidato nella regione dell’Aram, nel nord della Mesopotamia, perché cerchi una sposa all’interno del clan familiare. Prima di partire, il servo promette solennemente ad Abramo che non prenderà per Isacco una donna delle popolazioni locali, ma una parente che condivida almeno in parte la fede nel Dio unico.
Rebecca e il suo gesto di accoglienza
Giunto presso un pozzo vicino alla città di Nacor, il servo si ferma a pregare. Chiede a Dio un segno concreto: la giovane che offrirà da bere a lui e ai suoi cammelli sarà la donna scelta per Isacco. È in questo contesto che compare Rebecca. Il suo primo gesto, quello compiuto al pozzo, è già rivelatore. Non si limita a un atto minimo di cortesia, ma si fa carico di un servizio intenso e faticoso: attinge acqua più volte fino ad abbeverare tutti i cammelli, senza che nessuno glielo chieda. È un’ospitalità che nasce dal cuore, ma che subito diventa lavoro concreto, tempo donato, energia spesa.
In questo gesto si riconosce facilmente l’esperienza di tante famiglie accoglienti. Spesso l’affido o l’adozione iniziano con un’intuizione, un desiderio o un incontro che tocca il cuore; ma molto presto diventano una quotidianità fatta di impegno costante, di bisogni imprevisti, di fatiche emotive ed educative. Come Rebecca, anche le famiglie accoglienti imparano che accogliere davvero significa non fermarsi al primo passo, ma restare, anche quando il servizio diventa pesante.
Quando la fede non elimina le incertezze, ma le attraversa
Il servo riconosce in Rebecca il segno chiesto a Dio e scopre che la giovane è nipote di Nacor, fratello di Abramo. Tutto sembra combaciare. Condotto nella casa di Rebecca, il servo racconta la storia di Abramo, di Isacco e della sua missione. Dopo le trattative per definire il matrimonio, emerge una domanda decisiva: Rebecca deve partire subito o restare ancora nella casa paterna? A sorpresa, secondo il testo biblico, Rebecca viene interpellata direttamente e risponde con poche parole cariche di forza: «andrò».
Questo “sì” immediato è uno dei vertici del racconto. Rebecca accetta di lasciare la sua terra, la sua famiglia e le sue sicurezze per una vita completamente nuova, accanto a un uomo che non ha mai visto. È un sì senza garanzie, che ricorda molto quello di Abramo quando Dio gli disse: «vattene dalla tua terra». Anche qui la fede non elimina l’incertezza, ma la attraversa. Molte famiglie affidatarie e adottive riconoscono questo passaggio: arriva un momento in cui, dopo dubbi e paure, bisogna esporsi, fidarsi, mettersi in cammino, dire un semplice e definitivo sì all’accoglienza. Rimandare per timore significherebbe perdere la chiamata, un’occasione di salvezza.
(fine prima parte – continua)
Paolo Pellini
(Paolo Pellini è membro della comunità La Pietra Scartata dell’Arcidiocesi di Milano, un’associazione privata di fedeli costituita nel 2007 da famiglie adottive e affidatarie che, durante la loro esperienza di accoglienza, si sono sentite chiamate a rendere testimonianza dell’amore di Dio Padre ai bambini abbandonati o in difficoltà familiare, annunciando loro la speranza di Gesù bambino abbandonato e risorto)
Ndr: il percorso dedicato alle donne della Bibbia, frutto dello studio e della ricerca di P. Pellini, è iniziato accostando la storia di Giuditta (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda) cui sono seguite quelle di Rut (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda), Tamara (prima parte QUI, seconda parte QUI); Ester, cui è dedicato uno dei libri storici della Bibbia (QUI si può leggere la prima parte e QUI la seconda) e Giaele (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda).
Ti potrebbe interessare:
Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.






