La determinazione di Tamara, espressione della giustizia divina, provoca una trasformazione positiva, e indica che il cambiamento è sempre possibile se ci si lascia lavorare da Dio
Prosegue, e termina, il racconto della storia di Tamara, una delle “donne della Bibbia” la cui vicenda è “nascosta” nelle pagine del testo sacro. In questo caso si trova all’interno del libro della Genesi e, in particolare, è racchiusa nella grande storia di Giuseppe d’Egitto. Qui, come scritto nella prima parte della storia, la vicenda di Tamara e Giuda aiuta a comprendere meglio la stessa storia di Giueppe.
L’articolo sulla storia di Tamare è il terzo riguardante le figure di donne nella Bibbia. Il primo ha raccontato la vicenda di Giuditta (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda), mentre il secondo è stato dedicato alla storia di Rut (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda).
Anche la storia di Tamara è divisa in due parti: sotto, è riportata la seconda; la prima può essere letta QUI.
Tamara (seconda parte)
Arrivato il momento del parto, Tamara partorisce due gemelli, Zerach e Peres. E qui si ripete la storia di Giacobbe ed Esaù. Peres, che sembrava in un primo tempo dover uscire per secondo dalla madre, in realtà esce per primo e diventa così il primogenito. Peres entra così nella genealogia di Gesù. È sorprendente notare che Zerach e Peres “sostituiscono” in un certo modo Er e Onan. I peccatori sono morti, vivono i frutti del coraggio di Tamara.
Tamara, attraverso la sua determinazione ad avere bambini, ha assicurato a Giuda l’onore di essere avo sia di Davide sia del Salvatore del mondo, nostro Signore Gesù Cristo. La donna, pur essendo straniera, è stata benedetta perché era sinceramente preoccupata di dare una discendenza alla famiglia acquisita e al popolo adottivo, producendo discendenti ad Abramo, secondo la volontà di Dio.
Nella prima parte della storia di Giuseppe, Giuda è un potenziale fratricida. Se consideriamo la storia di Giuseppe e quella di Tamara c’è un evidente parallelo tra la necessità di identificare il proprietario del sigillo, posta da Tamara a Giuda, e la necessità di identificare la tunica di Giuseppe, posta dai fratelli al padre Giacobbe. È evidente che qui si parla della giustizia divina. Giacobbe aveva ingannato suo padre Isacco e poi viene ingannato da Giuda. Giuda, a sua volta, dopo avere ingannato suo padre Giacobbe, viene ora ingannato da Tamara. L’ingiustizia, come mostra questa storia nel suo complesso, viene prima o poi sanata e chi la commette ammette i suoi errori. Allo stesso modo in cui Giuda ammette il suo peccato verso Tamara, così lui e tutti i suoi fratelli ammetteranno il loro peccato verso Giuseppe.
Giuda non è un personaggio statico. Nel tempo cambia, migliora, grazie all’azione pedagogica di Dio. Era stato lui a suggerire ai fratelli di vendere Giuseppe come schiavo per farne soldi. Approva poi l’inganno della tunica al padre, nonostante le proteste del fratello maggiore Ruben. Nella storia di Tamara sembra non fare lutto per la morte dei due primi figli, al contrario di suo padre Giacobbe, il quale si dispera alla presunta morte di suo figlio Giuseppe. Poi ordina che sua nuora sia bruciata viva.
Il cambiamento è sempre possibile
Infine, inizia la trasformazione. Giuda ammette che Tamara ha ragione. È l’essere stato svergognato da Tamara che innesca la sua trasformazione. Più avanti nella storia, Giuda appare sempre più giusto, più umano. Con grande calore e tenerezza, infatti, sosterrà la causa del rilascio di Beniamino, suo fratellastro e si offrirà in ostaggio al suo posto purché sia rilasciato.
Il libro della Genesi è in realtà pieno di cambiamenti di spirito dei suoi personaggi: Abramo, Giacobbe, Ruben, Giuseppe stesso…
Cambiare è sempre possibile se ci si lascia lavorare da Dio. Ma Dio “usa” persone, storie, situazioni a volte assurdamente dense di dolore per proporre il bene. È ciò che accade ogni volta che un’accoglienza sana un abbandono: è una proposta di bene promesso che, solo se compresa la grazia, può essere realizzato.
Tamara è l’eroina della storia, nonostante sia una straniera come era straniera Rut. E, nonostante si possa essere colpiti dal suo comportamento poco conformista (fingersi una prostituta e unirsi al suocero), è da sottolineare che Tamara, come Rut, ha assorbito in pieno l’ebraismo, la religione della famiglia che l’ha accolta come nuora.
È in fase di realizzazione la promessa di universalità espressa da Dio: “Tutte le genti della terra troveranno benedizione in te”. Questa promessa, contenuta nell’Antico Testamento si sta in realtà realizzando pienamente solo ora, dopo la venuta di Cristo, con l’annuncio della buona novella dati a tutti i popoli e l’adesione di molti di essi a Cristo.
La figura di Tamara precorre quella di Rut. Ricordiamo che nella linea genealogica di Gesù Tamara è antenata di Booz, marito di Rut.
Tamara ha il coraggio, l’intelligenza, la visione per agire senza indugio, anche se in modo non ortodosso seppur compatibile ai tempi che viveva, per quel bambino che ha nella mente e nel cuore (che poi saranno due, perché il dono di Dio è sempre sovrabbondante): un figlio per il suo primo marito.
Tra coraggio e atto di giustizia
Avere un figlio anche oggi, a volte, porta a fare “cose folli” come accogliere un bambino “non più” o “non ancora” figlio. È razionalmente folle pensare di intraprendere il cammino dell’adozione o dell’affido sapendo la fatica e gli ostacoli che si incontreranno. È un progetto anticonformista che si guadagna tanti complimenti di facciata, ma che spesso non viene compreso perché immersi in una cultura individualistica che fatica a vedere il figlio altro da sé. Per Tamara probabilmente quel bambino rappresentava futuro, speranza, desiderio di realizzare il sogno di una famiglia. Questo è il sogno di tante mamme e papà che si rendono disponibili all’accoglienza per realizzare un progetto di famiglia, numerosa, aperta… Un sogno che però si trasforma, di fronte alla grandezza di un piccolo figlio, ultimo fra gli ultimi ma grazia in eccedenza, nell’atto di giustizia del rendere un bambino abbandonato finalmente figlio.
Giuda, come a volte capita anche ai decisori dei nostri giorni, era inadempiente verso Tamara, non praticava verso di lei e verso il suo bambino sognato la giustizia. Tamara percepisce questo grande senso di iniquità. Ma non si crogiola in esso, compiangendosi. Reagisce con forza e personalità. Concepisce un piano astuto e sorprendente, del tutto inatteso, applicando appieno le sue arti femminili.
Tamara ci insegna il coraggio di osare, rischiando in prima persona delusioni e fallimenti, per dare vita e speranza ad un bambino vittima dell’ingiustizia dell’abbandono.
Tamara, come Ester, sapeva che a termini di legge stava rischiando la vita. Ma non si ferma perché sa di essere nel giusto. Questo atteggiamento coraggioso avrà sempre e comunque successo anche se, in apparenza, all’inizio potrà portare dei problemi. È un atteggiamento sempre premiato da Dio. Tamara alla fine vince. Riesce a dare una discendenza a Er e riesce anche a operare un cambiamento positivo in Giuda tanto che arriverà a mettere a sua volta a repentaglio la sua vita per Beniamino, precorrendo il detto evangelico: “Non c’è amore più grande di chi dà la propria vita per i suoi amici” (Gv. 15, 13).
Anche i decisori più ottusi, più ingiusti, più pervicacemente ostili, decisori che decidono per i nostri bambini, possono cambiare di fronte al coraggio, alla decisione, alla spregiudicatezza di una mamma disposta a battersi per i suoi figli e per coloro che figli aspettano di diventare. Giudici, assistenti sociali, politici, autorità centrali, psicologi, neuropsichiatri infantili, personaggi vari che popolano il nostro mondo, possono essere provocati oggi da tante Tamara dei nostri giorni per un cambiamento per il meglio, con l’aiuto di Dio.
Anche Tamara, come Giuditta, come Rut e come tanti altri personaggi che pullulano nella Bibbia, è una outsider (ai margini) e una underdog (sfavorita dai pronostici). Come Rut, è straniera e, proprio loro, entrano a far parte della genealogia da cui nascerà il figlio di Giuseppe e di Maria di Nazaret, il Signore.
Scegliere la strada “scomoda”
In fondo anche una coppia che si accosta al sogno dell’accoglienza è una outsider: a volte sono coppie sterili, in un’epoca in cui ottenere tutto deve essere possibile; a volte sono coppie che aprono la propria casa a bambini disperati (e alle loro famiglie) per puro senso di responsabilità e riconoscenza del bene già ricevuto; sono coppie che rischiano di rovinarsi la vita, secondo la visione mainstream che indicherebbe vie più individualistiche. Sono coppie che intuiscono che c’è qualcosa di grande a cui sono chiamate, di unico, qualcosa di pensato da Dio per loro e per i loro figli.
Con fiducia dunque, sapendo della predilezione di Dio per ogni uomo, vale la pena di rischiare di godere della bellezza e dell’infinito bene che scaturisce dall’accoglienza di un figlio anche se è un cammino impervio che sfida ogni giorno. Dio non farà mancare il suo aiuto, nonostante tutte le nostre fragilità e debolezze, e nemmeno mancherà la forza del suo Spirito donato a noi.
(2 fine)
[foto in apertura: L’incontro di Tamara e di Giuda – Tintoretto. Museo Thyssen-Bornemisza. © Salvatore Ciambra]
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