Con la pubblicazione della seconda parte, completiamo il contributo di Paolo Pellini dedicato a Rebecca; la rilettura proposta mostra interessanti intrecci tra la vicenda della sterile moglie di Isacco, madre di Esaù e Giacobbe, e quella delle famiglie affidatarie e adottive.
Accogliere un’eredità affettiva e spirituale che ci precede
Giunta in Palestina, Rebecca incontra Isacco. Il testo biblico racconta che Isacco la conduce nella tenda che era stata di sua madre Sara: un gesto dal forte valore simbolico, che indica come Rebecca ne assuma il posto e la responsabilità all’interno del clan. Rebecca entra così in una storia che non ha iniziato lei, accogliendo un’eredità affettiva e spirituale che la precede. Questo passaggio richiama da vicino l’esperienza dei genitori adottivi e affidatari, chiamati ad abitare spazi di vita segnati da relazioni precedenti, ferite, assenze e memorie, senza cancellarle ma custodendole. Come Rebecca nella tenda di Sara, essi non sostituiscono, ma si prendono cura sia di ciò che è stato che di ciò che è, offrendo continuità, presenza e amore.
La sterilità di Rebecca
Subito dopo, con estrema sobrietà e profondità, la Scrittura aggiunge che Isacco “amò” Rebecca: un amore che non nasce dall’inizio condiviso di una storia, ma dalla scelta quotidiana di accogliersi e riconoscersi, così come avviene spesso nell’esperienza adottiva e affidataria, dove il legame si costruisce nel tempo ed è reso vero dalla fedeltà.
In questo “Isacco amò” è racchiusa la profondità di una relazione fedele e duratura. Anche l’amore vero, però, non risparmia la prova: Rebecca è sterile. Isacco prega il Signore, implora per lei, e Dio ascolta. Rebecca concepisce due gemelli, Esaù e Giacobbe, inaugurando una maternità complessa, non idealizzata, segnata fin dall’inizio dalla fatica.
La maternità di Rebecca
La maternità di Rebecca è particolarmente vicina all’esperienza educativa delle famiglie accoglienti. Esaù e Giacobbe sono figli molto diversi: Esaù impulsivo, poco legato alla tradizione; Giacobbe più riflessivo e attento al valore della primogenitura. Rebecca soffre per Esaù, che sposa donne straniere e mette in discussione l’identità spirituale del clan, ma non smette di essere sua madre. Allo stesso tempo riconosce in Giacobbe una maggiore disponibilità al bene e lo accompagna con attenzione.
Questa differenza nel rapporto con i figli non è favoritismo, ma sguardo realistico e responsabile. Anche nelle famiglie affidatarie e adottive accade spesso che i figli reagiscano in modo molto diverso all’amore ricevuto: alcuni si aprono, altri resistono nella loro chiusura, altri ancora sembrano decisamente rifiutare proprio ciò che li potrebbe guarire. Rebecca mostra che essere madre non significa trattare tutti allo stesso modo, ma essere presenti per ciascuno secondo il suo bisogno.
Agire per amore, non per calcolo
L’episodio della benedizione va letto nel contesto dei capitoli 25–27 della Genesi. Rebecca conosce una verità decisiva che Isacco ignora: Esaù ha già venduto la primogenitura a Giacobbe per un piatto di lenticchie (Gen 25, 29-34) e, sposando donne straniere, ha mostrato di non avere a cuore la promessa ricevuta. Quando Isacco, ormai cieco e prossimo alla morte, decide di benedire Esaù come primogenito (Gen 27), Rebecca comprende che è in gioco il futuro stesso della famiglia e della promessa di Dio. Interviene, allora, con decisione, aiutando Giacobbe a ricevere ciò che gli spetta, assumendosi in prima persona il rischio e le conseguenze del gesto.
Non si tratta di un’astuzia superficiale, ma di un atto di responsabilità materna e di visione lunga. Rebecca vede che il figlio più fragile, ma più disposto al bene, ha bisogno di essere protetto e sostenuto. In modo analogo, oggi i genitori affidatari e adottivi si trovano talvolta a dover “intervenire” per i figli accolti: davanti a un tribunale, prendendo posizione per il loro superiore interesse; a scuola, spiegando comportamenti che nascono da storie di ferite e chiedendo percorsi educativi adeguati; presso i servizi sociali comunali, dialogando con assistenti sociali e operatori per difendere tempi e bisogni del minore; nei percorsi terapeutici, sostenendo scelte faticose, ma necessarie per la sua crescita.Come Rebecca, questi genitori non agiscono per calcolo, ma per amore concreto. Si espongono, a volte rischiano l’incomprensione, perché sanno che amare davvero un figlio affidato o adottato significa assumersi responsabilità al suo posto, finché non sarà in grado di farlo da solo.
Infine, ancora una volta è Rebecca a intervenire, nuovamente, per il futuro di Giacobbe, impedendo un matrimonio che lo avrebbe allontanato dalla sua storia e dalla sua fede. Convince Isacco a mandarlo nell’Aram, come era stato fatto per lui. Grazie a questa scelta, la storia dei patriarchi può continuare e Giacobbe diventerà Israele, padre delle dodici tribù.
Rebecca, compagna di strada per le famiglie affidatarie e adottive di oggi
Rebecca non è una figura idealizzata o senza ombre. È una donna vera, immersa nella complessità della vita, che ama, sbaglia, rischia, prega e persevera. Proprio per questo può diventare una compagna di strada per le famiglie affidatarie e adottive di oggi. È una Madre dell’Accoglienza, capace di dire sì senza garanzie, di restare nella fatica e di custodire il destino dei figli. In questo senso, Rebecca è davvero una madre nella fede anche per chi, oggi, sceglie ogni giorno di amare un figlio che non ha generato, ma che ha deciso di accogliere nel suo cuore come dono e come responsabilità.
(seconda parte – fine. La prima parte del contributo è disponibile QUI)
Paolo Pellini
(Paolo Pellini è membro della comunità La Pietra Scartata dell’Arcidiocesi di Milano, un’associazione privata di fedeli costituita nel 2007 da famiglie adottive e affidatarie che, durante la loro esperienza di accoglienza, si sono sentite chiamate a rendere testimonianza dell’amore di Dio Padre ai bambini abbandonati o in difficoltà familiare, annunciando loro la speranza di Gesù bambino abbandonato e risorto)
Ndr: il percorso dedicato alle donne della Bibbia, frutto dello studio e della ricerca di P. Pellini, è iniziato accostando la storia di Giuditta (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda) cui sono seguite quelle di Rut (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda), Tamara (prima parte QUI, seconda parte QUI); Ester, cui è dedicato uno dei libri storici della Bibbia (QUI si può leggere la prima parte e QUI la seconda) e Giaele (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda).
Ti potrebbe interessare:
Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.






