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Le donne della Bibbia. Rut, la “scelta” di essere figlia! (1)

Un viaggio alla scoperta delle donne della Bibbia, figure bellissime e un po’ nascoste tra le pagine del Testo Sacro. Conosciamo Rut e la sua storia di accoglienza!

Come già è stato sottolineato in occasione del primo articolo che ha dato il via a questa “serie”, la Sacra Bibbia è un testo tanto ricco quanto, in molte parti, ancora poco conosciuto. Un dato sorprendente se si pensa che questo è il libro più diffuso al mondo, con qualcosa come 5 miliardi di copie, nonché il primo della storia a essere stato stampato. Ma, d’altro canto, in un certo senso questa è anche la sua ricchezza, perché, dopo secoli e secoli di letture e analisi, ancora si possono scoprire tesori preziosi da raccontare e analizzare. Sono “tesori preziosi”, per esempio, le diverse figure di donne eccezionali che quasi “si nascondono” tra le pagine. Donne come Rut, Ester, Giuditta… di cui forse si è sentito giusto il nome, ma poco si sa di come vissero e cosa fecero.
Dopo aver raccontato  la storia di Giuditta (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda), è ora la volta di Rut, protagonista dell’omonimo libro.
Anche in questo caso il racconto viene diviso in due. Quella pubblicata di seguito è la prima parte, cui ne seguirà una seconda e conclusiva.

Rut (prima parte)

Il libro di Rut fa parte della sezione dei libri storici dell’antico testamento, la quale è costituita da quattro tipologie di libri: Pentateuco, libri storici, libri sapienziali e libri profetici. La bella storia che vi è narrata inizia con un episodio molto duro: l’emigrazione di una famiglia di Betlemme a causa della carestia. È la famiglia di Noemi, di suo marito e dei suoi due figli maschi. Insieme si spostano nel Moab, una regione posta ed est del Mar Morto, vicino quindi alla Palestina. Questa emigrazione è simile alle tante che ancora oggi avvengono, provocate non dal semplice desiderio di migliorare la qualità della propria vita ma dalla vera e propria necessità di sopravvivenza, messa a rischio a causa di guerre, fame, malattie. Noemi, quindi, è una profuga, come del resto lo sarà anche Gesù quando soggiornerà in Egitto.
Nel Moab il marito di Noemi muore. Lei rimane sola con i suoi due figli maschi, che sposano due donne moabite di nome Rut e Orpa. Il nome Rut, in ebraico, significa “amica”. E, come vedremo, Rut sarà veramente amica di Noemi. Dopo i due matrimoni la famiglia tutta passa altri dieci anni nel Moab. Ma i due figli di Noemi muoiono entrambi, ancora giovani.
Noemi si trova a questo punto sola con le due nuore, rimaste vedove entrambe senza avere avuto figli, senza alcuna discendenza. Avendo sentito che la carestia in Giudea è terminata, Noemi sente il richiamo della patria e decide di tornare a Betlemme. Congeda quindi le nuore e le esorta a risposarsi e a rifarsi delle famiglie, essendo ancora giovani. Ma le nuore sono molto legate alla suocera e vogliono partire con lei. Noemi insiste perché rimangano nel Moab e, alla fine, Orpa accetta. Rut invece non vuole sentire ragioni, convinta che il suo posto sia con sua suocera e vuole partire con lei. Rut è disposta a cambiare popolo di appartenenza e religione pur di rimanere con Noemi.

Aprirsi alla vera fede

Rut prova per la suocera un amore profondo, gratuito, generoso, che nulla riesce a dividere. Inoltre Rut si era convertita al Dio degli israeliti. Per questo la tradizione della Chiesa ha sempre visto in Rut una prefigurazione dei Gentili (i non appartenenti al popolo ebraico) che, nei primi secoli del cristianesimo, si sono aperti alla vera fede in Cristo, diventando cristiani.
La piccola nuova famiglia che si trasferisce in Palestina è costituita da soli due membri che non hanno legami di sangue tra loro, Rut e Noemi. Eppure è una vera famiglia, unitissima: madre e figlia per una scelta d’amore non “dovuto”, ma scoperto e diventato atto di fede. La madre che torna nel proprio paese e la figlia che per questo legame naturalmente forte affronta il viaggio verso il nuovo, fidandosi ciecamente di Noemi.
Il libro di Rut ci riporta a qualcosa che si vede succedere ogni volta che un bambino incontra il proprio genitore: il bambino si fida a prescindere dal legame di sangue, si fida perché avvolto da cure materne e paterne di cui ha bisogno come il cibo, e questo accade a prescindere dall’età. Essere figli è ciò che accomuna tutti gli uomini, è una parte di noi di cui non possiamo fare a meno. E quando l’abbandono crea la voragine del nulla, solo un vero genitore può colmare il vuoto del non essere figli. Un vero genitore che come Noemi non è tale per sangue ma per fede. Questo è ciò che appare in modo più chiaro nell’accoglienza adottiva e affidataria, ma anche per un figlio generato nella carne bisogna credere fermamente che sia tale, non basta partorire. La vera genitorialità, a prescindere dalla forma, è un atto di fede che sfocia poi nella responsabilità del tener fede alla promessa di vita. Se manca questa responsabilità, è l’abbandono, la disperazione, il vuoto.
Le due donne, così, partono dal Moab e arrivano a Betlemme. Noemi, pur con il dolce conforto della presenza di Rut, è parecchio triste per la perdita dei due figli, tanto che non vuole più essere chiamata con il suo nome, che significa “mia dolcezza”, ma Mara, che significa “amareggiata”. Ma qualcosa o qualcuno dà la forza a Noemi di andare avanti, di non lasciarsi andare nella tristezza. Come vedremo, avrà così modo di che gioire.
A Betlemme vive Booz. Booz è un parente di Noemi, un brav’uomo di mezza età non sposato e proprietario di alcuni campi d’orzo. Nei giorni del ritorno di Noemi e di Rut a Betlemme è tempo di mietitura dell’orzo.
Rut chiede a Noemi il permesso di andare a spigolare, cosa che avrebbe potuto permettere loro di mangiare qualcosa. È Rut che prende l’iniziativa per il bene della famiglia. Questo suo gesto dà, in qualche modo, a Dio l’assist, l’occasione per intervenire e salvare.
Rut, la figlia adottata/affidata, innesca il rovesciamento della situazione.

La fecondità dell’accoglienza

Infatti alla richiesta di Rut, Noemi acconsente. E qui ecco, mirabile, l’intervento di Dio.
Rut, apparentemente per caso, si trova a spigolare proprio nei campi di Booz. Booz, essendo della stessa famiglia di Noemi, ha il diritto di levirato su Rut che prevedeva, per i parenti più prossimi, l’obbligo di matrimonio con la parente rimasta vedova senza figli.
Quando Booz vede Rut nei suoi campi che spigola chiede informazioni su di lei e ne ha pietà. La inserisce nel gruppo delle sue serve, la protegge e la soccorre nella sete e nella stanchezza con buon cuore. Rut, stupita, chiede a Booz perché si interessi a lei, che è una straniera. Booz, allora, le risponde che conosce la sua storia e che apprezza come lei sia stata disposta al sacrificio dell’espatrio pur di stare con Noemi. Rut, per questo grata a Booz, spigola tutto il giorno e ne trae una notevole quantità di orzo per sé e per Noemi.
A Rut, accolta come figlia da Noemi, Booz riconosce l’azione di salvezza nei confronti della madre Noemi: la figlia salva la madre, tutti figli salvano i genitori. Tutti i figli, ma ancora una volta l’adozione e l’affido, mostrano in modo più evidente una verità: l’accoglienza rende fecondi. Essere fecondi è qualcosa che riguarda ogni genitore, anche quelli fertili che nella non-accoglienza del figlio rischiano l’aridità che rende, in qualche modo, abbandonici. Questo succede quando una qualsiasi cosa diventa più importante di un figlio: il lavoro, il divertimento, qualche sostanza… se stessi, insomma.
Rut, tornata a casa, racconta a Noemi quello che le è successo. Noemi benedice il Signore per il bene ricevuto! Sa in cuor suo che l’incontro non è stato casuale. Sa che Booz proteggerà Rut per tutta la durata della mietitura. E così, infatti, Rut completa la mietitura nei campi di Booz.
Noemi, sapendo che Booz è buono e ha il diritto di levirato su Rut, propone a Rut di proporsi come donna a Booz, sdraiandosi accanto a lui mentre dorme. Rut fa come ha detto Noemi. Quando Booz si sveglia e vede Rut sdraiata accanto a sé è contento e loda Rut. Rut ha operato, infatti, ai suoi occhi, un secondo atto di bontà: dopo essere venuta a Betlemme con la suocera, ha accettato di sposare un uomo più anziano di lei per rispettare la tradizione e garantire futuro a Noemi.
Booz, uomo giusto, non può però non rivelare a Rut che c’è un altro parente più stretto di lui che ha il diritto di levirato su di lei. Booz è onesto e trasparente ed è aperto per questo motivo alla possibilità di dover rinunciare a Rut, quella moglie che finalmente lui, già in là con gli anni, poteva avere. Booz dice a Rut che se l’altro parente la vorrà, lui gliela cederà. Ma il parente non rivendica il suo diritto e Rut può sposare Booz.

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