Con la pubblicazione della seconda parte, completiamo il contributo di Paolo Pellini dedicato ad Agar – denominata dall’autore Agara – la cui figura emerge nel libro della Genesi all’interno della storia di Abramo e Sara, caratterizzata da una grande promessa e da una lunga attesa.
L’emancipazione di Agara e l’incontro con Dio
Il cambiamento interiore di Agara incrina gli equilibri già fragili della tenda di Abramo. Lei non accetta più di restare invisibile. Sara, a sua volta, vive sentimenti negativi di umiliazione e gelosia. Abramo resta ai margini, incapace di farsi davvero carico della situazione. Il conflitto cresce fino a diventare insopportabile e Agara sceglie la fuga.
Scappa verso il deserto, incinta, sola, senza protezioni. È una scelta disperata, quasi incomprensibile: il deserto non promette nulla se non la morte. Eppure, Agara preferisce rischiare tutto piuttosto che continuare a vivere in una condizione che nega la sua dignità. È il gesto estremo di chi non vede alternative, di chi è stato spinto ai margini e non trova più posto nella “tenda” degli altri. È lo stesso confine doloroso sul quale, ancora oggi, prendono forma tante storie di abbandono, ma anche le possibilità di una rinascita.
Nel deserto Dio non resta distante. Presso una fonte d’acqua il Signore incontra Agara. Le parla, la chiama per nome – e già questo è un gesto potentissimo – le chiede di tornare da Sara, ma insieme le fa una promessa inaudita: anche da lei, come da Abramo, nascerà una discendenza numerosa.
Le affida persino il nome del figlio: Ismaele, che significa “Dio ascolta”.
Agara scopre così un Dio radicalmente diverso: non un Dio distratto o lontano, ma un Dio misericordioso che vede, ascolta, si lascia toccare dalla sofferenza. Un Dio che non elimina magicamente la fatica della vita, ma la attraversa con chi soffre.
I timori di Sara e la prossimità di Dio
Anni dopo, quando le nasce Isacco, la paura prende di nuovo il sopravvento nel cuore di Sara. Lei chiede che Agara e Ismaele vengano mandati via. Abramo è profondamente addolorato, ma Dio lo rassicura: anche Ismaele avrà un futuro. Madre e figlio vengono così spinti nel deserto per la seconda volta.
Quando l’acqua finisce, la speranza si spegne. Agara depone il figlio sotto un cespuglio per non assistere alla sua morte, poi si allontana. Il gesto è straziante, carico di amore e impotenza. Ismaele piange. È il pianto di un bambino che ha fame, sete, paura. È il grido del bambino abbandonato. Dio ascolta quel grido. Apre gli occhi di Agara e le mostra un pozzo d’acqua: la vita riprende contro ogni previsione. E il testo aggiunge una frase decisiva: Dio “fu con il fanciullo” durante tutta la sua crescita (cf. Gen 21, 15-20).
Qui il racconto tocca il suo cuore più profondo: Dio ascolta in modo particolare la voce dei bambini. Il loro pianto non gli è indifferente. È il Dio che si china sugli ultimi, sugli scartati, su chi rischia di non avere futuro. È lo stesso Dio che oggi continua ad ascoltare il grido dei bambini soli e a coinvolgere altri nella sua risposta.
Scoprire con Agara un Dio fedele, capace di rendere feconda anche una storia fragile
È in questa luce che si comprende il valore dell’adozione e dell’affido familiare: non come iniziative solo umane, ma come partecipazione concreta alla cura di Dio per i piccoli. Anche oggi Dio apre pozzi nel deserto, attraverso famiglie che scelgono di accogliere, di restare, di farsi casa per un bambino ferito dalla vita. L’accoglienza non cancella il dolore originario, ma lo custodisce e lo rende attraversabile.
Agara è vittima di un sistema ingiusto, ma non è definita dalla sua ferita. Dio la incontra, la salva due volte (ma sarebbe pronto a salvarla tutte le volte in cui ci sarebbe bisogno), le restituisce dignità e futuro, e la rende madre di un popolo. La sua storia racconta che Dio non si schiera con le strutture di potere, ma con le vite ferite.
Le famiglie accoglienti camminano oggi su questa stessa traiettoria. Spesso vanno controcorrente, affrontano paure, fatiche e incomprensioni, ma lo fanno sostenute dalla certezza che Dio è sempre attento e continua ad ascoltare la voce dei piccoli. Come Agara nel deserto, scoprono un Dio fedele, capace di rendere feconda anche una storia fragile.
Nel momento della prova Agara scopre il volto vero di Dio. Un Dio che ascolta, che salva e che apre futuro.
L’augurio è che tante Agara dei nostri giorni e tante famiglie chiamate all’accoglienza, possano riconoscere che il grido dei bambini continua a trovare risposta nel cuore di Dio e nel cuore di chi sceglie di ascoltarlo.
(seconda parte – fine. La prima parte del contributo è disponibile QUI)
Paolo Pellini
(Paolo Pellini è membro della comunità La Pietra Scartata dell’Arcidiocesi di Milano, un’associazione privata di fedeli costituita nel 2007 da famiglie adottive e affidatarie che, durante la loro esperienza di accoglienza, si sono sentite chiamate a rendere testimonianza dell’amore di Dio Padre ai bambini abbandonati o in difficoltà familiare, annunciando loro la speranza di Gesù bambino abbandonato e risorto)
Ndr: il percorso dedicato alle donne della Bibbia, frutto dello studio e della ricerca di P. Pellini, è iniziato accostando la storia di Giuditta (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda) cui sono seguite quelle di Rut (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda), Tamara (prima parte QUI, seconda parte QUI); Ester, cui è dedicato uno dei libri storici della Bibbia (QUI si può leggere la prima parte e QUI la seconda), Giaele (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda) e Rebecca (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda)
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