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Le donne nella Bibbia. La via di Anna e il mistero dell’accoglienza (2)

Con la pubblicazione della seconda parte, completiamo il contributo di Paolo Pellini dedicato ad Anna, madre di Samuele, la cui storia è tra le più intense dell’Antico Testamento e si colloca all’inizio del Primo Libro di Samuele.

La preghiera luogo di verità e di affidamento

Accanto alla storia di Anna si può accostare quella di Susanna, narrata nel libro di Daniele. Anche Susanna è una donna giusta, esposta all’ingiustizia e al giudizio degli altri. Viene accusata falsamente, messa in una condizione di estrema vulnerabilità, senza voce né difesa. Come Anna, anche Susanna grida a Dio nel silenzio e affida a Lui la propria verità. Le due storie si illuminano a vicenda: Anna vive il dolore della mancanza, Susanna quello dell’ingiustizia; Anna è umiliata nella sua sterilità, Susanna nella sua integrità. Entrambe però scelgono di non indurire il cuore. In entrambe, la preghiera diventa spazio di verità e di consegna.

Sterilità non solo biologica e attesa di verità

E qui emerge un parallelismo profondo con la vita delle famiglie adottive e affidatarie. Molte coppie conoscono una forma di sterilità che non è solo biologica. È l’esperienza di un desiderio che non trova compimento, di una promessa di vita che sembra sospesa. In questo senso, Anna continua a parlare oggi. Ma, come nel suo caso, la risposta di Dio non sempre coincide con l’attesa iniziale: apre piuttosto una strada nuova, quella dell’accoglienza. Dall’altra parte, i bambini che attendono una famiglia assomigliano a Susanna: spesso segnati da storie di abbandono, incomprensione, talvolta ingiustizia. Sono vite esposte, ferite, bisognose non solo di cure, ma di uno sguardo che restituisca loro dignità e verità.

Un incontro che genera nuova vita

Quando queste due storie si incontrano, accade qualcosa di profondamente evangelico: il desiderio ferito di una coppia e la vulnerabilità di un bambino non si sommano semplicemente, ma si trasformano, moltiplicandosi. È un incontro che genera vita, anche se in modo diverso da quello immaginato. È una fecondità che nasce dall’accoglienza.

I tratti di una giustizia il cui profilo giunge da Dio

Come Anna, le famiglie dell’adozione e dell’affido sono chiamate a non possedere il figlio, ma a custodirlo. Il figlio accolto non è proprio in senso esclusivo: è un dono affidato, una storia da accompagnare. In questo, il gesto di Anna che restituisce Samuele diventa sorprendentemente attuale: ogni genitore è chiamato a restituire suo figlio, a lasciarlo libero, a riconoscere che la sua vita non gli appartiene. E come Susanna, queste famiglie imparano anche ad attraversare il giudizio, le incomprensioni, talvolta la solitudine. L’accoglienza non è mai un percorso lineare: espone, interroga, mette alla prova. Ma proprio lì si rafforza la fiducia in una giustizia che viene da Dio e non dagli sguardi degli altri.

Gratitudine

C’è, infine, un ultimo tratto che Anna consegna alle famiglie dell’accoglienza: la capacità di ringraziare. Il suo canto nasce dopo una storia complessa, non priva di ferite. Non è ingenuità, ma consapevolezza: riconoscere che, dentro una vicenda segnata dal limite, Dio ha operato qualcosa di grande. Allo stesso modo, chi vive l’adozione o l’affido sa che la gioia non cancella la fatica. Le relazioni portano con sé fragilità, tempi lunghi, talvolta delusioni. Eppure, quando si guarda al cammino nella sua interezza, emerge una sorprendente sovrabbondanza di bene. È una sorta di “aritmetica divina”: due mancanze che si incontrano non producono un vuoto più grande, ma uno spazio di vita. Dove c’era attesa, nasce relazione; dove c’era ferita, si apre possibilità; dove c’era solitudine, cresce una storia condivisa. Il canto di Anna diventa allora anche il canto delle famiglie che accolgono: un ringraziamento che attraversa la prova e la trasfigura. Un grazie che non idealizza, ma riconosce. Un grazie che, proprio perché realistico, genera futuro.

(seconda parte – fine. La prima parte del contributo è disponibile QUI)

Paolo Pellini
(Paolo Pellini è membro della comunità La Pietra Scartata dell’Arcidiocesi di Milano, un’associazione privata di fedeli costituita nel 2007 da famiglie adottive e affidatarie che, durante la loro esperienza di accoglienza, si sono sentite chiamate a rendere testimonianza dell’amore di Dio Padre ai bambini abbandonati o in difficoltà familiare, annunciando loro la speranza di Gesù bambino abbandonato e risorto)

Ndr: il percorso dedicato alle donne della Bibbia, frutto dello studio e della ricerca di P. Pellini, è iniziato accostando la storia di Giuditta (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda) cui sono seguite quelle di Rut (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda), Tamara (prima parte QUI, seconda parte QUI); Ester, cui è dedicato uno dei libri storici della Bibbia (QUI si può leggere la prima parte e QUI la seconda), Giaele (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda), Rebecca (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda), Agar (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda) e Susanna (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda).

(L’immagine proposta a corredo del testo è stata generata con l’intelligenza artificiale)

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