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Accogliere l’Accoglienza. Le 5 dimensioni dell’accudimento genitoriale (19)

Aiutare il bambino ad avere fiducia, controllare i propri pensieri e comportamenti, costruire l’autostima, essere efficace e collaborativo, sentirsi parte della famiglia

Il percorso della riflessione di Don Simone Bruno, PhD in Psicologia della comunicazione emotivo-affettiva, sulle relazioni emotive che contraddistinguono i primi anni di vita di un bambino e, in particolare, sui rapporti che si instaurano con le figure adulte di riferimento nel caso di bambini adottati, è ormai ben delineato. Chiariti gli intrecci di relazioni che si vengono a creare, l’importanza dei vissuti che ciascun minore adottato si porta dietro e le possibilità dei genitori di proporre dei modelli relazionali nuovi, convincenti e rassicuranti, Bruno illustra ora quali siano le cinque dimensioni dell’accudimento che valgono per tutti i genitori: disponibilità, sensibilità, accettazione, cooperazione e appartenenza alla famigila.
Quella che segue è la diciannovesma tappa. In fondo all’articolo i link alle tappe precedenti.

Le 5 dimensioni dell’accudimento genitoriale

In aiuto alle coppie adottive e al compito che esse dovranno assolvere nell’accoglienza dei loro figli, sembra utile ricordare brevemente cinque dimensioni dell’accudimento genitoriale, tra loro collegate:

  1. Disponibilità (aiutare il bambino ad avere fiducia): mette in evidenza la capacità del caregiver di comunicare un sentimento forte di disponibilità fisica ed emotiva per poter soddisfare le necessità del bambino, sia quando genitore e figlio sono insieme sia quando ognuno è per conto proprio. A partire da questa dimensione, il bambino può iniziare a sperimentare il senso di fiducia, di sicurezza (ovvero di sentirsi al sicuro) e il fatto di poter trovare risposte calde, contingenti, coerenti e affidabili ai propri bisogni. Avendo acquisito la fiducia necessaria, il piccolo può dedicarsi all’esplorazione del mondo esterno, nella certezza di poter trovare accudimento e protezione in caso di necessità o pericolo.
  2. Sensibilità (aiutare il bambino a controllare i propri pensieri e comportamenti): coincide con la capacità del caregiver di mettersi nei “panni” del bambino, di essere in grado di riflettere in modo flessibile su ciò che il piccolo può pensare e provare, rimandandogli tutto ciò. Il caregiver che si preoccupa di ciò che il bambino pensa, riflette anche sui propri sentimenti e li condivide in modo sensibile. In questo modo, il bambino impara a sua volta a riflettere sulle proprie idee e sui propri sentimenti, ma anche su quelli degli altri e a organizzare e padroneggiare i propri vissuti e i propri comportamenti.
  3. Accettazione (costruire l’autostima del bambino): riguarda la capacità del caregiver di inviare al bambino il messaggio che è accettato e stimato in modo incondizionato per quello che è, con le sue difficoltà e i suoi punti di forza. Sulla base di questa terza dimensione si costruisce l’autostima. Il bambino impara a percepire di essere degno di amore e attenzione, di ricevere aiuto e sostegno nelle difficoltà; il che è connesso al sentimento di autoefficacia, per cui egli può sentirsi forte e capace di affrontare situazioni avverse e momenti difficili.
  4. Cooperazione (aiutare il bambino a essere efficace e collaborativo): una dimensione che invita il caregiver a considerare il bambino al pari di un individuo autonomo, che ha bisogno di sentirsi efficace e i cui desideri, sentimenti e obiettivi sono validi e dotati di significato. Il genitore cerca quindi le modalità per favorire l’autonomia, ma – qualora sia possibile – lavora anche assieme al bambino per costruire percorsi di collaborazione. Ciò permette a quest’ultimo di percepirsi maggiormente efficace e competente, di sentirsi fiducioso al punto da riuscire a rivolgersi agli altri, quando necessario, per cercare aiuto ed essere in grado di fare dei compromessi e collaborare.
  5. Appartenenza alla famiglia (aiutare il bambino a sentirsi parte della famiglia): il genitore considera il bambino, dal punto di vista sociale e personale, come un componente della famiglia a tutti gli effetti. Lo aiuta a stabilire un sentimento adeguato con la propria famiglia di origine e di calda appartenenza a quella attuale. Valorizzando in modo positivo la sua differenza così da renderla dimensione piena e arricchente. In tal modo, il bambino può sviluppare un sentimento positivo di doppia appartenenza a due famiglie diverse.

(19 continua)
Per maggiori approfondimenti vedi il fascicolo n. 16 della rivista Lemà sabactani.

Tappe precedenti:
introduzione
tappa 1
tappa 2
tappa 3
tappa 4
tappa 5
tappa 6
tappa 7
tappa 8
tappa 9
tappa 10
tappa 11
tappa 12
tappa 13
tappa 14
tappa 15
tappa 16
tappa 17
tappa 18

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