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Accogliere l’Accoglienza. La sfida complessa delle adozioni (16)

Il bambino che ha subito trascuratezza e abbandono sviluppa dei meccanismi di difesa che portano a una sfiducia nei confronti delle relazioni intime

La riflessione di Don Simone Bruno, PhD in Psicologia della comunicazione emotivo-affettiva, sulle relazioni emotive che contraddistinguono i primi anni di vita di un bambino, dopo aver analizzato i processi di sviluppo nella popolazione infantile generale, si interroga su cosa capita a quei bambini che fin da piccolissimi hanno sperimentato trascuratezza, negligenza, abbandono e abuso, come capita per i bambini adottati. Quali sono i  meccanismi che entrano in gioco e come possono fare i genitori adottivi per vincere le loro aspettativ negative figli del passato.
Quella che segue è la sedicesima tappa sulle diciotto previste. In fondo all’articolo i link alle tappe precedenti.

In posizione di difesa

I processi di sviluppo descritti nel percorso fin qui compiuto si riscontrano, tendenzialmente, nella popolazione infantile generale. A volte, però, i bambini possono sperimentare esperienze precoci di perdita, come anche relazioni primarie con i genitori caratterizzate da trascuratezza, negligenza, abbandono e abuso: spesso, tali piccoli hanno vissuto con adulti che hanno risposto al loro disagio mostrando frustrazione, ansia e rifiuto, oppure con persone che cambiavano opinione da un momento all’altro, sulla base dei propri bisogni personali o delle pressioni presenti nel loro ambiente di vita.
Di fronte a tali situazioni, ripetute nel tempo, il bambino può maturare un profondo senso di sfiducia nei confronti delle relazioni intime. Ciascuna di queste modalità relazionali produce nei bambini vissuti di ansietà e incertezza riguardo alle esperienze di accudimento. Non possono essere certi che vi sia un adulto sempre disponibile e che i propri bisogni possano essere soddisfatti in modo coerente, sicuro e gentile. In modo particolare, ai bambini adottati spesso può succedere di provare vissuti di perdita e di frattura, che li rendono, almeno per un certo periodo, diffidenti, refrattari e in posizione di difesa se qualcuno tenta di entrare in relazione con loro (i genitori biologici possono aver reagito nei confronti del bambino che esprimeva le proprie necessità con esplosioni di rabbia imprevedibili o con comportamenti aggressivi e spaventanti, causando vissuti profondi di paura e di terrore e creando sentimenti di panico nei confronti di ogni tentativo di approccio da parte degli adulti con funzione di accudimento). E per alcuni di loro, le esperienze di trascuratezza, maltrattamento ed emarginazione sono micidiali: incidono in modo profondo la loro interiorità mettendo a repentaglio il loro sviluppo cognitivo e socio-emotivo.

Evitare spirli distruttive

In linea generale, potrebbe capitare che questi bambini tendano a trasferire nei nuovi contesti di vita che li ospitano le aspettative negative riguardanti gli adulti (copioni), oltre alle modalità difensive che hanno funzionato nel passato come strategie di sopravvivenza. In tali situazioni, i piccoli incontreranno difficoltà a far avvicinare gli adulti perché questi ultimi possano instaurare relazioni di fiducia e di supporto con loro. Anzi, ne prenderanno la giusta distanza: così facendo i bambini stanno tentando di auto-proteggersi dagli aspetti di sofferenza connessi alle relazioni di intimità, incapaci di trovarvi serenità e di goderne i potenziali benefici. Le loro strategie difensive, che si erano rese necessarie per la sopravvivenza nelle età precoci, possono ora diventare problematiche, stressanti e dolorose per i nuovi caregiver, fortemente desiderosi di dedicare cure premurose e conforto a questi bambini, proteggendoli ed evitando loro ulteriori sofferenze. Infatti, uno dei rischi, sempre molto presenti, è che i sentimenti e i comportamenti si stabilizzino in spirali distruttive. Al punto che il danno del passato non riesce a essere riabilitato.
La sfida che i genitori adottivi hanno di fronte è complessa. L’obiettivo finale prevede e auspica che questi piccoli modifichino le loro aspettative nei confronti degli adulti e si convincano che in questa famiglia possono contare su figure adulte che li accudiscono, che sono in grado di rispondere in modo sicuro ai loro bisogni.
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(16 continua)
Per maggiori approfondimenti vedi il fascicolo n. 16 della rivista Lemà sabactani.

Tappe precedenti:
introduzione
tappa 1
tappa 2
tappa 3
tappa 4
tappa 5
tappa 6
tappa 7
tappa 8
tappa 9
tappa 10
tappa 11
tappa 12
tappa 13
tappa 14
tappa 15

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