Sintonizzarsi sulle necessità emotive e affettive dei figli significa comunicargli interesse, amore e fiducia; rispondere alle loro sensazioni e condividere le emozioni
Don Simone Bruno, PhD in Psicologia della comunicazione emotivo-affettiva, prosegue a rflettere sul legame che si instaura tra noenato e genitori. Dopo aver visto come entrare in sintonia con i bisogni del figlio e aver illustrato la reciprocità del rapporto, in questa tappa del percorso Bruno si sofferma sulla sensibilità che bisogna avere per mettersi davvero in ascolto di un figlio, come interpretare le sue sensazioni e come condividere con lui le emozioni.
Quella che segue è l’unidcesima delle diciotto tappe proposte. In fondo all’articolo i link alle tappe precedenti.
La sensibilità di chi accudisce
La sicurezza dell’attaccamento è strettamente legata alla sensibilità o responsività dei genitori: se si mostrano responsivi e capaci di sintonizzarsi con le necessità emotive e affettive del loro figlio, non fanno altro che comunicargli interesse, cura e amore, aspetti che consentono al piccolo di sviluppare una profonda sensazione di fiducia nei loro confronti e di percepirli come fonte di sicurezza.
In linea generale, un caregiver sensibile e responsivo ha la possibilità di intuire più facilmente le peculiarità del bambino, di riconoscerne le propensioni comportamentali e, di conseguenza, di gestire le interazioni con il piccolo in modo armonico. Secondo M.D.S. Ainsworth, l’indice più importante di sensibilità risiede nella qualità che il genitore imprime all’interazione con il bambino e nella appropriatezza delle sue risposte. La capacità dell’adulto di selezionare un comportamento appropriato può dipendere anche dalle caratteristiche individuali del bambino e dalla sua abilità o volontà di comunicare adeguatamente. Per esempio, una madre può mostrare la propria sensibilità rispondendo prontamente al pianto del figlio quando capisce che questo rappresenta un segno di disagio, consolandolo se il piccolo è di malumore, rendendosi disponibile a interagire con lui, attribuendo significato ai suoi comportamenti, trattandolo come una persona dotata di intenzionalità. Più precisamente, la sensibilità genitoriale si fonda su quattro elementi essenziali: a) la consapevolezza del segnale; b) l’accurata interpretazione; c) l’adeguatezza delle risposte; d) la rapidità e contingenza nel rispondere ai segnali.
Mettersi in ascolto
La consapevolezza della madre e del padre ai segnali del bambino è direttamente legata alla loro accessibilità: i genitori, infatti, devono essere ragionevolmente accessibili ai segnali comunicativi del figlio prima di poter essere sensibili. L’accessibilità è strettamente correlata al loro apparato percettivo, cognitivo ed emotivo, rafforzato da una capacità (innata e/o educabile allo scopo) di ascolto empatico, ricettiva e contingente. Un altro aspetto della consapevolezza viene descritto in termini di soglia: la madre molto sensibile (con una soglia molto bassa) è in grado di recepire i cambiamenti d’umore più sottili e discreti del bambino. Le madri con soglie più alte, invece, sembrano recepire solo le comunicazioni più evidenti e ovvie, mentre le madri con soglie altissime appaiono spesso assenti e inaccessibili. L’aspetto soglia è strettamente collegato alla questione dell’interpretazione dei segnali del bambino.
Interpretare le sensazioni del figlio
Riguardo all’accuratezza nell’interpretazione, essa è legata sia alla capacità dei caregiver di non deformare i segnali, sia alla loro empatia. Per esempio, una madre disattenta, che “ignora” il bambino, spesso non risulta capace di interpretare correttamente i segnali del piccolo quando questi interrompono la sua disattenzione. Ma, allo stesso tempo, anche una mamma consapevole e accessibile può interpretare scorrettamente i segnali se la sua percezione è distorta dalla proiezione, dal rifiuto o da altre reazioni rilevanti di difesa. I genitori che hanno percezioni distorte tendono a influenzare le loro interpretazioni dei segnali dei bambini secondo i propri desideri, umori e fantasie: per esempio, una madre che non ha voglia di prendersi cura del bambino può interpretare i continui richiami all’attenzione da parte del piccolo come segni di stanchezza e metterlo a letto, o ancora, se ha fretta, recepisce il rallentamento nell’assunzione del cibo come segno di sazietà del bambino. I genitori che hanno meno percezioni distorte dei loro figli, riescono, invece, a intuire i loro desideri e i loro umori e possono comprenderne il significato del comportamento. Inoltre, sono solitamente consapevoli di quanto il proprio comportamento e umore influisca sulla propria capacità di comprensione. La madre e il padre devono essere capaci di capire e interpretare adeguatamente le sensazioni del proprio figlio prima di poter rispondere con sensibilità.
In altre parole, un’alta soglia nella consapevolezza e inadeguate percezioni dei segnali conducono quasi inevitabilmente a risposte poco sensibili: l’adeguatezza e la prontezza delle risposte genitoriali risultano, invece, essere segnali inequivocabili di sensibilità.
Sollecitare la partecipazione
L’indice primario della sensibilità risiede sicuramente nella qualità dell’interazione che il genitore stabilisce con il bambino. Una madre o un padre sensibili forniscono al figlio ciò che i suoi segnali suggeriscono: per esempio, rispondono ai tentativi del bambino di iniziare un’interazione sociale, rispondono volentieri ai suoi tentativi di gioco, lo prendono in braccio quando il bambino sembra volerlo e lo mettono giù quando vuole tornare a esplorare, comprendono di che tipo di conforto o di sostegno il bambino ha bisogno quando è angosciato. Nel secondo anno di vita e, a volte, anche alla fine del primo anno, risulta appropriato il fatto che il genitore cominci a rispondere ai segnali del bambino non tanto in relazione a ciò che questi manifestamente richiede, quanto in termini di compromesso tra le sue richieste e ciò che lo renderà più sicuro, più competente, più tranquillo a lungo termine. Anche se la madre e il padre sensibili comprendono i desideri del bambino, non sempre accondiscendono a essi incondizionatamente: la questione chiave è che le risposte sensibili e appropriate non implicano sempre un’accondiscendenza al desiderio del bambino. Gradualmente, il genitore sensibile si impegnerà a far comprendere al figlio di non essere uno strumento della sua volontà, ma un partner cooperante, la cui partecipazione deve essere sollecitata in modo opportuno.
Codividere le emozioni
Infine, il genitore sensibile deve rispondere con rapidità e contingenza al segnale del bambino: una risposta, anche se appropriata, ma che risulta ritardata tanto da non venire percepita dal bambino come legata alla sua comunicazione, non viene posta da questi in relazione al suo segnale.
A tal riguardo, accanto alla sensibilità genitoriale, D.N. Stern introduce i concetti di sintonizzazione affettiva e disponibilità emotiva, ossia le specifiche abilità dei genitori responsivi di entrare in risonanza con i propri figli, considerandone gli stati affettivi, e di leggere i segnali comunicativi e andare incontro ai bisogni emotivi del bambino. Essere capaci di condividere le emozioni è estremamente importante per lo sviluppo affettivo, in quanto è la condivisione delle emozioni con il bambino a indicare quanto lo stato affettivo di quest’ultimo venga effettivamente compreso dal genitore.
(11 continua)
Per maggiori approfondimenti vedi il fascicolo n. 16 della rivista Lemà sabactani.
Tappe precedenti:
introduzione
tappa 1
tappa 2
tappa 3
tappa 4
tappa 5
tappa 6
tappa 7
tappa 8
tappa 9
tappa 10
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