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Accogliere l’Accoglienza. Puoi fidarti di noi (18)

Solo esperienze intense e ripetute di accudimento amorevole e sensibile potranno mettere in discussione e scardinare i precedenti modelli interiorizzati e le previsioni conseguenti

Si avvia verso la conclusione la riflessione di Don Simone Bruno, PhD in Psicologia della comunicazione emotivo-affettiva, sulle relazioni emotive che contraddistinguono i primi anni di vita di un bambino e, in particolare, sui rapporti che si instaurano con le figure adulte di riferimento nel caso di bambini adottati. Una volta chiarito come, per questi minori, le esperienze vissute prima dell’adozione e quelle con i nuovi genitori creino un intreccio di modelli relazionali, in questa tappa viene fatto un affondo su come i genitori adottivi possano proporre ai figli nuovi modelli convincenti e rassicuranti.
Quella che segue è la diciottesima tappa. In fondo all’articolo i link alle tappe precedenti.

Puoi fidarti di noi

Tenendo conto della variabile legata all’età, i genitori devono dimostrare implicitamente ed esplicitamente ai piccoli adottati che possono fidarsi di loro, in quanto sono disponibili fisicamente ed emotivamente, e sensibili nei confronti dei loro bisogni personali. Inoltre, come già accennato, devono essere ben consapevoli che nel suo passato il bambino ha elaborato strategie protettive per cautelarsi dai sentimenti di sfiducia nei confronti dei caregiver e per riuscire a sentirsi in sicurezza. Pertanto, sono chiamati a ricalibrare il proprio approccio, utilizzando modalità che il bambino possa percepire come adeguate e rassicuranti, anziché minacciose e fonti di pericolo.
In questo rinnovato contesto relazionale adottivo, i bambini possono iniziare lentamente a rappresentarsi i loro nuovi caregiver come protettivi e disponibili e a considerare sé stessi come persone amate e degne di ricevere attenzione e affetto. Le relazioni che ne derivano, quindi, possono offrire una base sicura da cui i bambini possono partire per evolvere verso il mondo circostante, una base che li supporterà nelle loro istanze esplorative massimizzando le loro potenzialità.

Creare nuovi modelli

Quanto rivelato dalla letteratura scientifica invita a non porre in secondo piano una stretta necessità. Ovvero quella di un adeguato discernimento per le famiglie adottive che dovranno comunque essere formate rispetto ai bisogni di cura specifici dei piccoli che saranno loro affidati. Un primo elemento da accertare in fase di approccio alla disponibilità adottiva potrebbe riguardare proprio i modelli operativi interni dell’attaccamento posseduti dalle coppie candidate all’adozione. Dato che sono tali rappresentazioni a orientare il nostro comportamento relazionale, la presenza di modelli mentali sicuri potrebbe permettere a questi adulti di garantire ai minori adottati esperienze relazionali positive e arricchenti.
Esperienze capaci di mettere in discussione i propri modelli disfunzionali già consolidati e di inglobarne di nuovi.
Un recente studio condotto da Cole, infatti, rivela che la sicurezza dei modelli mentali dei genitori adottivi costituisce il fattore prevalentemente associato alla modificazione dei modelli di relazione nei bambini. In altri termini, queste coppie mostrano un’appropriata capacità di predisporre l’ambiente domestico tenendo conto delle esigenze del bambino, si rivelano competenti nel comprendere i suoi bisogni di sviluppo e nel promuovere il desiderio di esplorazione fiduciosa dell’ambiente e delle relazioni. Diversamente, la presenza di episodi di abuso e/o traumi non risolti nella vita dei caregiver adottivi, così come la presenza di lutti o traumi non sufficientemente elaborati, è risultata fortemente correlata alla costruzione di legami di attaccamento di tipo disorganizzato/disorientato nei minori dati in adozione.
Secondo Cassibba e Antonucci, l’elemento su cui focalizzarsi maggiormente per promuovere e favorire la riorganizzazione dei modelli mentali dei bambini adottati (o in affido) dovrebbe coincidere con l’informazione e la formazione delle famiglie circa la specificità dei vissuti di cui i piccoli loro affidati sono portatori e i bisogni di cure specifiche di cui necessitano per tornare a dare fiducia e credibilità al contesto relazionale.

Credere nel cambiamento

Le coppie adottive vanno accompagnate nel raggiungere la consapevolezza del delicato compito a esse affidato: riorganizzare i modelli interni delle relazioni basati sulle esperienze precedenti vissute dal bambino. Solo attraverso la messa in discussione di tali modelli, questi bambini potranno cominciare a guardare con occhi nuovi le esperienze relazionali che si accingono a vivere. Tale percorso, è bene precisarlo, richiede tempi lunghi e la consapevolezza delle difficoltà a cui si va incontro. Come abbiamo accennato, nella maggior parte dei casi, i bambini hanno alle spalle esperienze traumatiche, hanno conosciuto e cambiato diversi caregiver e si sono costruiti modelli operativi interni della relazione di tipo disfunzionale, caratterizzati da precarietà, inaffidabilità e mutevolezza. Al contempo, hanno costruito un’immagine di sé corrispondente a persone poco amabili e non meritevoli delle cure e dell’affetto degli adulti. L’attivazione automatica di questi modelli li porterà a non accordare immediatamente fiducia ai genitori adottivi, a non credere alle loro promesse di stabilità e affetto (e ciò a prescindere dalla disponibilità delle coppie adottive).
Soltanto esperienze intense e ripetute di accudimento amorevole e sensibile potranno mettere in discussione e scardinare i precedenti modelli interiorizzati e le previsioni conseguenti, portando questi bambini a credere in un possibile cambiamento. A partire da questo momento, i bambini adottati potranno iniziare a costruire una relazione affettiva significativa che rifletta la qualità degli scambi relazionali con i genitori adottivi.

(17 continua)
Per maggiori approfondimenti vedi il fascicolo n. 16 della rivista Lemà sabactani.

Tappe precedenti:
introduzione
tappa 1
tappa 2
tappa 3
tappa 4
tappa 5
tappa 6
tappa 7
tappa 8
tappa 9
tappa 10
tappa 11
tappa 12
tappa 13
tappa 14
tappa 15
tappa 16
tappa 17

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