Le azioni educative dei genitori adottivi sono d’importanza centrale per modificare i modelli operativi negativi appresi nei primi anni di vita dai figli
Don Simone Bruno, PhD in Psicologia della comunicazione emotivo-affettiva, prosegue l’indagine sulle relazioni emotive che contraddistinguono i primi anni di vita di un bambino e, in particolare, sui rapporti che si instaurano con le figure adulte di riferimento. In questa tappa, viene indagato l’intreccio che si crea nel caso dei bambini adottati tra i modelli di relazione negativi che hanno sperimentato nei primi anni della propria vita e i nuovi rapporti con i genitori adottivi. Un intreccio che diventa più difficile da dipanare quando l’età dei bambini adottati è maggiore e, dunque, l’esposizione alle difficoltò relazionali della famiglia d’origine è stata più prolungata, rendendo i modelli operativi interni più resistenti al cambiamento.
Quella che segue è la diciassettesima tappa. In fondo all’articolo i link alle tappe precedenti.
I genitori adottivi e l’intreccio da sbrogliare
Alla luce del modello gerarchico dei copioni illustrato dalla Bretherton, ci si aspetta che esperienze relazionali ben funzionanti, discrepanti rispetto a quanto abitualmente sperimentato dal bambino nel nucleo familiare di origine, generino la costruzione di nuovi e specifici copioni che, entrando in connessione con quelli esistenti, possano modificare i modelli di relazione generalizzati e attivi, presenti nel bambino piccolo. Per arrivare a ciò, almeno all’inizio, i genitori adottivi dovranno sbrogliare l’intreccio di alcuni messaggi confusivi lanciati dai piccoli (“Non ho bisogno di te, posso arrangiarmi da solo”), e avere continuamente presenti i reali bisogni che sottostanno a tali messaggi. Anche se non è affatto facile, soprattutto quando questi segnali sono accompagnati da comportamenti estremamente oppositivi, richiestivi oppure ostili.
Non si deve mai escludere un supporto esterno per riflettere sulle esperienze passate del bambino, per capire cosa quest’ultimo possa aspettarsi adesso dagli adulti. La cosa più importante è la capacità del caregiver di fare ipotesi flessibili su come stia in quel momento il bambino, provando con diversi approcci e attendendo che vi siano piccoli cambiamenti.
I capisaldi della teoria dell’attaccamento suggeriscono, a tal riguardo, che l’esposizione continua a stili di accudimento caratterizzati da calore, coerenza e affidabilità riesca a modificare le aspettative primarie dei bambini relative sia agli adulti più intimi sia a sé stessi. Ne consegue che le azioni educative dei genitori adottivi siano d’importanza centrale. Essi sono chiamati ad assumere letteralmente un ruolo genitoriale nei confronti del bambino, teso a modificare le rappresentazioni di base (modelli operativi interni) che il bambino ha costruito di sé e degli altri.
Dedicare tempo e attenzione
Una vasta mole di studi conferma questa indicazione: bambini con una lunga storia di problemi relazionali, caratterizzati da trascuratezza, negligenza, abuso e abbandono a livello familiare, si sono rivelati capaci di sviluppare legami di attaccamento sicuri con caregiver diversi dai genitori biologici purché dotati di grande sensibilità e responsività ai loro bisogni. Inoltre, perché i cambiamenti auspicati si verifichino, è necessario che i genitori adottivi, oltre a essere sensibili, abbiano la possibilità di prendersi cura del minore per un periodo prolungato.
A tal riguardo, un aspetto che incide in modo significativo nel modificare la rappresentazione generale della relazione risulta essere l’età dei bambini al momento dell’adozione. Per quelli più grandi, infatti, la modificazione delle rappresentazioni interne dell’attaccamento si rivela più complessa e meno immediata rispetto a quanto osservato nei piccoli. Con molta probabilità, è possibile ipotizzare che un’esposizione prolungata dei bambini più grandicelli alle difficoltà relazionali della famiglia di origine, renda i modelli operativi interni più resistenti al cambiamento. O, in seconda battuta, è anche possibile supporre che il maggior numero di copioni, e di connessioni tra essi, presenti nella mente dei più grandi, renda meno immediata e non direttamente osservabile l’influenza che un copione può esercitare su quelli che gli sono collegati.
(17 continua)
Per maggiori approfondimenti vedi il fascicolo n. 16 della rivista Lemà sabactani.
Tappe precedenti:
introduzione
tappa 1
tappa 2
tappa 3
tappa 4
tappa 5
tappa 6
tappa 7
tappa 8
tappa 9
tappa 10
tappa 11
tappa 12
tappa 13
tappa 14
tappa 15
tappa 16
Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.






