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Teologia spirituale ed esperienza adottiva. L’adozione a figli come vita secondo lo Spirito (14)

La figliolanza adottiva… richiama direttamente il primato della figliolanza verso Dio. Di conseguenza, anche i genitori che adottano, e i figli adottati, sono chiamati a una dedizione personale reciproca garantita dai legami spirituali, prima che da legami di carne e di sangue

Penultima tappa della riflessione di Antonella Fraccaro La qualità spirituale dell’esperienza adottiva, originariamente pubblicata all’interno del fascicolo n. 2 di “Lemà sabactàni?” e riproposta, a puntate, sul sito de La Pietra Scartata. In questo passaggio, l’obiettivo è puntato sul significato spirituale della figliolanza adottiva e su come questa crei dei “veri legami di maternità, paternità e figliolanza naturali, se vissuti secondo lo stile evangelico proposto dalla vita di Gesù di Nazareth”
L’approfondimento di Antonella Fraccaro verrà pubblicato in quindici tappe. Quella che segue è la tappa numero quattordici.
QUI si può leggere l’introduzione
QUI si può leggere la tappa n.1
QUI si può leggere la tappa n.2
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L’adozione a figli come vita secondo lo Spirito

La storia biblica non ci consegna molte esperienze adottive. Uno dei motivi è che in Israele l’idea di famiglia era legata alla condizione dei popoli nomadi, anziché a quella delle civiltà urbane ed era più facile che ci fossero “famiglie allargate”, con marito, mogli, figli e parenti, rispetto all’odierna condizione di famiglia.
L’orfano era facilmente accolto in una di queste famiglie allargate, perciò poteva beneficiare dell’accoglienza di molti, ma soprattutto poteva sperare nella compassione da parte di Dio Padre; accoglierlo, infatti, non era soltanto un atto di buon cuore, ma soprattutto adempimento a una Legge (cfr. M. Crotti, Adottare e lasciarsi adottare, Milano 2006, p. 151).

Il testo biblico, dunque, accenna a qualche esperienza di adozione, ma la maggior parte dei riferimenti incoraggiano piuttosto a considerare la possibilità, per ciascuno, dell’adozione come piena figliolanza verso Dio. A Lui non interessa se siamo figli biologici, o adottati da nuovi genitori.
Certamente Egli partecipa della sofferenza degli orfani (cfr. Es 22,21) e se ne prende cura, ma ciò che desidera è che siamo suoi figli, quindi, eredi di Dio, coeredi di Cristo (Rm 8,17) e che possiamo fare nostro il valore di questa figliolanza divina. San Paolo afferma, infatti: Io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi. La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino a oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo (Rm 8,19.22–23).

La figliolanza adottiva porta con sé un valore spirituale che qualifica ogni nascita, perché richiama direttamente il primato della figliolanza verso Dio. Di conseguenza, anche i genitori che adottano, e i figli adottati, sono chiamati ad una dedizione personale reciproca garantita dai legami spirituali, prima che da legami di carne e di sangue.
E si tratterà di veri legami di maternità, paternità e figliolanza naturali, se vissuti secondo lo stile evangelico proposto dalla vita di Gesù di Nazareth: A quanti però l’hanno accolto (il Verbo), ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati (Gv 1,12–13).

Già in questa vita terrena è possibile vivere la figliolanza divina, anche se la pienezza di vita da figli la vivremo nella vita eterna. Fin d’ora è possibile vivere a imitazione del figlio Gesù, come eredi di Dio, coeredi di Cristo (Rm 8,17). Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è (1Gv 3,1–2).

(14 segue)

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