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Teologia spirituale ed esperienza adottiva. Ciascun bambino, amato o abbandonato, rimane figlio di Dio (6)

I bambini abbandonati sono figli di Dio e attendono esperienze di maternità e paternità spirituali, esperienze di amore a immagine dell’amore del Padre, garanzie di figliolanza a imitazione dell’esperienza vissuta da Gesù

Prosegue con la sesta tappa la riproposizione della riflessione di Antonella Fraccaro La qualità spirituale dell’esperienza adottiva, pubblicata nella sua completezza all’interno del fascicolo n. 2 di “Lemà sabactàni?”. Si tratta di un approfondimento volto a illustrare come la qualificazione cristiana dell’accoglienza adottiva richieda il confronto con le condizioni principali di un’esperienza vissuta secondo lo stile di Gesù Cristo. Perché ogni persona, per vivere da figlio, è chiamata a rinascere spiritualmente. In questo senso, le famiglie adottive che vivono cristianamente l’accoglienza di un bambino abbandonato hanno la singolare possibilità di generare nuova vita e figliolanza divina.
L’approfondimento di Antonella Fraccaro verrà pubblicato in quindici tappe. Quella che segue è la tappa numero Sei.
QUI si può leggere l’introduzione
QUI si può leggere la tappa n.1
QUI si può leggere la tappa n.2
QUI si può leggere la tappa n.3
QUI si può leggere la tappa n.4
QUI si può leggere la tappa n.5

Una generazione narra all’altra le tue opere (Sal 145,4)

La catena della vita che si dona, di generazione in generazione, è emblematicamente espressa in alcuni testi biblici che descrivono la genealogia di Gesù. Ricordiamo, in particolare, il testo di Matteo (cfr. 1,1–17), che sottolinea la dinamica del generare, e il testo di Luca, che si sofferma piuttosto sulla condizione della figliolanza tra generazioni (cfr. 3,23–38).
Il vangelo di Matteo mette in luce la capacità di uomini e donne di generare vita, fino all’ultimo atto della generazione; il più sublime atto realizzato da Dio nel Figlio Gesù, il prediletto nel quale il Padre si è compiaciuto (cfr. Mt 3,17) e dal quale vanno riletti tutti gli altri atti generativi, precedenti e successivi. Il vangelo di Luca parte dal Primo figlio, Gesù, per illustrare, a ritroso, tutte le altre esperienze di figliolanza di Dio, fino ad Adamo. Ma non dimentichiamo altre pagine bibliche, come i capitoli del Primo libro delle Cronache, che narrano di generazioni e di figliolanza.

Il bambino abbandonato è primariamente voluto alla vita da Dio

La vita si trasmette di padre in figlio, di generazione in generazione. Una generazione narra all’altra le tue opere, annunzia le tue meraviglie (Sal 145,4); di generazione in generazione la misericordia di Dio si stende su quelli che lo temono (cfr. Lc 1,50). L’uomo e la donna generano vita, consapevolmente o inconsapevolmente. La loro possibilità di concepire è dedizione, scelta o accaduta, al Dio della vita il quale, grazie a loro, aumenta il numero dei suoi figli.
Un bambino abbandonato dai genitori, prima di essere da loro generato, è voluto alla vita da Dio a tutti i costi. Infatti, nonostante il rifiuto di chi lo ha donato alla luce, Dio stesso dispone che egli rimanga in vita e che altri genitori, mediante l’adozione o l’affido, se ne prendano cura per garantirgli una possibilità di vita in Lui.
Ciascun bambino è generato da un popolo che vive in un determinato contesto storico, all’interno della storia della salvezza; egli è stato figlio di genitori che l’hanno dato alla luce. È figlio certamente voluto da Dio, non sempre voluto da un uomo e una donna, eppure da loro generato. Questi bambini, figli di Dio, ma non sempre voluti dai genitori come figli, attendono esperienze di maternità e paternità spirituali, esperienze di amore a immagine dell’amore del Padre, garanzie di figliolanza a imitazione dell’esperienza vissuta da Gesù, Figlio di Dio.

L’esperienza d’amore

La condizione di figliolanza divina, che spetta a ciascun figlio, ma che è auspicata per un figlio adottato, è ben descritta da Charles de Foucauld (Commentaire de saint Matthieu, Paris 1989, pp. 39–41) il quale, a commento della genealogia di Matteo, mette in luce il valore di un’esistenza che, seppure ferita o segnata dal dolore e dal peccato, è possibilità di esperienza d’amore, perché vita voluta da Dio per l’eternità:

Quante generazioni si succedono! […] Queste generazioni hanno vissuto, amato, sofferto, la passione ha agitato i loro cuori, come noi. Sono stati ciò che noi siamo: noi saremo ciò che esse sono… […] Come è poca cosa l’uomo se si guarda da questo lato della sua esistenza! Come passa velocemente e in quale profondo oblio cade sulla terra! […].

Ma è essere cieco vedere l’uomo solo da questo lato… Queste generazioni innumerevoli i cui corpi dormono nella polvere non sono morte, esse vivono: vivono e vivranno eternamente… Il tempo che hanno passato sulla terra non era che il loro primo passo nella vita: i primi giorni dell’infanzia, lo stato del bambino che è appena nato: esse non sono entrate nella vera esistenza, quella per la quale sono fatte, se non il giorno in cui Dio le ha liberate dal loro corpo, come si alleggerisce un bambino delle sue fasce: no, non sono morte tutte queste generazioni, questi primi figli di Adamo, questi giganti, questi primi figli di Noé, questi contemporanei dei patriarchi, tutti questi cortei di uomini che sono passati quaggiù […]

Siamo piuttosto noi che non viviamo, come dei bambini neonati sono senza vita accanto a uomini fatti perché non godono ancora delle facoltà che appartengono alla loro natura. Anche la nostra infanzia è comunque grande; poiché benché essa sia una notte accanto al giorno della vita celeste, benché noi siamo per la maggior parte ciechi in confronto agli eletti, tuttavia abbiamo qualche conoscenza e qualche amore del bene supremo, di questo bene la cui conoscenza e amore fanno la beatitudine della Patria.

Per quanto bambini e ciechi noi siamo, possiamo conoscere nostro Padre, amarLo e lasciarci portare docilmente nelle Sue braccia… Non solamente possiamo questo, ma per quanto tenebrosa sia, la nostra condizione terrena ha ricevuto da Dio una suprema importanza: essa prepara la nostra vera vita […]; così piccola per alcuni aspetti; essa è meravigliosamente grande per altri, grande non soltanto in ciò che può e deve avervi un inizio di conoscenza e di amore di Dio, non soltanto in ciò che vi si prepara e decide la felicità eterna, ma anche quando l’anima si mostra figlia docile verso il Padre che è nei cieli, questi lascia cadere su di essa fin da questi giorni d’infanzia, dei raggi così puri e così brillanti della luce eterna che essa si illumina e si infiamma e, pur dipendendo ancora dalla terra per mezzo delle fasce del corpo, essa partecipa già nella misura della sua docilità e del suo amore filiale, a qualche cosa della vita celeste […].

Una tale elevazione donata a questa vita d’esilio è immensa, ma Dio l’ha elevata di più ancora: Egli l’ha elevata mille e mille volte di più abbracciandola Lui stesso nell’Incarnazione, e restandovi per sempre nostro compagno di esilio nella Santa Eucaristia. Ormai non possiamo più trovare bassa questa esistenza terrena che Dio ha reso bella, santa, e sacra vivendo 33 anni sulla terra; e la terra, se resta un esilio poiché non godiamo pienamente del nostro Beneamato, non è più un esilio tenebroso e triste, ma dolce, benedetto e luminoso poiché il nostro Beneamato è con noi, e anche certamente, anche completamente vicino a noi e di fronte a noi come Egli lo sarà nel cielo… .

Ciascun bambino, amato o abbandonato, è figlio di una generazione e rimane figlio di Dio. Egli è opera sua e porta con sé, fin dalla sua infanzia, la sublime possibilità di amare e lasciarsi amare da Dio. I genitori di bambini adottati hanno la preziosa opportunità di generare vita naturale, perciò spirituale, nel figlio che non è nato da loro, quanto più sono consapevoli che il figlio è opera di Dio e, come tale, ha ricevuto la grazia di vivere una vita “benedetta e luminosa”, perché Gesù con la sua Incarnazione l’ha resa tale. La relazione con il figlio adottato, dunque, è opportunità per i genitori di dono di sé gratuito, a immagine del dono del Figlio di Dio ed è reale possibilità di generare vita spirituale a servizio della generazioni future.

(6 segue)

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