Le relazioni affettive sono un “sistema” all’interno del quale i cambiamenti che coinvolgono una singola parte hanno importanti ripercussioni sull’intero sistema stesso
Prosegue la riflessione di Don Simone Bruno, PhD in Psicologia della comunicazione emotivo-affettiva, sulle relazioni emotive che contraddistinguono i primi anni di vita di un bambino. Qui, il focus è sul “sistema di relazioni affettive” che si contruscie mano a mano che l’esperienza di vita porta l’individuo a incontrare altri soggetti, oltre i genitori, che possono confermare i “copioni” acquisiti o spingere a crearne di nuovi.
Quella che segue è la quindicesima tappa sulle diciotto previste. In fondo all’articolo i link alle tappe precedenti.
Legami di attaccamento multipli
Numerosi studi sostengono che le rappresentazioni delle relazioni vengano organizzate e poste in relazione tra loro assecondando un modello unitario, generale. Ciò con la consapevolezza che ciascuna relazione possiede la “forza” di influenzare i comportamenti degli individui in modo specifico, a partire dalle situazioni che si presentano e dai fattori personali e contestuali coinvolti.
Su questo fronte, si apprezza il pregevole lavoro di Inge Bretherton. La studiosa americana ha elaborato una particolare teoria, definita dei “copioni”, per descrivere e spiegare la costruzione di un modello unitario del Sé e delle relazioni che è in grado di riconoscere, al tempo stesso, l’influenza specifica che le diverse relazioni affettive possono svolgere nell’esistenza di ciascuna persona. Più precisamente, secondo la Bretherton l’esperienza relazionale quotidiana con una o più figure significative spinge il piccolo a strutturare dei “copioni” delle relazioni che contengono gli elementi caratteristici delle stesse. Tali “copioni”, originati dall’elaborazione di ricordi autobiografici, fanno sorgere determinate aspettative nei confronti dei caregiver con cui il piccolo entra in contatto (esempi: mamma mi vuole bene e risponde bene alle mie richieste, mi sento al sicuro con lei; papà non mi guarda, io non sono meritevole di cure e attenzioni) e, per questo motivo, sono deputati a guidare le elaborazioni delle nuove informazioni in arrivo. Se, però, si verifica un evento non rispondente alle aspettative previste dal copione originario, la mente del bambino registrerà questo evento come “eccezione” (cioè come un comportamento inatteso e non auspicabile sulla base delle previsioni del copione). In aggiunta, se questa eccezione tende a ripresentarsi con una certa frequenza e ostinazione, le strutture cognitive non potranno ignorarla. Procederanno, al contrario, a introdurre le necessarie modifiche e a creare un nuovo copione.
Da molti a uno
I copioni che rappresentano le relazioni affettive sono collegati tra loro da una fitta rete di connessioni. Per esempio: il copione riferito alla modalità consolatoria adottata dal padre nei confronti del disagio del figlio sarà collegato a quello che rinvia alla strategia di consolazione utilizzata dalla madre per lo stesso motivo; questi due copioni sono, a loro volta, collegati a un copione “maggiore” situato a un livello più generale quale quello relativo allo script di accudimento, cura e consolazione da parte di un adulto. In altre parole, ciascuno di noi può contare su una rappresentazione unica delle relazioni affettive, collocata a un livello massimo di generalizzazione. Tale livello, però, è il risultato della stretta interconnessione tra i numerosi copioni riferiti ad aspetti specifici dei diversi legami stabiliti con persone differenti.
Con l’aumentare delle relazioni, crescono i “copioni”
Il repertorio dei copioni si amplia con il passare del tempo e con il cambiamento dei contesti di vita. Durante i suoi primi anni, per esempio, il bambino disporrà di un certo numero di copioni, perlopiù legati agli esiti delle interazioni primarie con i genitori e con altri caregiver (nonni, zii, educatrici). Con l’ingresso nell’età scolare, il bambino prima e l’adolescente poi arricchiranno notevolmente la loro rete di relazioni (incontrando e frequentando compagni di scuola, amici del quartiere, dello sport e dell’oratorio, insegnanti, allenatori sportivi, educatori) e, di conseguenza, la rete di rappresentazioni a esse riferite. I nuovi copioni si connetteranno a quelli già esistenti e alla rappresentazione unitaria delle relazioni collocata al livello più alto di generalizzazione.
Più in dettaglio, può accadere che le esperienze relazionali nuove che confermano le aspettative dei modelli già consolidati vengono immediatamente inglobate nei modelli operativi interni esistenti. Gli eventi imprevisti (o sorprendenti) che si discostano dalle previsioni del modello (sia positive sia negative), come già accennato vengono registrati inizialmente come eccezioni. Al loro ripetersi in modo consistente, la struttura mentale provvederà a costruire nuovi copioni e a metterli in rete con quelli presenti. In tal modo, si produrrà un cambiamento nell’organizzazione dei copioni, nella gestione delle connessioni e nella rappresentazione generale unitaria dei legami affettivi.
Un sistema di relazioni affettive
Alla base del modello teorico elaborato dalla Bretherton risiede la rappresentazione generale delle relazioni affettive come “sistema”. Un sistema all’interno del quale i cambiamenti che coinvolgono una singola parte del sistema stesso (in questo caso un copione) hanno importanti ripercussioni sul sistema per intero, ovvero a livello di rappresentazione generale delle relazioni.
(14 continua)
Per maggiori approfondimenti vedi il fascicolo n. 16 della rivista Lemà sabactani.
Tappe precedenti:
introduzione
tappa 1
tappa 2
tappa 3
tappa 4
tappa 5
tappa 6
tappa 7
tappa 8
tappa 9
tappa 10
tappa 11
tappa 12
tappa 13
tappa 14
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