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Accogliere l’Accoglienza. Quando la rete relazionale si allarga (14)

Non solo genitori biologici: come si relazionano tra loro i legami di attaccamento multipli che hanno tutti i bambini, in particolare nel caso dell’adozione?

Dopo aver a lungo indagato il ruolo decisivo che i genitori hanno nella crescita emotiva dei figli, specie nei primi mesi di vita, la riflessione di Don Simone Bruno, PhD in Psicologia della comunicazione emotivo-affettiva, compie un passo ulteriore, chiedendosi che ruolo giochino anche tutte le altre figure che si rapportano con il bambino, dai nonni agli insegnanti. Da qui si sviluppa un ulteriore, decisivo, interrogativo: qual è il significato di questi “legami di attaccamento multipli” nel contesto dell’adozione?
Quella che segue è la quattordicesima tappa sulle diciotto previste. In fondo all’articolo i link alle tappe precedenti.

Quando la rete relazionale si allarga

Da quanto emerso nelle precedenti tappe, non vi è alcun dubbio sul fatto che i genitori giochino un ruolo decisivo nella crescita emotiva e cognitiva dei figli e nella strutturazione della loro identità. Tuttavia, studi condotti negli ultimi anni hanno dimostrato che la madre e il padre biologici non sono le uniche figure adulte a garantire un ambiente accogliente e stimolante per i piccoli a livello relazionale. Un particolare contributo allo sviluppo personale viene offerto anche da altri caregiver, i quali possono costruire legami affettivi ugualmente significativi con i bambini, soprattutto se sono in tenera età o se si trovano in particolari circostanze di vita. È il caso dei nonni (sia materni sia paterni), degli zii, di alcuni amici di famiglia, delle baby-sitter, delle educatrici del nido e degli insegnanti. Tutte queste figure partecipano alla crescita del piccolo e al suo adattamento nei diversi contesti di vita con i quali entra in contatto quotidianamente, in quanto ciascuna gli assicura il soddisfacimento dei bisogni di cura, di protezione, di incoraggiamento, di sostegno e rifugio: funzioni che ogni legame affettivo dovrebbe garantire.

Ogni relazione è insostituibile

La famiglia nucleare, pertanto, si configura sicuramente come il primo contesto relazionale e sociale a cui il bambino accede. Ma non è l’unico all’interno del quale lo stesso può crescere. Tale evidenza, peraltro, non mette in discussione l’unicità delle relazioni esperite con ciascun riferimento adulto. Nessuna di esse è intercambiabile. E nessuna svolge una funzione simile alle altre.
A questo punto, non possiamo sottrarci dall’urgenza di rispondere ad alcuni interrogativi. Per esempio: cosa succede se un bambino sperimenta relazioni diverse con figure differenti? Quali aspettative affettive nutrirà nei confronti del genitore da cui si sente amato e apprezzato, e nei confronti di quello che lo maltratta, lo trascura o ne ignora i bisogni? Come si organizzeranno nella sua mente rappresentazioni mentali così diverse delle cure ricevute? Ed eventuali nuove relazioni che il piccolo costruirà con altri adulti, che posto avranno nelle sue rappresentazioni dei legami?

Legami di attaccamento multipli

Tali interrogativi acquistano un significato particolare nel contesto dell’adozione, percorso che chiama in causa genitorialità e figliolanza adottiva. Uno tra i principali compiti dei genitori adottivi, infatti, è quello di instaurare relazioni affettive significative con il minore che accolgono all’interno della famiglia. Relazioni che aiuteranno, giorno dopo giorno, a riparare, nei limiti del possibile, la disfunzionalità dei legami con i genitori biologici, e a costruire una base sicura che permetta al minore adottato di sviluppare le proprie potenzialità sul piano cognitivo, emotivo e sociale.
Ed è su questo profilo di ricerca e di analisi che entrano in scena i legami di attaccamento multipli. Ovvero quei legami che una stessa persona ha la possibilità di instaurare con figure di riferimento diverse. L’aspetto di originalità coincide con l’organizzazione mentale che si attiva, il cui duplice scopo è quello di prendere atto del mondo relazionale in cui si è immersi e di integrare fra loro i differenti modelli operativi interni costruiti con più caregiver in contemporanea.

(14 continua)
Per maggiori approfondimenti vedi il fascicolo n. 16 della rivista Lemà sabactani.

Tappe precedenti:
introduzione
tappa 1
tappa 2
tappa 3
tappa 4
tappa 5
tappa 6
tappa 7
tappa 8
tappa 9
tappa 10
tappa 11
tappa 12
tappa 13

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