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Le donne della Bibbia. Il sì coraggioso di Ester (2)

Il coraggio di Ester è grande e ammirevole. Può essere fonte di ispirazione per tutti i genitori che decidono di accogliere un bambino abbandonato, affrontando convenzioni, pregiudizi e timori. Una donna da sola può cambiare il destino di un popolo. Una coppia di genitori, anche se soli, può cambiare il destino di un bambino

Prosegue la riflessione sulle figure di donna presenti nella Bibbia. Dopo la storia di Giuditta (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda), quella di Rut (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda) e quella di Tamara (prima parte QUI, seconda parte QUI) è ora la volta di Ester, cui è dedicato uno dei libri storici della Bibbia. QUI si può leggere la prima parte.
Di seguito, si può leggerne la seconda.

Il coraggio di un gesto rischioso

Ester si presenta al re senza essere stata convocata, consapevole del rischio che corre. Inaspettatamente, il re la accoglie con serenità. Durante il colloquio, la tensione emotiva è così forte che Ester sviene due volte, suscitando pietà e tenerezza in lui. Rincuorata dalla benevolenza del re, Ester osa invitarlo a un banchetto insieme ad Aman per il giorno successivo. Il re accetta, e anche Aman ne è compiaciuto. Tuttavia, il suo odio verso Mardocheo è così forte che decide di farlo impiccare.
Ma proprio in quel momento, si verifica un intervento provvidenziale: il re ricorda che Mardocheo gli aveva salvato la vita sventando due congiure. Decide allora di onorarlo pubblicamente. È un capovolgimento ironico: Mardocheo, destinato al patibolo, riceve invece pubblici onori.

Lo svelamento della verità

Il giorno dopo, al banchetto offerto da Ester, giunge il momento della verità. La regina rischia tutto: chiede al re di salvare il suo popolo e rivela che Aman è un traditore, colpevole di aver ordito due tentativi di sterminio. Il re reagisce con durezza, si fida ciecamente delle parole della sua sposa e ordina che Aman sia impiccato proprio sul palo che aveva fatto erigere per Mardocheo.
Ester ne esce vittoriosa: ha salvato il suo popolo e fatto condannare il suo nemico. Ha affrontato la paura con astuzia e coraggio, e ha trionfato. Ogni genitore che accoglie un figlio abbandonato affronta un male simile a quello rappresentato da Aman: un male subdolo, spesso invisibile, che si annida nell’abbandono, nell’abuso, nella trascuratezza estrema. Un male che distrugge l’autostima e corrompe le relazioni, fino a spegnere la capacità di amare.

Un popolo riabilitato, una festa di liberazione

Il re nomina Mardocheo primo ministro al posto di Aman. Ester e Mardocheo ricevono l’incarico di scrivere un nuovo decreto a favore degli ebrei. In questo secondo decreto, Assuero riconosce il Dio degli ebrei come vero Dio e trasforma il giorno stabilito per lo sterminio in una giornata di festa. Gli ebrei festeggiano in tutto l’impero, e molti tra i popoli circostanti si convertono al giudaismo.
Purtroppo, il giorno fissato da Aman si trasforma in una vendetta: gli ebrei impugnano le armi e uccidono chi li odiava. Siamo fuori da una logica cristiana del perdono, ma il racconto riflette il contesto storico e la mentalità del tempo. Da quel giorno nasce la festa di Purim (che significa “sorti”), ancora oggi celebrata dagli ebrei, con la partecipazione di persone non ebree, in un clima di festa universale.
Il racconto si conclude con Mardocheo che mette per iscritto tutti gli avvenimenti e invia il resoconto agli ebrei di tutto l’impero.
Il coraggio di Ester è grande e ammirevole. Può essere fonte di ispirazione per tutti i genitori che decidono di accogliere un bambino abbandonato, affrontando convenzioni, pregiudizi e timori. Una donna da sola può cambiare il destino di un popolo. Una coppia di genitori, anche se soli, può cambiare il destino di un bambino. Maria, da sola, ha cambiato il destino dell’umanità.
Serve un .
Ester dice il suo sì, come Maria dice il suo sì al misterioso piano di salvezza di Dio. Anche la Chiesa, pur tra errori e limiti, continua a dire sì al Signore, occupandosi dei poveri e degli ultimi, offrendo loro nuove opportunità di vita. Le madri affidatarie e adottive si inseriscono in questa storia millenaria, dicendo il loro sì a un progetto di salvezza per i loro figli.

Una chiamata che passa attraverso il desiderio

Mardocheo, strumento di Dio, mostra a Ester la strada preparata per lei. A Maria, la chiamata arriva dall’Arcangelo Gabriele.
Chi chiama oggi ad accogliere un figlio abbandonato?
Dio stesso, che si serve del desiderio di una vita più piena e donata. Utilizza anche la testimonianza di famiglie accoglienti e l’opera di associazioni che danno voce al bisogno dei bambini.
Al desiderio si unisce la responsabilità davanti alla sofferenza ingiusta di un piccolo. Desiderio e responsabilità diventano un mandato, un dovere morale e sociale. Come Mardocheo ha parlato a Ester, così oggi parlano reti di famiglie, associazioni e consulenti, che non sono solo professionisti, ma strumenti di un bene più grande.

Preghiera e fiducia: le vie del possibile

Ester prega e chiede preghiere. Adorare, ringraziare e supplicare sono le vie per realizzare i progetti di Dio, anche quando ci sentiamo inadeguati. Riconoscere che Dio può l’impossibile (“Nulla è impossibile a Dio”, Lc 1,37) apre la porta alla grazia.
Sant’Ignazio di Loyola diceva: «Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio». È quella che lui chiamava una “santa finzione”.
Ester ha vissuto proprio così: si è affidata a Dio, ha affrontato la paura, è uscita dalla sua zona di comfort e ha partecipato alla realizzazione della salvezza.
Dio ha dato a Ester il coraggio di parlare con il re e ha guidato gli eventi verso la salvezza. Oggi esistono molti “Assuero”: persone in posizioni decisionali, spesso accecate dal potere, che non riconoscono il male che si compie sui più piccoli. A loro bisogna aprire gli occhi, come fece Ester con il re. Questo è il compito delle famiglie accoglienti, delle associazioni, dei genitori consapevoli. Nessuno è escluso da questa responsabilità.
Assuero non ha compreso la gravità della proposta di Aman. Forse pensava fosse un male necessario per il bene del regno. Ma quante volte anche noi permettiamo che un bambino cresca senza genitori, pensando sia un male minore? Le ragioni sono spesso burocratiche, economiche, ideologiche. Apriamo i nostri occhi, i nostri cuori e le nostre case.

Questa è la storia di Ester.

Una giovane donna, orfana, accolta da un padre giusto. Diventa regina in una terra straniera, moglie di un uomo debole, incapace di distinguere il bene dal male.
Quando il suo popolo rischia l’annientamento, Dio la chiama attraverso Mardocheo. Ester, fragile ma fedele, accetta la missione, diventa salvatrice del suo popolo.
La sua forza è la stessa che ritroviamo in altre donne della Bibbia: Giuditta, Rut, Tamara…
Ester ci insegna che anche una persona sola, se mossa dalla fede e dal coraggio, può cambiare il destino di molti.

Paolo Pellini

(2 fine)

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