Una riflessione a partire dal libro di Ester, regina persiana che si fa portavoce del popolo di Israele per “pretenderne” la salvezza
Prosegue la riflessione sulle figure di donna presenti nella Bibbia. Dopo la storia di Giuditta (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda), quella di Rut (QUI si può leggere la prima parte, QUI la seconda) e quella di Tamara (prima parte QUI, seconda parte QUI) è ora la volta di Ester, cui è dedicato uno dei libri storici della Bibbia. Si tratta di un altro di quei personaggi un po’ nascosti nelle pieghe del testo sacro ma che vale la pena riscoprire e la cui storia può essere utilizzata come base per alcune importanti riflessioni.
Come fatto per le precedenti figure, anche la storia di Ester sarà analizzata in due distinte puntate.
Di seguito, si può leggerne la prima.
Ester (prima parte)
Il libro di Ester, che fa parte dei libri storici della Bibbia, è giunto fino a noi oltre che in un testo greco anche in un testo ebraico.
La storia è ambientata all’epoca del re persiano Assuero, morto nel 465 a. C., e si svolge nella città di Susa, capitale dell’impero persiano, dove viveva parte della diaspora ebraica costituita dai discendenti delle vittime della deportazione babilonese del 587, quando i Babilonesi avevano conquistato Gerusalemme e ne avevano, appunto, deportato la popolazione in Babilonia. Successivamente la Babilonia era stata invasa dai Persiani.
In questa vicenda è evidente una mirabile teologia della storia: Dio è una presenza costante nelle vicende del mondo, anche se rimane nascosto. Agisce sempre collaborando con la responsabilità umana per far sì che le cose, alla fine, vadano per il verso giusto.
Nel testo greco gli interventi di Dio sono esplicitati, mentre nel testo ebraico sono più impliciti. Nel testo greco, inoltre, viene particolarmente sottolineata la fede e la capacità di preghiera di Ester.
Nella tradizione cattolica Ester è stata presa come “tipo”, cioè prefigurazione, sia della Chiesa che di Maria Santissima. Così come Ester ha interceduto presso il re per il suo popolo, così la Madonna intercede presso Dio per noi popolo di Dio. Allo stesso modo la Chiesa intercede pregando sempre Dio per tutti gli uomini per mezzo dei fedeli.
Il libro di Ester narra di Assuero, re della Persia, rappresentato come monarca volubile e capriccioso. Mardocheo, altro personaggio importante del racconto, è un ebreo della diaspora e funzionario del re. Si tratta di un uomo molto importante e facoltoso della città.
Vivendo a corte, Mardocheo si accorge che tra le persone di fiducia del re ci sono due eunuchi che progettano di uccidere il re stesso. Per fortuna Mardocheo riesce a sventare la minaccia. A seguito di questi fatti, il re lo promuove a una carica più elevata. Anche Aman, uno degli uomini che gode dalla maggiore fiducia da parte del re, è colpevolmente coinvolto nella congiura, ma il re non lo sa e continua a fidarsi di lui.
Assuero nel suo harem ha una donna preferita di nome Vasti e decide di sposarla. Viene celebrata una grande festa di nozze. Ma quando Vasti (altro personaggio femminile notevole, tra i numerosi della Bibbia) viene chiamata dal re per essere intronizzata si rifiuta di obbedire. Il racconto lascia intendere che forse Vasti esprimesse delle istanze di emancipazione non volendo essere considerata solo come un possedimento del re.
Il re vuole comunque sposarsi e cerca una nuova regina. Viene fatto una sorta di casting e le giovani donne selezionate vengono portate nell’harem.
Partecipa al casting anche Ester, figlia adottiva di Mardocheo. Rimasta orfana da piccola, Mardocheo l’ha cresciuta con l’idea di sposarla lui stesso a tempo debito. Ma Mardocheo non aveva fatto i conti con la potenza del re che sceglie anche Ester tra le “papabili” regine. Mardocheo, naturalmente, non può opporsi a questa procedura. Ester portata nell’harem, ritenuta pronta, viene introdotta al re.
Assuero si innamora di Ester e decide di prenderla in moglie. Così vengono celebrate le nozze tra Ester e Assuero.
Ester viene descritta dal testo come una giudea timorata di Dio e osservante dei suoi comandi. Anche una volta diventata regina, non si monta la testa e continua a osservarli. Mardocheo, prudentemente, le raccomanda comunque di non rivelare a nessuno la sua appartenenza etnica e il loro legame di parentela.
Ester, “mamma” del popolo di Israele
Dopo le nozze, Mardocheo con l’aiuto di Ester riesce a sventare una seconda congiura contro il sovrano. Anche questa volta Aman è un congiurato ma il re, ancora ignaro, paradossalmente, invece di punirlo lo nomina primo ministro, seconda più alta carica dell’impero.
Assuero a questo punto pretende che tutti si inchinino davanti ad Aman. Mardocheo si rifiuta per un motivo eminentemente religioso: l’inchino è riservato a Dio. Aman è molto contrariato dal suo rifiuto, odiando per questo Mardocheo e con lui anche tutti gli ebrei. Il suo odio è talmente forte da spingerlo a progettare di uccidere tutti gli ebrei presenti nell’Impero persiano. Aman rappresenta il male ottuso, senza senso (banale direbbe Hannah Arendt), capace di espandere se stesso a dismisura. Aman non ha la minima indecisione o scrupolo di coscienza. Decide di usare il suo nuovo potere per decretare lo sterminio, con una scelta che non può non farci pensare all’olocausto nazista. Sottopone il decreto al re, promettendo anche un enorme contributo alle casse dell’impero di tasca sua. Il re ingolosito subito lo sigilla, e poi fa un solo, rapido, commento raggelante che indica la mancanza di scrupolo con cui anche lui manda a morire un intero popolo: “I soldi e il popolo (ebraico) sono tuoi”. Il decreto afferma che il re vuole la pace e la stabilità politica in tutto l’impero, ma poiché gli ebrei sono disobbedienti devono essere eliminati. Il massacro verrà perpetrato in un solo giorno, che viene stabilito da Aman tirandolo a sorte.
Mentre il decreto viene diramato e gli ebrei nelle varie regioni cadono nello sconforto, il re e Aman a corte si danno alle gozzoviglie, nella costernazione degli abitanti di Susa, anche dei non ebrei, che soffrono profondamente per la decisione presa.
Alla notizia dell’imminente strage, Mardocheo, che si sente responsabile, cade in un profondo lutto. Ester, a corte tra i festeggiamenti, a sua volta è sconvolta nell’apprendere la notizia dell’imminente fine del suo popolo.
Mardocheo, però, non si perde completamente d’animo e ordina, tramite un messaggero, a Ester di intervenire presso il re per salvare il loro popolo. Mardocheo è risoluto: ordina alla figlia adottiva divenuta regina e non chiede. Il messaggio è completato da un invito a pregare Dio prima di recarsi dal re.
Ester, ricevuto il messaggio, ha paura. Manda a dire a Mardocheo che da un mese il re non la riceve nelle sue stanze e che, andando dal re senza essere stata convocata, rischierebbe la vita. Infatti nessuno aveva il diritto di comparire davanti al re senza essere stato convocato, neanche la regina, pena la morte.
La risposta di Mardocheo è durissima: se lei non avesse aiutato il suo popolo, Dio lo avrebbe comunque aiutato in un altro modo, ma lei sarebbe morta. Mardocheo fa capire a Ester che c’è un obbligo morale per tutti i credenti di partecipare alla difesa del bene comune e della fede, ciascuno secondo le sue possibilità (ed Ester è regina!). Aggiunge che forse è proprio per salvare il popolo di Dio e di Ester, che Dio ha fatto sì che lei diventasse regina.
Ester prende coscienza della sua identità fino a quel momento tenuta nascosta: regina ebrea in un paese persiano e madre, in quanto responsabile del futuro del suo popolo a lei affidato da Dio per chiamata. Ester è una mamma che deve difendere dalle ingiustizie il proprio figlio, esperienza comune a tante madri e, in particolare, a tante mamme adottive e affidatarie che diventano leonesse affrontando ogni possibile ostacolo per salvare il proprio figlio accolto dalle incoerenze di un sistema che spesso rischia di tenere i bambini imprigionati da procedure amministrative, giudiziarie e burocratiche.
La preghiera di Ester
Ester decide allora, con grande coraggio, di rischiare.
Prima chiede ai giudei di Susa, tramite Mardocheo, di digiunare per tre giorni. Lei farà lo stesso con le sue ancelle. Poi si rivolge al Signore nella preghiera chiedendo di salvare il popolo.
Gli ebrei di Susa accolgono la richiesta e iniziano il digiuno. Mardocheo, avendo un’enorme fede in Dio, sa che Dio interverrà. Ester invece, da parte sua, pensa che Israele abbia peccato essendosi attirato così la disgrazia. Nella preghiera-dialogo con Dio, gli ricorda l’alleanza con il suo popolo, e che chi sta minacciando Israele è un popolo idolatra. Chiede a Dio di darle coraggio, di guidare le sue parole nel dialogo col re, di far sì che il re capisca che Aman odia ingiustamente gli ebrei.
Ester è convinta di avere un credito con Dio tanto da avere diritto di essere ascoltata, per la sua condotta di vita sempre umile e virtuosa.
Ester ha “preteso” l’aiuto di Dio con la sua preghiera: ti sono stata fedele, ora non mi puoi abbandonare. Può sembrare prepotente esigere un aiuto. In realtà ciò non è una pretesa, ma un frutto di una fede matura perché chi chiede sa che Dio chiama e sostiene sempre, non lascia mai soli perché è Padre.
Ma l’angoscia si impadronisce comunque del cuore di Ester, di fronte al grande pericolo. Nella preghiera paura e affidamento insieme sfociano nel coraggio: essere certi che ogni rischio o sofferenza è strumento per il raggiungimento di un bene maggiore è indispensabile per affrontare quanto a volte sembra una difficoltà insuperabile. Quante mamme e papà adottivi o affidatari, inaspettatamente, hanno saputo far fronte a situazioni che porterebbero a rinunciare?
La preoccupazione per il futuro del figlio supera la paura per la propria sofferenza, la salvezza per il figlio è l’obiettivo. Solo la fede profonda che questa salvezza sia raggiungibile può motivare in questi frangenti.
Paolo Pellini
(1 continua)
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