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Teologia spirituale ed esperienza adottiva. Far rinascere il figlio a vita nuova (15)

Adottando un bambino abbandonato, i genitori adottivi gli offrono una nuova generazione rispetto a quella che egli ha ricevuto dai genitori biologici, dandogli la possibilità di rinascere a vita nuova

Si conclude con questa tappa la riflessione di Antonella Fraccaro La qualità spirituale dell’esperienza adottiva, originariamente pubblicata all’interno del fascicolo n. 2 di “Lemà sabactàni?” e riproposta, a puntate, sul sito de La Pietra Scartata. In quest’ultima parte viene portato a compimento il ragionamento che porta l’autrice ad affermare che “se si guarda all’esperienza dell’abbandono e dell’accoglienza come dimensioni in ‘funzione’ dell’uomo e a favore del suo egoismo” se ne ricavano, facilmente, solo “condizioni di peccato”. Il ribaltamento di della prospettiva arriva nel momento in cui si vivono queste dimensioni “secondo la volontà di Dio”, raccogliendo, in questo modo, “opportunità di dono e di gratitudine”.
L’approfondimento di Antonella Fraccaro è stato pubblicato in quindici tappe. Quella che segue è la tappa finale: la numero quindici.
QUI si può leggere l’introduzione
QUI si può leggere la tappa n.1
QUI si può leggere la tappa n.2
QUI si può leggere la tappa n.3
QUI si può leggere la tappa n.4
QUI si può leggere la tappa n.5
QUI si può leggere la tappa n.6
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QUI si può leggere la tappa n.12
QUI si può leggere la tappa n.13
QUI si può leggere la tappa n.14

Far rinascere il figlio a vita nuova

I genitori di un figlio adottato, dunque, hanno la possibilità di far rinascere il figlio a vita nuova, imparando ad amarlo con l’amore di Dio. Adottando un bambino abbandonato essi offrono a questo figlio una nuova generazione rispetto a quella che egli ha ricevuto dai genitori biologici, un nuovo ambiente di vita, una nuova cultura, nuove condizioni di amore e di relazione.
Per garantire questo, i genitori stessi, però, hanno bisogno di lasciarsi formare dallo Spirito, imitando lo stile di Gesù di Nazareth. Infatti, è la partecipazione alla vita del Figlio che rende figli di Dio. È la forza dello Spirito di Gesù, invocato ogni giorno come “Padre dei poveri, consolatore perfetto, dolcissimo sollievo”, che rende capaci di vivere la propria paternità, maternità, figliolanza secondo la volontà di Dio. I genitori di figli adottivi, infatti, sarebbero incapaci di vivere queste relazioni se non si affidano al “Padre e Madre” per eccellenza, al Signore Dio e al suo Spirito.
«Illumina con la tua luce il nostro pensiero metti l’amore nei nostri cuori rendi forte con la tua azione creatrice la nostra fragile natura umana» (traduzione di Giovanni Moioli in G. Moioli, Veni Creator Spiritus, Milano 1987, p. 47) recita una parte del Veni Creator Spiritus. Genitori e figli sono chiamati a vivere l’esperienza dell’adozione camminando secondo lo Spirito, imparando a servire Dio “in quel modo”, abbandonandosi a Lui “in quel modo”, affinché lo Spirito “persuada” dal di dentro e faccia vivere di fede.
La proposta di libertà che Dio offre e chiede di compiere a ciascun uomo e donna è di camminare secondo lo Spirito, anziché seguire i desideri della carne (cfr. Gal 5). I genitori che hanno conosciuto l’amore di Dio e lo considerano decisivo per la loro vita, desiderano per se stessi e per la vita dei figli una esistenza vissuta secondo lo Spirito, il cui frutto è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé (Gal 5,22).
La rilettura spirituale dell’abbandono e dell’accoglienza di bambini, da parte di padri e madri, è esperienza di partecipazione dialettica della grazia e del peccato. Il confine tra l’umano e lo spirituale rimane sfumato, se consideriamo l’umano dimorato dalla grazia e se teniamo conto di situazioni spirituali ferite dal peccato. È certo, però, che quanto più la vita divina entra a far parte della vita umana trasformandola, tanto più l’esistenza umana è resa conforme alla vita divina e si pone a servizio di Dio e della storia. Se guardiamo all’esperienza dell’abbandono e dell’accoglienza come dimensioni in “funzione” dell’uomo e a favore del suo egoismo ricaviamo facilmente condizioni di peccato. Se viviamo queste dimensioni secondo la volontà di Dio raccogliamo opportunità di dono e di gratitudine.
Dio ha voluto che ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! (Gal 4,5–6). Ciascun figlio di Dio, dunque, amato e odiato dagli uomini, ricco di grazia e schiacciato dal peccato, ha la possibilità di vivere una vita dignitosa e salvata. Per questo, la quotidianità della vita attende padri e madri convinti che vi è più gioia nel dare che nel ricevere (At 20,35), per garantire a ciascun figlio di Dio una vita salvata dal peccato che è, nel mondo, vita di grazia e di misericordia.

(15 fine)

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