Discernere non vuol dire avere fretta di prendere delle decisioni, ma domandarsi, prima: “Io a chi appartengo?”
Prosegue la riflessione di Don Luigi Spada, assistente spirituale de La Pietra Scartata per l’Emilia Romagna, rivolta ai genitori adottivi e incentrata sul discernimento.
Dopo le due premesse, che si possono leggere QUI (per quanto riguarda la prima tappa) e QUI (la seconda), il discorso prosegue con la proposta di un “cammino di discernimento”, ma dentro una logica di fede. Perché “se togliamo l’esperienza della fede non diventa più discernimento, ma diventa ancora un andare a cercare se stessi”.
Discernere per fare che cosa
Il discernimento è fondamentale per fare innanzitutto due cose: primo, per capire quale passo si deve fare e verso quale direzione si deve andare; secondo, per riflettere con quale modalità mettere in atto questi passi.
Quindi discernimento è: “Signore verso quale direzione ci stai chiamando dentro queste fatiche e in che modo?”
Parto da un’esperienza di Gesù, le famose tentazioni nel deserto (Lc 4,1-12):
“Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo». Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano; e anche: essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «È stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo».”
Ma se c’è una tentazione , unica vera, che era presente in Gesù ed è presente ancora oggi (ed è la grande tentazione della storia di oggi) è che il demonio vuole scardinare la logica della fede: cioè ” vedere le cose con gli occhi di Dio”.
Oggi l’umanità, la chiesa, subisce una sola tentazione: scardinare il criterio della fede e pensare di poter fare a meno di Dio: “Abbiamo le capacità, l’intelligenza, i mezzi gli strumenti, perché ricorrere ancora a Dio?” Questa è l’unica grande e vera tentazione!
Quindi è necessario ricercare la verità dentro di noi.
Cosa fa Gesù?
Nel capitolo quarto di Luca, Gesù fa tre passi per vincere le tentazioni, per annientare questo modo di scardinare la fede.
Primo passo: “Sta scritto”! Occorre ritornare alla forza della parola. Quindi, per discernere è necessario ritornare a prendere in mano il Vangelo perché è lì che c’è la Parola.
Secondo passo. Gesù si pone dentro un’obbedienza al Padre. Non cerca la sua volontà ma cerca la volontà del Padre.
Terzo passo, infine: Gesù mette in atto una missione ma dopo aver chiarito bene il senso dell’appartenenza. Gesù non parte subito per la sua missione, dopo il battesimo nel Giordano, ma ci sono i quaranta giorni del deserto. Discernere non vuol dire aver fretta di prendere delle decisioni. Gesù non fa questo. Gesù prima si domanda: “Io a chi appartengo?” Qual è il senso della mia vita? Gesù entra nella logica dell’appartenenza a Dio.
Quindi, a partire da questi tre punti – verità in una parola, obbedienza a una volontà, appartenenza a una persona – si può iniziare a pensare alla missione, al che cosa devo fare. (3 continua)
Don Luigi Spada
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