Il dono dello Spirito Santo trasforma le persone, che, sotto la Sua azione, possono e devono ripartire da loro stessi. Rimotivati
Prosegue la riflessione di Don Luigi Spada, assistente spirituale de La Pietra Scartata per l’Emilia Romagna, rivolta ai genitori adottivi e incentrata sul discernimento. Un termine che indica la volontà di uscire dagli schemi, senza ripetere la “comoda” frase: si è sempre fatto così. Nella convinzione che non si possa programmare ogni cosa in forma meticolosa e lasciare al Signore solo “le virgole e i punti e virgola”.
Il contributo verrà pubblicato su più puntate, questa è la seconda.
QUI per leggera le prima tappa.
Una riflessione sul discernimento
La seconda premessa, la prendo sempre dal Vangelo: “La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei giudei” (Gv. 20,19). Prima dell’arrivo dello Spirito, i discepoli erano persone paurose e si erano rinchiusi nel cenacolo per paura dei giudei. Arriva lo Spirito: “Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi”. (Gv 20,21). E cosa succede? Prima avevano paura e poi dopo aver accolto il dono dello Spirito, la paura d’incanto sparisce, si scioglie come neve al sole e diventano i primi missionari della Chiesa.
Allora, sotto l’azione dello Spirito attenzione a giudicare le persone: “… ma intanto quella persona non cambierà mai: è fatta così!”. Abbiamo dei pregiudizi sulle strutture, sulle persone e siamo talmente rigidi che diciamo con le labbra “sì, lo Spirito fa cambiare le persone” ma intanto quel pregiudizio lo teniamo dentro di noi, nel nostro cuore, per sempre.
Un pregiudizio lo può avere un gruppo, una famiglia, un’associazione… ma quando agisce lo Spirito “crea cose nuove”.
Ora, lo Spirito per creare “queste cose nuove ” non va a scegliere altre persone: sono sempre gli stessi discepoli di prima.
Se una associazione, un gruppo di persone, vuole “rimettere in piedi” qualcosa che sta rischiando di crollare, di fallire, qualcosa che sta attraversando una grave crisi, non deve pensare: “andiamo a cercarne altri migliori di noi”. No, no… Devono ripartire da loro stessi rimotivati, sotto l’azione dello Spirito.
La Chiesa riparte dai discepoli. Da quelle persone paurose che erano scappate sotto la croce dove non era rimasto nessuno… da Pietro che lo tradisce…
Quindi: capacità, novità, ma nello stesso tempo “continuità”: ecco la terza premessa.
Il Signore non dice: “Beh! Io ho provato… sono rimasto tre anni con voi… mi avete deluso vado a cercarne altri”.
È interessante notare come il Signore mantiene questa sua continuità.
Quando dà l’appuntamento a questi suoi discepoli – siamo dopo la risurrezione – Gesù dice a Maria di Màgdala e all’altra Maria: “Andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno”(Mt, 28,10).
Gesù dà loro un appuntamento ed è interessante sottolineare che a questo appuntamento non manca nessuno: ci sono tutti e undici!
Gesù è contento di trovarli tutti anche se: si prostrano a terra, lo adorano, riconoscono il maestro, ma nello stesso tempo alcuni però dubitano, il dubbio della fede!
Gesù non dice: “Beh! Dai, adesso vi faccio un ripasso velocissimo… Mettiamo insieme quello che non avete capito”. No, prima di salire al cielo affida loro la missione: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,18-20).
Ecco la novità. Da paurosi diventano missionari, ma nello stesso tempo dentro una continuità: le stesse persone di prima!
Quindi ripartire da noi stessi!
Per fare che cosa? Cosa fanno gli apostoli una volta ricevuto il grande dono dello Spirito? Raccontano le grandi opere di Dio! È questa la loro missione: raccontare le grandi opere di Dio.
Che cosa dovrete fare allora voi? Dovrete raccontare le grandi opere di Dio che Lui ha compiuto dentro le vostre famiglie, dentro voi stessi, dentro la vostra associazione….
Quando nasce il Magnificat? Quando due donne, completamente diverse di cultura, di età e di tradizione, sentono il bisogno di incontrarsi.
Maria: “Hai saputo cosa ha fatto in me, vergine? Eppure sono madre!”
Ed Elisabetta: “Ma anche in me, solo che io non sono vergine, ma anziana, completamente fuori età. Eppure sono madre!”
Si ascoltano e si meravigliano delle grandi opere di Dio e allora nasce il Magnificat.
Ecco: non piangersi addosso, ma raccontare le opere di Dio. (2 continua)
Don Luigi Spada
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