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L’esperienza di abbandono nel profeta Isaia: un futuro di vita o di morte nel rapporto con Dio (2)

La complessità e la ricchezza storica del testo del profeta Isaia: 66 capitoli che coprono un arco temporale di quasi 4 secoli

La seconda tappa della rilettura del Libro del profeta Isaia da parte del biblista Davide Pezzoni si concentra sulla storicità del testo e sulla sua particolare genesi, che copre diversi secoli di storia durante i quali i discepoli del profeta hanno adeguato “il concetto isaiano di Dio alla nuova situazione storica, approfondendolo e spiegandolo più ampiamente, ma sempre con estrema coerenza”.

La riflessione di dispiega in sei tappe più un’introduzione. Questa è la tappa numero 2.
L’introduzione può essere letta QUI
QUI per leggera la tappa 1

Si dimentica forse una donna del proprio figlio?

Il testo del profeta Isaia è un libro certo complesso e composito; il biblista M. Nobile evidenzia come sia: “uno dei più bei libri dell’intera Bibbia. Un libro di ben 66 capitoli che coprono quasi quattro secoli di riflessioni di generazioni che hanno meditato e attualizzato le antiche parole del profeta storico dell’VIII secolo a.C., cioè dell’epoca dei re davidici Acaz (736-716) ed Ezechia (716-687). Difatti, la maggior parte dei libri biblici ha avuto una lunga gestazione e una lunga storia, prima di raggiungere la fisionomia letteraria che ha attualmente e che è certo opera di un autore illuminato che ha sistemato il tutto secondo un piano editoriale di alto livello teologico. È il caso appunto del libro d’Isaia, che ha all’origine una serie di parole che il profeta storico ha pronunziato e scritto a memoria del suo rapporto con Dio e con i destinatari dei suoi messaggi o oracoli, i re Acaz ed Ezechia (Is 6-8). […] L’eredità di pensiero lasciata da Isaia è stata raccolta dai suoi discepoli di generazione in generazione; essi ogni volta hanno fatto fronte alle ingiurie della storia, a massacri, alla distruzione di Gerusalemme e del tempio e a deportazioni dolorose (VI sec. a.C.) adeguando il concetto isaiano di Dio alla nuova situazione storica, approfondendolo e spiegandolo più ampiamente, ma sempre con estrema coerenza. Le vicende nel tempo cambiano, anche radicalmente, e così gli uomini, ma Dio rimane sempre uguale. Egli è il creatore e il salvatore (42,5s; 43,1). Il creatore del mondo e il salvatore di Israele, a cominciare dalla salvezza più importante e potremmo dire originaria, quella dalla schiavitù in Egitto e dell’esodo, come viene esposto ampiamente nei capitoli 40-55 […]. Al ritorno dall’esilio babilonese, il popolo di Dio non ha più visto la monarchia davidica, ma Dio non può mai smentirsi e così la figura messianica prospettata dall’ormai lontano Isaia ha continuato ad alimentare le attese. Il popolo credente è diventato una comunità in attesa di un re liberatore, un re che, pur scandalosamente umiliato e ucciso dagli uomini, sarebbe stato alla fine esaltato da Dio come suo «servo prediletto» (42,1-4; 52,13-53,12), un messia (= consacrato, re) sulle cui spalle sarebbe stato il segno della sovranità, un bambino re, un principe della pace (9,5-6), il germoglio della radice di Iesse (padre di David) su cui sarebbe disceso lo spirito di Dio (11,1-9)
[cfr Nobile M., Il Dio di sempre in Dozzi D. (ed.), Isaia, il mistero di Dio, Bologna 2006, pp. 12-14].

Nobile, quindi, ci consente di comprendere in modo conciso e significativo l’orizzonte religioso-storico-culturale che ha accompagnato la lunga formazione del libro, che gli esegeti dividono in Primo-Isaia (cc. 1-39), Deutero-Isaia (cc. 40-55) e Trito-Isaia (cc. 56-66); un libro che, nella forma in cui ci è consegnato, permette un percorso di ricerca e confronto con una delle voci più significative nel panorama profetico, dritto al cuore di quelle parole ed esperienze chiamate dal Signore a raccontare, richiamare, annunciare esplicitamente a Israele il senso di ciò che sta accadendo nella sua storia e i sentieri che possono ancora dipanarsi verso il futuro, un futuro di vita se si sceglie di ascoltare la Parola della Legge e metterla in pratica, un futuro di morte se si abbandona la strada percorsa dal Signore.

Diversi i passi delle Scritture che indicano questa doppia prospettiva presente all’esercizio della libertà dell’uomo, libertà che si invera quando egli sceglie la via della vita. Si può partire ad esempio dal Salmo 1, che all’inizio del salterio ne propone la chiave di lettura.

Per una completa ed organica lettura del contributo di Davide Pezzoni, ricalibrato per esigenze redazionali in questa occasione, suggeriamo l’acquisto del fascicolo n. 3 della rivista Lemà sabactani?.

(2 continua)

 

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