La famiglia disponibile all’adozione non va lasciata sola. Deve avvertire attorno a sé una rete di solidarietà concreta, fatta non solo di complimenti ed esortazioni, ma di tante forme di aiuto e di solidarietà
La riflessione di Marco Griffini “Il mistero e la grazia della sterilità feconda” si “allarga” sempre di più. E non solo nel senso di procedere e implementare il suo pensiero, ma anche nel considerare sempre più soggetti come necessari protagonisti del miracolo della sterilità feconda. Non solo mamma, papà e bambino, tutti e tre componenti attive della “gravidanza”, come visto nella scorsa tappa, ma anche la società tutta, chiamata a partecipare attivamente all’adozione e alla diffusione della cultura dell’accoglienza.
La riflessione si dispiegherà in più tappe. Quella che segue è la tappa numero undici della seconda parte.
In fondo alla pagina il link alle tappe precedenti.
Il “fiume in piena” della sterilità feconda
È un dono che di fecondità ne ha veramente tanta perché, a ben guardare, se vogliamo che (il dono) si «avveri», è richiesto non solo l’atto di fede della coppia di sposi, unitamente alla sopravvivenza della speranza del «futuro» figlio, ma anche una convinta partecipazione di tutti coloro che credono che l’amore si possa incarnare in un gesto di accoglienza.
È una fecondità straordinaria, non limitata, né esercitata nel chiuso delle case, all’interno delle nostre famiglie, ma irrompe oltre noi per contagiare chiunque ne venga a contatto. Ecco, finalmente, svelato il vero volto della grazia della sterilità feconda: un fiume in piena che travolge tutto ciò che incontra lungo il suo cammino.
Una fecondità, ancora una volta, non personale, né soggettiva, ma che – come sottolineato dai vescovi italiani – alimenta una «avventura collettiva»: «Se una famiglia si dimostra disponibile, non va lasciata sola. Deve avvertire attorno a sé una rete di solidarietà concreta, fatta non solo di complimenti ed esortazioni, ma di tante forme di aiuto e di solidarietà. E chi si rende disponibile per l’adozione o l’affido deve sentirsi parte di un’avventura collettiva in cui gli altri ci sono, vivi e presenti»
(Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente della CEI in occasione della XXVII Giornata per la Vita -2005)
Credere nella possibilità di salvezza di chiunque è oggi abbandonato e, sentendosi tradito e dimenticato, sente di non essere mai stato amato: da questo comune atto di fede, continuano i Vescovi italiani «ne guadagnerebbero – non solo – molti figli nel trovare finalmente l’affetto e il calore di una famiglia e la sicurezza di un futuro – ma anche – ne guadagnerebbe l’intera società nel mettere in evidenza segni convincenti che farebbero prendere il largo nella civiltà dell’amore»
Se tutti coloro che intervengono, per professione o «missione», nella storia di un minore abbandonato – operatori, psicologi, magistrati, funzionari, volontari, ma anche politici e amministratori – fossero convinti che dall’incontro di una sterilità e di un abbandono possa «nascere» una vita, «benedirebbero» il dono concesso a una coppia di sposi e a un bambino e si metterebbero, come necessari strumenti di quel «progetto di salvezza», al loro «servizio»:
– sostenendo il bambino abbandonato nell’alimentare la sua speranza;
– accompagnando con fiducia, simpatia e competenza le coppie di sposi affinché possano accogliere nel migliore dei modi i loro figli.
Proprio nel servizio dell’accompagnamento delle coppie adottive si rivela un ennesimo aspetto della grazia della sterilità feconda: la famiglia che ha adottato mette spontaneamente a disposizione la propria esperienza, l’entusiasmo, la sofferenza, in sostanza il proprio dono, perché altre famiglie e altri bambini possano godere la loro fecondità. Da qui sono nate le associazioni e i movimenti delle famiglie adottive e affidatarie, gli enti autorizzati alle adozioni internazionali, le attività di preparazione e di formazione delle coppie adottive, ma soprattutto una miriade di piccole reti informali di mutuo aiuto realizzate da famiglie adottive.
(11 – seconda parte, continua)
Per approfondimenti, vedi Marco Griffini, Sterilità feconda: un cammino di grazia.
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