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Il segno della sterilità feconda. Una fecondità a tutto campo (10)

E mi sei nato, qui, dall’utero del cuore, con tutto il dolore di un parto straziante, ma finalmente gioioso quando ti ho stretto al petto

La riflessione di Marco Griffini “Il mistero e la grazia della sterilità feconda” continua la sua indagine illustrando lo straordinario, e misterioso, meccanismo che si innesca, con una gravidanza che non è più vissuta da un solo componente della coppia, ma da tutti e tre: mamma, papà e bambino. Un intreccio di sentimenti e di attese che richiama il mistero del Padre che genera sempre nuovo mistero..

La riflessione si dispiegherà in più tappe. Quella che segue è la tappa numero dieci della seconda parte.
In fondo alla pagina il link alle tappe precedenti.

Fecondità che genera fecondità

I bambini abbandonati sorridono sempre, e aspettano… per sempre!
Anche papà e mamma aspettano ed entrambi si aprono alla «gravidanza». I sospiri, le ansie, i turbamenti, le sofferenze, non sono solo raccontati dall’uno perché anche l’altro coniuge ne sia, in qualche modo, partecipe; qui sono vissuti realmente, insieme e congiuntamente.
È una fecondità a tutto campo, che non si limita per l’uno all’atto iniziale, alla «scintilla» creativa, demandando totalmente poi all’altro la «gestione evolutiva della vicenda», anche se condivisa. Qui tutti e due sono in gioco, direttamente sul campo: si agita nelle viscere di entrambi e da quegli «uteri» partorisce.
Il dolore del parto! Cosa ci può essere mai di gioioso o felice in una sofferenza, per giunta tanto acuta?
Bisognerebbe viverlo per poter rispondere…

“Mai dimenticherò la notte in cui Francesco, il mio terzo figlio adottivo, cercava disperatamente di rinascere. Incollato al vetro della sala di rianimazione, dopo la corsa all’ospedale, appena giunti dal Brasile, tentavo di seguire la frenesia ritmica del suo respiro: era impossibile.
Mi stupiva come un corpicino così piccolo, deformato dalla grave denutrizione, potesse resistere così a lungo. La prognosi era infausta, aveva sofferto troppo, il primario scuoteva la testa, ma Francesco nonostante tutto continuava a respirare, i minuti e poi le ore, lentamente, lentamente, ma passavano.
Lo conoscevo da pochi giorni, ma avrei dato, a ogni istante, la mia vita perché non si spegnesse quel respiro: «Ti prego, Signore…».
E mi sei nato, qui, dall’utero del cuore, con tutto il dolore di un parto straziante, ma finalmente gioioso quando ti ho stretto al petto.
Serravo tra le braccia un dono che, in quel momento, sentivo totalmente mio.”

“Esulta, sterile, che hai partorito! “È proprio così: la grazia della sterilità feconda non finisce mai di stupire. Ha ben ragione il teologo svizzero von Balthasar quando afferma che «ogni mistero da lui (il Padre) donato ne genera uno nuovo: questa è la sua fecondità»

(10 – seconda parte, continua)

Per approfondimenti, vedi Marco Griffini, Sterilità feconda: un cammino di grazia.

QUI per leggere la tappa 1
QUI per leggere la tappa 2
QUI per leggere la tappa 3
QUI per leggere la tappa 4
QUI per leggere la tappa 5
QUI per leggere la tappa 6
QUI per leggere la tappa 7
QUI per leggere la tappa 8
QUI per leggere la tappa 9

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