Il racconto di un’adozione straordinaria: tra bambine arrivate dalla Colombia a cambiare per sempre la storia di una famiglia. E di un’intera comunità
“Ancora baci? Basta!”. Queta affermazione, detta con il sorriso soddisfatto sulle labbra, fa ben capire la gioia e la partecipazione che un’adozione può suscitare, non solo nei protagonisti diretti, ma anche in tutto il mondo che intorno a quella famiglia ruota.
Quando, poi, la storia di adozione è straordinaria come quella che stiamo per raccontare, è impossibile non lasciarsi andare a qualche gesto di partecipazione e di ringraziamento.
Dalla Colombia alla Sardegna
La storia si svolge tra la Sardegna, regione in cui risiedono mamma Rosa e papà Gianbattista, e la Colombia, Paese natale delle loro tre figlie: Ana Maria, Luisa Fernanda e Maria Angela.
Tre splendide bambine che, quando sono arrivate, avevano 11, 7 e 2 anni.
Per come l’hanno raccontata i genitori, è stato un “meraviglioso dono di Natale”, arrivato a rendere “la casa diversa: ha un altro colore e un altro calore”. Inevitabile, se tre figlie entrano in un colpo solo a trasformare l’esistenza di una famiglia e un’intera comunità.
“È stata e continua a essere una bella avventura – dicono mamma e papà – Certo la nostra vita si è completamente rivoluzionata: a volte ci rendiamo conto che le nostre figlie, essendo già tra loro un piccolo nucleo familiare, sono di grande aiuto per superare alcuni momenti difficili, per amalgamare ancora di più la nostra grande famiglia”.
La più piccola, in particolare, ha sempre avuto la sorella maggiore come punto di riferimento, ma con il passare dei giorni ha cominciato a capire meglio il ruolo di mamma e papà e affidarsi a loro in quanto genitori.
La partecipazione di un’intera comunità
A facilitare un po’ le cose c’è stato anche il periodo in affidamento che le bambine hanno vissuto prima dell’adozione, che he la aiutate a comprendere le dinamiche di una famiglia.
Anche l’incontro con i nuovi genitori è andato bene: “L’affiatamento tra noi si è svolto naturalmente – racconta mamma Rosa – Abbiamo incontrato le bambine a Medellin perché vivevano in un paese vicino, e lì siamo rimasti una decina di giorni. Poi ci siamo spostati in una città vicina alla capitale, dove è arrivata la sentenza di adozione e infine abbiamo trascorso a Bogotà le ultime settimane di permanenza in Colombia”.
D’altra parte, come sottolineano i genitori, le figlie erano state preparate molto bene all’incontro da psicologhe e assistenti sociali. “Avevamo mandato un album di foto e video per ciascuna di loro e poi, prima di partire, ci è stato concesso di vederci e parlarci la prima volta su Skype. È stato molto emozionante! Le bambine erano tutte e tre bellissime: il giorno prima erano andate dalla parrucchiera, pronte per incontrarci!”.
Le cose sono proseguite nel migliore dei modi anche una volta arrivati tutti a casa. Prima di cominciare ad andare a scuola, maestre e compagni hanno voluto conoscerle, così che il loro ingresso “non fosse troppo traumatico”. Ma, per quello è bastata la festa patronale di San Andrea: arrivate da pochi giorni in Italia, le bambine sono andare in chiesa con i genitori e, qui: “Si è creata immediatamente una doppia fila. La gente salutava un po’ noi e un po’ il Santo! Le bambine erano colpite da tanta festa e dicevano divertite: Ancora baci? Basta!!”
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