Dopo lunghi mesi di attesa, è bastato un incontro con il loro figlio Matteo, che li attendeva in Cina, per dimenticare ogni timore e tutta l’ansia accumulata. Così ha acuto inizio il cammino di una nuova famiglia
Oggi, la Cina ha sostanzialmente chiuso alle Adozioni Internazionali, ma c’è stato un tempo, non così lontano, in cui era un Paese da cui tanti bambini e bambine venivano accolti in Italia con l’Adozione. Bambini come Matteo, il cui percorso per abbracciare mamma Silvia e papà Enzo non è stato comunque agevole.
“La nostra pratica ha subito qualche rallentamento – raccontano i due genitori – con un’attesa che si è protratta per 18 mesi”. All’apparenza, nelle loro vite, tutto trascorreva come se fosse normale, ma, dentro, l’ansia cresceva.
Recuperare il tempo perduto
Evidentemente, però, doveva andare così, anche perché il tempo “è stato subito recuperato – proseguono nel racconto. Dal momento della telefonata della referente di Amici dei Bambini a quando siamo partiti per la Cina, sono passati meno di due mesi”.
Di quel periodo di attesa, Matteo probabilmente non si è accorto, perché era nato da poco e, quando finalmente ha visto per la prima volta i suoi genitori, non aveva ancora due anni: il più piccolo del gruppo di bambini che attendevano le famiglie arrivate insieme dall’Italia in quella occasione.
Matteo, infatti, era stato abbandonato nella culla termica dell’istituto quando aveva solo pochi mesi di vita. E nella nursery dello stesso istituto aveva trascorso tutto il periodo fino all’arrivo dei suoi nuovi genitori. Era inserito nelle liste dei bambini special needs per via di una micro oftalmia all’occhio sinistro: “Ma vi assicuro che ci si dimentica presto di questo bisogno speciale – dice la mamma. Matteo è vivacissimo ed è in grado di muoversi molto bene nello spazio, avendo trovato da solo compensazioni con l’occhio destro”.
Un incontro per ripartire
La domenica dell’incontro, Matteo è arrivato in braccio alla tata. “Non ha pianto e si è fatto prendere subito in braccio da noi – prosegue Silvia: eravamo molto emozionati ed è stato proprio lui a rendere le cose semplici, a spianare la strada”.
Poi, è bastata una settimana per “assestarsi” e trovare i propri ritmi, specie una volta arrivati a Pechino, dove è stato possibile soggiornare in un contesto più familiare.
Importante è stata anche la vicinanza di altri genitori e bambini che stavano vivendo la stessa situazione: “È stato bellissimo condividere con le altre famiglie del gruppo l’esperienza dell’adozione – ricordano Silvia ed Enzo. Siamo rimasti molto uniti e in Cina siano riusciti anche a fare un po’ i turisti”.
Il “problema”, al massimo, è stato contenere l’esuberanza e la vivacità di Matteo, curiosissimo nell’assaggiare qualsiasi tipo di cibo, voglioso di conoscere cose nuove e di mostrare a tutti il suo carattere solare. “Non solo: è con noi che ha imparato a camminare. Oggi corre da tutte le parti e non sta mai fermo!”.
Per mamma e papà non poteva capitare “un bambino più bello e bravo di Matteo – concludono. La fatica dell’attesa, che ci pareva eterna, è stata spazzata via dal sorriso di nostro figlio”.
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