La storia di Aleksej e della famiglia che lo ha adottato dalla Russia: dal tempo immobile, che in istituto sembra scorrere in maniera differente, al velocissimo recupero e l’apertura a una nuova vita una volta arrivato in Italia
“Si può fare”. È questo, prima di tutto, il messaggio che tengono a dare mamma Cristina e papà Heros a tutte le coppie che si affacciano sul meraviglioso, per quanto complesso, mondo dell’adozione internazionale. “Certo – completano il loro pensiero – bisogna mettere in conto una buona dose di determinazione, ma quando sai che tuo figlio è là, in qualche parte del mondo, che ti aspetta, non ci si ferma davanti a nulla”.
Questo bel messaggio trova ancora più efficacia se letto alla luce della vicenda personale di Cristina e Heros, che hanno adottato un bambino dalla Russia: “Denutrito, mingherlino e che non si muoveva bene, come tanti bambini che crescono in istituto dalla nascita”, tornato, poi, “a volare” una volta inserito nella sua nuova famiglia.
La capacità di ripartire
Aleksej, questo il nome del bambino, è arrivato in Italia quando aveva appena compiuto 6 anni. I primi due mesi sono stati piuttosto complicati – ricorda mamma Crtisina: “Quando siamo arrivati a casa non si teneva dall’agitazione, dalle novità che lo travolgevano. Ma, poi, ha iniziato a recuperare a una velocità impressionante, quasi da un’ora con l’altra per quanto concerne il livello fisico, motorio e logico.
Quando lo abbiamo incontrato ci avevano detto che non parlava nemmeno bene il russo, ma si esprimeva con un linguaggio tutto suo. Noi sapevamo qualche parola e alla fine ci siamo capiti, ma è stato più veloce lui a imparare l’italiano che noi il russo”.
Risultato? Tanto a casa quanto con gli amici, la parola non gli manca mai: “Parlerebbe anche con i muri” – sottolinea papà Heros, che con il figlio ha legato tantissimo fin da subito, anche perché ricopre il ruolo di quella figura maschile che a lui è sempre mancata.
A ripercorrere la “vita precedente” di Aleksej è ancora la mamma: “Mi rendo conto che è stato bravissimo e paziente: abbiamo potuto verificare che le giornate in istituto sono tutte uguali e il tempo stesso, per quei bambini che non hanno mai conosciuto una famiglia, sembra scorrere in maniera differente da come lo percepiamo noi adulti”.
La vita in famiglia
Tutto è completamente cambiato, come detto, quando Aleksej è arrivato in Italia nella sua nuova famiglia, dove ha subito legato con tutti, a partire dai nonni e dai cugini, l’ultimo dei quali è quasi suo coetaneo.
Ciò non significa che tutto sia sempre filato liscio, perché a fronte di tanta allegria e apertura, il bambino è comunque “molto testardo, cocciuto, determinato, – spiga la mamma – tutte qualità essenziali per la sopravvivenza in istituto. È anche un perfezionista e si arrabbia se non riesce a fare qualcosa come vuole lui. Noi sdrammatizziamo molto e ci ridiamo su, per fargli capire che a volte si può anche sbagliare. La verità è che questi bambini sono dei guerrieri sopravvissuti, lo dico sempre! – conclude mamma Cristina.
Ma, a dirla tutta, dei “guerrieri” lo sono anche i genitori, che non si fermano di fronte alle difficoltà del percorso adottivo e arrivano fino in fondo, dove la risposta, per tutti, è più o meno sempre la stessa: “Ne è valsa la pena. Rifaremmo tutto altre cento volte!”
L’adozione internazionale… per tutti
Questa testimonianza non vuole essere il racconto di una vicenda eccezionale, ma la testimonianza della ricchezza che è contenuta all’interno del magnifico gesto di accoglienza che è l’adozione. Un gesto che può essere più vicino e tangibile di quanto si possa pensare, sia per le coppie che stanno pensando di interessarsi all’adozione e, magari, hanno solo bisogno di una “spinta” in più per partire (per tutte loro l’invito è di contattare l’ufficio adozioni di Ai.Bi. scrivendo un’e-mail a adozioni@aibi.it.), sia per chi vuole sostenere il Fondo di Accoglienza Bambini Abbandonati istituito da Ai.Bi. proprio per supportare le adozioni internazionali.
Dona per il Fondo Accoglienza Bambini Abbandonati
Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.






