La storia meravigliosa di una coppia che, andata in Colombia per adottare un bambino di 8 anni, fa di tutto, da una parte all’altra dell’Oceano, per riuscire a unire alla famiglia anche la sorellina di due anni più piccola
Pensiamo a un bambino di 8 anni, che vive in istituto insieme alla sorella minore. Poi, un giorno, arriva la notizia che una mamma e un papà verranno a prenderti e avrai una nuova famiglia. Bello! Bellissimo! Solo che la gioia non può essere completa, perché tua sorella non è stata dichiarata adottabile e, quindi, la nuova vita che si apre prevede, per forza di cose, il distacco da lei.
Questa, almeno, è la situazione che è stata prospettata ad Angela e Fausto, i due genitori pronti a partire per Bogotà per andare a prendere Bryant, che sanno essere stato preparato dal personale dell’orfanotrofio a essere adottato senza la sorella.
L’amore di un fratello
Solo che, una volta arrivati sul posto, ciò che trovano è significativamente diverso. Bryant, in realtà, è terribilmente addolorato e non si dà pace del fatto di dover abbandonare la sorella Heidi in Istituto. Angela e Fausto se ne rendono conto e, senza indugio, approfondiscono la situazione della bambina e provano a capire se ci sia modo di portare in Italia anche lei.
Le difficoltà non mancano, perché Heidi, che ha due anni meno del fratello, giuridicamente non è adottabile. Inoltre, il decreto di idoneità in possesso della coppia è per un solo minore abbandonato, non due.
“Così – raccontano i due – decidiamo di scrivere una lettera formale all’Istituto esprimendo la nostra totale disponibilità ad accogliere anche Heidi appena fosse stata dichiarata adottabile. In Italia avremmo poi richiesto al Tribunale di modificare il decreto per consentire l’adozione anche di un altro minore”.
Queste mosse riescono a rassicurare un po’ Bryant, che però sa come la riuscita del “piano” non sia per nulla scontata. “Io e mio marito abbiamo cercato di non illudere Brayan – racconta Angela – tanto più che gli assistenti sociali non vedevano di buon occhio la nostra scelta, pensando che l’adozione di un secondo figlio, a così breve distanza di tempo, sarebbe stato un azzardo troppo grande”.
La tenacia di chi dice “sì” all’accoglienza incondizionata
Ma i coniugi non si danno per vinti e, sostenuti da Ai.Bi., nonostante la relazione dei Servizi Sociali evidenzi non poche perplessità, si presentano all’incontro con il giudice del Tribunale per i Minorenni di Milano decisi a insistere.
“Il giudice è voluto andare a fondo per comprendere ogni aspetto della nostra scelta. Ci ha subissato di domande per circa tre ore, cercando anche di metterci in crisi. Ma alla fine abbiamo vinto noi e, tre mesi dopo, l’emissione del nuovo decreto ha confermato l’esito positivo della nostra richiesta”.
Così, dopo altri tre mesi circa, papà, mamma e fratello hanno ripreso un aereo per Bogotà per andare a prendere la sorellina: “L’incontro tra i fratelli è stato inizialmente idilliaco – ricorda Angela. Poi, dopo due giorni… hanno cominciato a litigare, come normale che sia”! Anche per due fratelli “perduti” che si sono ritrovati grazie all’adozione e a una coppia di genitori straordinari.
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