Quando capita di vivere momenti di difficoltà e smarrimento, è proprio allora che dobbiamo impegnarci per “discernere”: ovvero capire e affidarsi a Dio, che agisce attraverso la sua libertà creatrice
Riportiamo una riflessione di Don Luigi Spada, assistente spirituale de La Pietra Scartata per l’Emilia Romagna, rivolta in particolar modo ai genitori adottivi e incentrata sul discernimento. Un termine che indica la volontà di uscire dagli schemi, senza ripetere la “comoda” frase: si è sempre fatto così. Nella convinzione che non si possa programmare ogni cosa in forma meticolosa e lasciare al Signore solo “le virgole e i punti e virgola”.
Il contributo verrà pubblicato su più puntate, qui la prima.
Una riflessione sul discernimento
Perché fare una riflessione sul discernimento?
Se viviamo momenti molto difficili, attacchi efferati, disinteresse intorno alla nostra attività, istituzioni non sempre favorevoli, una burocrazia ottusa, la nostra adozione che entra in crisi… ci può capitare di pensare: “Lasciamo perdere tutto, molliamo…” E invece no! Proprio nei momenti di difficoltà è lì che bisogna tenere la barra dritta, e non lasciarsi prendere dallo scoraggiamento. È proprio in questo momento che si tratta di capire; di discernere, appunto.
Quindi, in una situazione provata, difficile, nasce una domanda: “Che cosa fare?”
Inizio con una premessa di tre punti e poi esporrò il cammino di discernimento che fa fare Gesù a Pietro.
Perché a un certo punto Gesù dirà a Pietro: “Pasci le mie pecorelle” ( Gv 21,16). Quindi: prenditi a cuore delle persone che io ti affido che non sono tue ma sono mie.
Io penso che il discernimento lo dobbiate fare sui figli che avete perché non sono vostri, li avete ricevuti in dono e sull’associazione.
La mia premessa parte dalla azione dello Spirito Santo ed evidenzio tre punti: quando si tratta di parlare dello Spirito Santo a me hanno colpito come si usano delle immagini, delle forme completamente diverse l’una dall’altra. Cerco di spiegarmi . Nel vangelo di Giovanni si dice cosi: “Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò”.( Gv 20 , 21-22)
Che cos’è lo Spirito Santo? È il soffio di Dio.
Ma se vado negli Atti degli Apostoli, quando si racconta l’evento della pentecoste, Luca dice cosi: “Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso” ( At. 2,2) ed è completamente all’opposto. Non più il soffio delicato di Giovanni, ma il vento forte, gagliardo e impetuoso narrato da Luca!
Se vado in una riflessione che fa Paolo parlando dello Spirito, invece, si evidenzia che: “Vi sono diverse attività ma uno solo è Dio che opera tutto in tutti. A ciascuno è dato una manifestazione particolare dello Spirito.” ( 1 Cor 12, 4 ). Paolo non fa riferimento né al soffio né al vento; dice che in ognuno di noi lo Spirito Santo si manifesta dentro le peculiarità delle nostre storie.
Se, ancora, prendo l’Antico Testamento, si legge: “Vieni Spirito Santo riempi i cuori dei tuoi fedeli”. Qui non c’è un soffio, non c’è una manifestazione dello Spirito, non c’è un vento gagliardo…
Cosa voglio dire? Che lo Spirito Santo non è legato a schemi rigidi, a impostazioni costruite dalle mani dell’uomo. Lo Spirito Santo parte dal cuore libero e creativo di Dio.
Ecco, iniziare un cammino di discernimento, vuol dire uscire dagli schemi,significa non ripetere la frase: “si è sempre fatto così!”. Perché Dio agisce dentro la sua libertà creativa. Ecco perché è importante il discernimento. Ma ciò che precede il discernimento è la convinzione che non possiamo mettere una museruola a Dio. Non possiamo pensare di programmare in forma meticolosa, quasi da riempire tutto e da dire: “Al massimo per te, Signore sono rimaste le virgole o i punti e virgola “. Vuol dire stare dentro a questa fatica perché certamente Lui opera con la sua creatività e la sua libertà.
Questa la prima premessa. (1 segue)
Don Luigi Spada
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