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Non esiste relazione senza ripetizione

Una critica che viene spesso fatta alle preghiere è di essere “monotone e sempre uguali”. Forse occorre ricordare che l’oggetto relazionale della preghiera è il Dio infinito, inesauribile, e anche recitando diecimila rosari non si potrà mai esaurire la profondità dei misteri della vita di Gesù

“Si presume che se una cosa continua a ripetersi, probabilmente è morta”. Questa osservazione di G. K. Chesterton potrebbe essere assunta come indiscutibilmente vera se riferita alla società moderna, dove non c’è modo per perdere più velocemente l’attenzione del pubblico che il continuare a ripetersi.
Allo stesso modo, una critica che viene spesso fatta alle preghiere cattoliche è il fatto che si ripetano sempre uguali: pensiamo al Rosario, in particolar modo, in cui le decine di Ave Maria si ripetono come litanie identiche a loro stesse, ma anche alla Liturgia delle Ore che ciclicamente torna nel corso della giornata e ripete le stesse letture nell’arco delle settimane.
Viene da chiedersi: perché se Gesù è la Via, la Verità e la Vita, l’interazione con Lui si ripete sempre uguale e appare quasi priva di vita?

Ripetersi… per eccesso di vita

In realtà, sottolinea Chesterton, se osserviamo un bambino che scalcia ritmicamente e ripetutamente, è evidente che lo faccia per “eccesso” di vita, non per assenza. I bambini, che hanno una vitalità abbondante, vogliono che le cose si ripetano, non che siano cambiate. Chiedono alle persone adulte di “rifare di nuovo” una data azione, così come chiedono di raccontare sempre le stesse storie.
Forse, allora, sono gli adulti a non essere abbastanza forti per la monotonia, mentre è possibile che Dio ogni mattina dica al sole: “Sorgi di nuovo” e ogni sera alla luna: “Fallo di nuovo”.
Da giovani – riflette Chesterton – probabilmente non si è abbastanza forti per il Rosario: si teme la noia, la ripetitività che prende il posto di possibili nuove esperienze. Ma, forse, quello che non si capisce è una cosa che Dio ricorda all’uomo proprio attraverso la preghiera: ovvero che la relazione non è possibile senza la ripetizione. Proprio come un bambino verso il quale la domanda “mi sto ripetendo”, fattagli mentre sta andando a letto, appare del tutto priva di senso, non volendo altro che sentire nuovamente la solita storia della buonanotte.
Infine, bisogna sempre ricordare che l’oggetto relazionale della preghiera è il Dio infinito, inesauribile, e anche recitando diecimila rosari non si potrà mai esaurire la profondità dei misteri della vita di Gesù.

[fonte: aleteia.org]

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