Le paure dell’abbandono e il desiderio di essere figli; gratitudine e seconda nascita. I figli di Giulia e Marco ci parlano delle loro esperienze.
Concludiamo la testimonianza di Giulia e Marco i quali, coi figli Federica, Monica e Giacomo, raccontano la propria esperienza di accoglienza; il loro contributo viene pubblicato in due distinte parti di cui questa è la seconda (QUI la prima parte).
Amati da sempre
Il 28 agosto 1991 incontrammo finalmente i nostri tre desiderati e amati figli.
Li abbiamo amati da sempre; oggi siamo una famiglia felice e ringraziamo Dio per l’amore che i nostri figli ci donano ogni giorno. Nel 2004, in prossimità del santo Natale, abbiamo ricevuto da loro questa lettera:
Sono le 19.40, fra un po’ è ora di cena … e la letterina di Natale dovrebbe già essere sotto il piatto … ci siamo rinchiusi in camera tutti e tre… le idee sono troppe, le parole poche … come si potrebbero chiudere 13 anni in un foglio bianco?
Un grazie non è sufficiente, un sorriso troppo poco, un bacio tanto meno … E visto che la parole scritte, così come le foto rimangono, approfittiamo di questo foglio ormai non più bianco e di questo inchiostro. Oggi è stato bello guardare le foto e ricordare quanto siamo fortunati noi, noi famiglia …
Grazie per averci voluto nella Vostra vita, per averci dato la vita … Una vita che ci era stata tolta ingiustamente, grazie per averci abbracciati, baciati, grazie per aver raccolto e asciugato le nostre lacrime, grazie per il bacio della buona notte, grazie per averci trasmesso i vostri insegnamenti, i vostri pensieri, grazie per averci fatto sentire vivi, amati, grazie per averci dato importanza, grazie per il vostro amore ma soprattutto grazie per averci chiamati figli …
Siamo i Vostri figli … Federica, Monica e Giacomo.
Condividiamo, infine, un ampio e significativo estratto da una lettera di nostra figlia Monica:
L’abbandono non può vincere ancora …
La mia non vuole essere, forse perché non può, una storia, ma uno sfogo spietatamente gioioso e lagnoso allo stesso tempo …
Ho sempre sentito raccontare la mia storia, mai l’ho raccontata …
Ma quando il dolore di non fare una cosa è più forte del timore di farla, allora evidentemente è ora di sconfiggere la paura, il senso di inadeguatezza, il non fidarmi non tanto degli altri quanto di me stessa … perché lui, “l’abbandono” o anche il suo solo ricordo, non può vincere ancora una volta … non può essere sempre la mia fedele ombra o magari il mio segugio.
Fin troppo mi ha condizionata: nei miei silenzi, nei miei sorrisi appena accennati, nei miei dubbi, nei miei modi di fare sfacciatamente timidi, nei miei blocchi, nelle mie piccole-grandi manie, nel mio essere petulante, nel mio continuo bisogno di conferme.
Angoscia, ansia, smarrimento
Continuo a sfidare chiunque, chiunque mi sia vicino.
Guardando gli occhi di quella bambina di soli 4 anni (Monica si riferisce a se stessa riferendosi alle riprese di un video in cui lei appare girato a San Paolo nel primo incontro coi genitori adottivi, ndr), vedo un profondo senso di angoscia, ansia, smarrimento e, allora, mi domando: “cosa ci fanno quei sentimenti così sfacciatamente adulti in quell’esserino così stupendamente ingenuo?” … poi mi ricordo … sono io … allora, mi domando “PERCHE?”…
Tre ricordi tra buio e spiragli di luce
Il mio passato è buio totale; ricordo solo tre momenti:
il terrore, probabilmente ingigantito dalla mia tenera età, di quell’ipotetico “zio” che entrava nel cuore della notte nella nostra stanza, mia e di mia sorella, incurante di noi per coricarsi nel suo letto; un armadio sgangherato, ricordo la forza con cui mi aggrappavo a mia sorella (come faccio ancora oggi), stringevo i denti e speravo…cosa? Ora lo so … Voi.
Ricordo quell’ansia gioiosa dell’attesa; ero in un cosiddetto “gabinetto”, esterno all’orfanotrofio, ricordo quel bussare così frenetico e allarmante di un bambino, una bambina … non so, non ricordo bene, ma ricordo cosa ci fu dopo quel gran baccano; “l’annuncio” … avrei avuto dei genitori … sarei stata amata … ero incredula, stupefatta; sarebbe successo anche a me! Ecco perché amo tanto l’attesa della domenica durante il sabato.
Poi ricordo il mio “secondo abbandono “; ero sola …, tu babbo mi avevi lasciato, tante le domande, i dubbi: ”Perché? Dove sei? Cosa ho fatto? Cosa ho sbagliato ancora?” ma soprattutto “Perché ancora una volta?”Poi ricordo un crescere di angoscia, paura, ansia e RABBIA e lo scoppio in lacrime … ricordo il volermi far male, il continuo sbattere la testa sull’ascensore … il VOLERMI PUNIRE A TUTTI I COSTI. Poi tu babbo, non so come, sei tornato, ed ecco allora la gioia, la liberazione, la fiducia, la mia seconda possibilità, il mio secondo tentativo, il mio rimettermi in gioco, LA MIA SECONDA NASCITA.
Ogni bambino merita una risposta ai suoi “perché?”
Se ora mi racconto è perché ogni bambino che si trova in orfanotrofio merita come me, per il solo fatto di essere nato, non una, ma la risposta al suo perché, l’accoglienza alle sue speranze, la consolazione alle sue angosce, LA SUA SECONDA NASCITA …
IO L’HO AVUTA, GRAZIE A VOI.
Monica
(fine)
a cura del Centro Studi de “La Pietra Scartata“
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