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A cuore aperto (2)

Completiamo la pubblicazione dei pensieri e delle riflessioni di Patrizia e Alfredo Carrato, genitori adottivi che ci raccontano e condividono, a cuore aperto, il loro percorso che li ha condotti all’esperienza dell’accoglienza adottiva internazionale.

Appartenersi senza riserve

Nei primi anni tanti sono stati i momenti belli, in primis la meraviglia di vivere vicendevolmente questo appartenersi totalmente, senza riserve. Del nostro primo figlio ricordiamo una preghiera per il santo Natale: “Grazie Signore per avermi dato questa famiglia, questa mamma e questo papà così bravi e anche il mio fratellino, anche se è pestifero”.
Ha fatto commuovere profondamente noi e quanti lo ascoltavano, perché nella sua voce si avvertiva la vibrazione della verità. Momenti critici non sono mancati, soprattutto nei primi tempi, quando rispetto alla rabbia che manifestava, non sapevamo come arginare e aiutare.

Affrontare la questione delle origini

La prima volta che abbiamo parlato delle sue origini è stata una sera in auto, a distanza di qualche mese dal suo arrivo. Ci ha chiesto il perché del suo abbandono e le nostre risposte, anche se ipotetiche, lo hanno convinto.
L’approccio serenamente veritiero della sua origine ci ha portato a vivere insieme un’esperienza che riteniamo non comune.

Impattare con l’adolescenza

Sappiamo che fra un po’ impatteremo nell’età dell’adolescenza (ha 11 anni) e comincia ad avere già quei suoi momenti nei quali non sa nemmeno lui ciò che vuole. Ci ha già detto che lui è nato da un’altra pancia e quindi non siamo i suoi genitori. Ma noi gli abbiamo ribadito che per noi è nostro figlio e che a noi bastava sentirlo tale. Riferendosi a suo fratello adottivo, spesso ci ha chiesto il perché “siamo andati prenderlo” e se nel caso avessimo avuto dei bambini “di pancia”, avessimo pensato, comunque, di andare da lui. Gli abbiamo spiegato che avevamo pensato e pregato per lui anche quando non lo conoscevamo e che Gesù ci ha fatto dono di incontrarci. La storia del più piccolo è molto più breve in quanto aveva solo tre anni quando ci siamo incontrati. Emozioni, ansie, timori, gioie, si sono ripetute. Rispetto alle sue origini ci stiamo rapportando con molta semplicità, ricordando il suo Paese, riproponendogli le immagini e le foto del suo istituto, degli altri bambini che erano con lui. È portato anche lui a manifestare con la rabbia le sofferenze vissute.

Accogliere nel nome di Dio: un dono

Crediamo profondamente che tutto questo sia stato un dono di Dio, un modo diverso di collaborare alla generazione che Dio ha affidato all’uomo. Pertanto, pensiamo che l’azione dello Spirito sia stata sempre presente durante tutto il nostro cammino: dal “Sì” donatoci reciprocamente nel giorno del nostro matrimonio a tutti i “sì” quotidiani che esprimiamo come sposi e genitori.
Abbiamo capito il senso dell’accogliere in Suo nome, abbiamo scorto la presenza di Dio in mezzo a noi, lo abbiamo visto presente nei momenti difficili e anche sembrarci assente in alcune situazioni.

Sentirsi collaboratori di Dio

Ci siamo sentiti rafforzati anche attraverso la preghiera dei nostri amici. Oggi ci sentiamo collaboratori di un Progetto che continua attraverso il nostro vivere, annunciare, testimoniare. Noi, figli adottivi del Padre attraverso Gesù, abbiamo capito e direttamente vissuto, grazie ai nostri figli, l’esperienza di questa realtà, che non può essere offerta se non per amore.

Impariamo dai nostri figli a fidarci

Vediamo i nostri figli fidarsi e affidarsi a noi con tale naturalezza e a noi sembra che il tempo trascorso senza di loro non sia mai esistito. Quel sentirci chiamati mamma e papà, noi due perfetti estranei, anche stranieri, fino a pochi anni fa, ci sta insegnando ad entrare nel mistero di quella paternità più grande di cui siamo figli adottivi tutti. Come non meravigliarsi ed essere grati a Dio per una tale dimensione!
A volte ci è sembrato di vivere la trama di un film, per le tante coincidenze e le particolari situazioni che si sono accavallate. Abbiamo capito, grazie ad un incontro di approfondimento spirituale, che i momenti difficili, se vissuti fidandoci ed affidandoci a quel Dio cui profondamente crediamo, lasciano poi il passo ad una conoscenza diversa di Lui, se forte e fermo resta il tendere verso di Lui.
Grazie Signore, per il progetto di vita che hai pensato e voluto per noi!

(Fine. La prima parte della testimonianza è disponibile QUI).

Patrizia e Alfredo Carrato
(Gruppo Famiglie Ai.Bi. Regione Campania)

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