Allora abbiamo capito: eravamo davvero una coppia sterile! Dovevamo sconfiggere la nostra sterilità di pensiero, di sentimenti, per aprirci alla vera accoglienza
Il percorso di riflessione attorno alla sterilità feconda compie un passo decisivo: dopo aver ascoltato il grido di dolore per l’iniziale incomprensione, la preghiera che prova a chiedere ma ancora è incapace di aprirsi al dono e la rabbia del sentirsi traditi… arriva la svolta di una consapevolezza nuova: la sterilità non è tanto un fattore fisico, ma di pensiero!
Ora che il percorso, inevitabile, di dolore ha illuminato questa realtà, si riacquista la libertà di pensiero e ci si può aprire “all’azione irruente dello Spirito”, per toccare la concretezza della fede e la potenza di un dono che “cerca, strenuamente, la possibilità di un varco” al di fuori di noi stessi.
La riflessione si dispiegherà in più tappe. Quella che segue è la tappa numero 6
QUI per leggere la prima tappa
QUI per leggere la seconda tappa.
QUI per leggere la terza tappa.
QUI per leggere la quarta tappa
QUI per leggere la quinta tappa
Libertà di pensiero
Anche se ritornano nuovamente sentimenti già duramente provati di rabbia, delusione, sconforto, abbandono, una diversa luce inizia a illuminare il cammino sino a qui percorso proiettandoci verso il superamento di quel dolore per la mancanza di un figlio nato dai nostri corpi, «che comunque rimane una tappa attraverso la quale abbiamo dovuto passare».
Ora, ritornati pienamente liberi, possiamo comprendere che «la nostra sterilità non era solo un fatto fisico, non riguardava solo la possibilità di concepire, era qualcosa di più profondo, radicato nel nostro egoismo. Allora abbiamo capito: eravamo davvero una coppia sterile! Dovevamo sconfiggere la nostra sterilità di pensiero, di sentimenti, per aprirci alla vera accoglienza»
Inizia a crearsi nei nostri cuori uno spazio vuoto ma con contorni e sfaccettature completamente differenti e impensate rispetto al nulla infecondo della sterilità.
Dall’esperienza delle nostre coppie la «sterilità è narrata come il ritrovarsi in un vuoto; è l’attesa di un dono che non giunge e che proprio per questo appare ancor più un dono, ma incredibilmente e ingiustamente non donato… Ed è proprio su questo vuoto, duro e difficile da sopportare, che si innesta la possibilità di qualcosa di nuovo, all’inizio non immaginabile e difficile da pensare»: uno spazio profondo che, questa volta, attende di essere colmato «da fuori» e non più «da dentro». È la sorprendente e semplice riscoperta di quel Tu che alcuni anni prima ci aveva condotto a prometterci l’un l’altro eterno amore. Ci ritroviamo ora già innamorati di chi non immaginiamo e più ci inoltriamo nelle profondità dell’animo, più ci accorgiamo di lasciare spazio all’azione irruente dello Spirito, che, premendo «contro di noi», cerca, strenuamente, la possibilità di un varco: tutto questo amore non può scoppiarci dentro! Ora, non più!
La totale rinuncia a ogni possesso ci fa toccare, forse per la prima volta, la concretezza della fede, accettando che «il Padre e lo Spirito siano loro “l’inizio” e la “fine”: è quindi il più profondo “lasciare pazio” tanto per la sfera della creazione propria del Padre, come per quella dello Spirito» .
Si entra, di schianto, in una nuova realtà, nella quale ci sentiamo «aperti», noi stessi, come mai avremmo pensato. Dinanzi a noi si spalanca il mondo.
(6 continua)
Per approfondimenti, vedi Marco Griffini, Sterilità feconda: un cammino di grazia.
Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.





