«Una voce»! È Natale!
È la voce del profeta Isaia. È la mia voce, è la voce di ciascuno di noi che, oggi, ha scambiato con chi gli sta vicino, con le persone a cui vuol bene gli auguri di Natale: “È Natale, oggi! Buon Natale!”.
Che cosa dice la voce? La voce, la nostra voce dice che: «il Verbo si fece carne».
La voce della Parola che si è fatta carne. Voce, Parola, carne.
La voce dei profeti, prima di Gesù, la voce della Chiesa, la voce dei cristiani, oggi, la nostra, dice che la Parola si è fatta carne.
Grazie a Maria e nel grembo di Maria la Parola che «era presso Dio» e che era, ed è, Dio, si è fatta carne.
Dio non è entrato nella storia come in una visione, una rapida visita, in una apparizione in cui si è fatto vedere per qualche minuto, come un personaggio famoso che appare in una trasmissione televisiva.
La Parola si è fatta carne.
E la carne di Gesù è la Parola di Dio al mondo. Tutto di quel bimbo, di quell’uomo, di quel Crocifisso, del Risorto, tutto dice Dio, ci rivela Dio, ci comunica Dio!
«E venne ad abitare tra noi», dice ancora più chiaramente Giovanni.
Non è stato, Dio, un semplice ospite, un passeggero durante un viaggio veloce, uno straniero. Ospite sì, straniero sì, eppure è venuto ad abitare tra noi, ha piantato la sua tenda, il suo tabernacolo … ed è ancora qui, tra noi, fino ad oggi, in quel ‘tabernacolo’, in quella ‘tenda’, nella quale noi conserviamo l’Eucarestia.
Voce, Parola, carne, Pane e vino, Pane della carne di Gesù. Pane spezzato, per amore. Pane dato in cibo, perché noi, nella nostra carne, nella nostra vita, diamo Parola a Dio e lo testimoniamo, lo annunciamo come Colui che ci ama al punto che si è fatto come noi, per amore.
Da Dio a Gesù, da Gesù a noi, da noi a Gesù, che è Dio!
Di questa carne che è Gesù, il Prologo bellissimo del Vangelo di Giovanni dice che è luce. «Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo».
In effetti, se lo pensate, la vera ragione per la quale noi celebriamo il Natale del Signore il 25 dicembre è molto simbolica. Già i romani in questa data celebravano la festa del ‘Dio sole’.
Noi non sappiamo il giorno preciso in cui Gesù nacque. Nessuno ce lo ha tramandato! Però sappiamo che è nato.
E allora i primi cristiani, dovendo scegliere un giorno in cui celebrare, ringraziare e ricordare la nascita di Gesù, hanno scelto il 25 dicembre. È il giorno in cui si comincia a vedere, con gli occhi, se la luce vince le tenebre. Dopo il solstizio di inverno, il giorno più tenebroso dell’anno, quello in cui la luce del giorno è la più breve, pian piano nei giorni successivi il sole comincia a recuperare tempo, le giornate diventano più lunghe, la luce comincia il suo cammino di riscatto.
La luce, più forte delle tenebre, è un’immagine simbolica forte.
Tutti noi sappiamo come le tenebre portino il freddo, non solo il buio. Buio e freddo sono simbolo di morte. Luce e calore sono simbolo di vita.
Tutti noi anche sappiamo come le tenebre siano forti e diffuse, non solo ai tempi nostri, perché lo erano anche ai tempi di Gesù, e nei tempi prima di Lui.
Quanta tenebra c’è nel mondo!
Quanto male: odio, violenza, distruzione, guerra, povertà, ingiustizia, menzogna, falsità, calunnie, abusi … . Lo sappiamo bene, basta leggere i giornali, ascoltare la televisione e la radio, per vedere come il male è diffuso e noi ne facciamo pubblico scempio.
E poi, c’è anche tanto male e dolore anche nelle nostre famiglie … . In questo mondo, dove c’è la tenebra, ecco Gesù viene come luce.
Lo sappiamo che basta anche una piccola candela. Una piccolissima lampadina a far luce in una grande sala tenebrosa. Ecco, questo vale anche per Gesù.
Questo è Gesù: è la luce che è venuta nel mondo, perché vince le nostre tenebre. È il calore che sconfigge il simbolo del male.
Accogliamo dunque questa luce, questo ‘calore’ della grazia.
Per questo celebrare il Natale è accogliere un annuncio di speranza e di rinnovata fiducia!
Eppure, questa splendida vittoria, che è definitiva, perché nessuno potrà mai spegnere la luce e la grazia dell’amore di Dio, questa ‘vittoria’ dell’amore non ci risparmia la lotta e la fatica.
Il Prologo di Giovanni dice che la luce «venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto». Non è affatto ‘scontato’ accogliere il Signore.
Le potenze dell’odio e dell’egoismo si scontrano contro la luce e non vogliono essere svergognate. Vogliono continuare a ‘prosperare’ e a fare i loro meschini interessi.
Noi, da che parte vogliamo stare?
Dalla parte di coloro che accolgono la luce o dalla parte di coloro che preferiscono le tenebre per le loro manovre occulte?
È questa la scelta della fede!
Dice il Vangelo di Giovanni: «a quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio».
Ecco, questo è il dono e la grazia di Gesù: la possibilità di diventare figli di Dio, figli di quell’amore che si è fatto carne, si è fatto nostro fratello!
Lui, Gesù, è «pieno di grazia e di verità». La verità di Dio è la sua grazia.
Ancora Giovanni, nel suo bellissimo Vangelo, di che «Dio, nessuno lo ha mai visto».
È vero, nessuno di noi ha mai visto Dio! Perché Dio è al di là dei nostri occhi. Il Presente sembra assente, perché si rivela solo in tutto ciò che parla della sua bellezza … come la luce del sole, che attraversa lo spazio dell’universo, eppure noi non lo vediamo se non nelle cose che essa illumina per noi!
Ecco, questo Dio che nessuno ha mai visto, dice Giovanni, Gesù lo ha rivelato: «dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia».
Ecco, questo è Dio: «grazia su grazia»! Grazia sovrabbondante. È amore gratuito, sovrabbondante, come e più di un amore di un padre e di una madre.
Infine, qui sta la ragione della nostra gioia.
Spesso si dice che, a Natale, chi è nel dolore è ancora più triste perché non può partecipare della festa e della gioia.
Non è vero.
La nostra gioia nasce dalla grazia e dalla salvezza che riceviamo come un dono, e questo dono annuncia la fine della nostra schiavitù, la fine della nostro esilio, la fine delle tenebre, la fine dell’odio.
Tutto questo in nome della grazia!
Da qui la nostra gioia!
È la gioia di cui ci parla il profeta Isaia, quando dice delle «rovine di Gerusalemme»: «Prorompete insieme in canti di gioia, … perché il Signore ha consolato il suo popolo».
È Lui il Signore la nostra consolazione, la nostra gioia, la nostra speranza.
Allora, anche noi, nelle nostre piccole cose quotidiane, diventiamo testimoni di questa gioia.
La gioia è diffusiva, umile e discreta.
A chi è nel dolore, la nostra gioia offrirà un gesto di condivisione, e certo delle parole di consolazione.
A chi è nella prova, la nostra gioia offrirà un gesto d’amore.
Ciascuno quello che può fare.
Ma tutti noi, diventiamo portatori di speranza e testimoni di gioia!
don Maurizio
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