PRIMA LETTURA Dal libro del profeta Geremìa
Ecco, verranno giorni – oràcolo del Signore – nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda.
In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra.
In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia.
SECONDA LETTURA Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
Fratelli, il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi.
Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio – e così già vi comportate -, possiate progredire ancora di più. Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.
VANGELO Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».
OMELIA
Con questa prima domenica di Avvento incominciamo oggi il tempo liturgico che ci avvicina al Natale.
La Parola di Dio che abbiamo proclamato oggi è una guida sicura, e una istruzione eccellente per il nostro cammino. Mi pare che, per usare anche un’altra immagine, questa Parola ci indichi quattro pilastri, quattro colonne sulle quali dobbiamo edificare la nostra comunità e la nostra vita cristiana personale in questo tempo di grazia.
Sono quattro parole in cui è racchiuso il senso stesso della nostra esperienza cristiana: l’attesa, la veglia, la preghiera e l’amore.
Della attesa parlano sia la prima lettura, dal profeta Geremia, sia la prima parte del Vangelo di Luca. L’Avvento è un tempo di attesa, il tempo di attesa per eccellenza. E’ l’attesa di un avvento.
A nome di Dio il profeta annuncia che «verranno giorni… nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda». Queste parole annunciano che ci sarà un giorno in cui Dio porterà a compimento, realizzerà, tutte le promesse di bene fatte al suo popolo.
L’attesa nasce sempre da una promessa.
Pensate ad un bambino, ad esempio. La sua vita è tutta un’attesa. E’ proteso verso il futuro, anche se lui non lo sa in modo esplicito e se ne ricorderà solo quando sarà grande.
Che cosa attende un bambino, un figlio, se non che il suo papà e la sua mamma realizzino le promesse di bene, di cura, di tenerezza, di amore che gli hanno fatto mettendolo al mondo?
Ed è così per ognuno di noi. Noi attendiamo qualcosa – un incontro, una parola buona per la nostra vita, un gesto di fraternità e di amore – perché ci sono state anticipate delle esperienze buone, parole, gesti, relazioni che ci hanno fatto del bene. Sono queste «promesse di bene» che fanno nascere la nostra attesa!
Ecco, il profeta annuncia che ci sarà un giorno in cui il Signore Dio realizzerà per noi, suo popolo, tutte le sue promesse di bene. Lui, il Signore è fedele. La sua promessa è affidabile.
«In quei giorni» – dice ancora il profeta – il Signore farà «germogliare … un germoglio giusto», che porterà al suo popolo salvezza, tranquillità, giustizia.
E’ solo «un germoglio», un piccolo uomo che nasce alla vita, un bambino. In quel piccolo «germoglio» si compiranno tutte le promesse di bene del Signore Dio.
La Parola del Vangelo è la Parola di Gesù. In Lui noi cristiani riconosciamo il «germoglio» annunciato dai profeti. Noi crediamo che in Lui Dio ha già realizzato tutte le sue promesse, tutto il suo amore, la sua grazia sovrabbondante.
Per questo noi facciamo tanta festa il giorno di Natale. E’ una festa di stupore e gratitudine. Dio ha mantenuto la sua promessa. Dio mantiene le sue promesse. Per questo la nostra attesa non è vana.
Eppure questo Gesù, proprio nel Vangelo di oggi, ci annuncia che lui, un giorno ritornerà. Alla fine del mondo, ci saranno i ‘segni’ per i quali «gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra». In quei giorni, i giorni della fine, «allora», Lui ritornerà: «allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria».
Noi che celebriamo il Natale, siamo in attesa del ritorno di Gesù. E quel ‘ritorno’ sarà un giorno di liberazione e perciò di festa: «risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
Ecco che cos’è l’attesa: nel tempo drammatico della storia, che è un intreccio inseparabile di promesse di bene, che nutrono i nostri desideri, e di angoscia e di paura, che ci paralizzano e ci spaventano, Gesù ci invita a non perdere l’attesa del suo ritorno, che sarà per noi una ‘liberazione’, un’esperienza straordinaria di libertà, di vita piena, salvata, graziata, redenta.
Questo ci è chiesto di non dimenticare mai, come cristiani. Per ciò celebriamo l’Avvento.
La seconda parola è la veglia ed è strettamente legata all’attesa.
Chi attende è capace di vegliare. ‘Vegliare’ significa essere attenti, non dormire, essere pronti, essere vigili.
Gesù, nel Vangelo, ci invita a essere vigilanti quando ci dice di non lasciarci ‘appesantire’. Quante cose ‘appesantiscono’ la nostra vita, ci fanno addormentare!
Gesù parla di «dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita».
E’ vero, è proprio così. Anzitutto le dissipazioni.
Quando uno mangia troppo, si ‘abbuffa’, gli viene sonno, è stanco, non è reattivo, perde le occasioni. E’ il rischio di una vita che si siede nelle comodità, che si lascia intrappolare dalle cose buone, fermandosi su di esse, addormentandosi su di esse, dimenticando che sono un anticipo di una grazia più grande.
Poi ci sono le «ubriachezze» e cioè gli stordimenti.
Quando uno si ubriaca entra inizialmente in uno stato di euforia, che è irreale. Si illude. E poi continua a bere finché sta male, non sa più quello che fa, diventa uno straccio di uomo. E’ il rischio di chi si stordisce con le sue illusioni, le sue ‘droghe’.
E poi ci sono gli «affanni della vita».
L’affanno viene quando corriamo troppo, ci precipitiamo, ci lasciamo travolgere dalla fretta, dall’impazienza e così perdiamo le forze, così veniamo travolti dalle nostre paure e insicurezze.
E’ qui che, come nel Vangelo, ci raggiungono le due ultime parole.
Prima di tutto la preghiera: «Vegliate in ogni momento pregando».
La preghiera è sempre un ‘vegliare’, anche se molte persone, quando pregano, purtroppo si addormentano, si assopiscono. Ma questa non è preghiera.
Nella preghiera è Dio stesso che ci ‘sveglia’. La sua voce, l’ascolto della sua Parola ci risvegliano, ci sollecitano. Chi prega davvero è sempre un uomo, una donna vigilante. E’ pronto a riconoscere i segni e la ‘tracce’, la voce e la Parola di un Altro che gli viene incontro, per essere in comunione con lui.
La preghiera è questa straordinaria e bellissima esperienza di attesa della comunione con il Signore Gesù.
La preghiera cristiana è già un gustare questa comunione, ma è sempre l’attesa di una pienezza che attendiamo.
E poi c’è l’ultima parola, un semplice richiamo, fondamentale però, che è racchiuso soprattutto nelle seconda lettura, tratta dalla prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi.
Ai suoi cristiani l’apostolo raccomanda di comportarsi in modo da «piacere a Dio», vivendo secondo quelle «regole di vita» che lui stesso ha dato loro, nel nome del Signore Gesù. Non si tratta però di regole del galateo. E’ molto di più! Paolo scrive: «il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti».
Tutte le regole si concentrano e si riferiscono all’amore fraterno, che è aperto a diventare un amore «verso tutti», universale.
Anche questa è attesa dell’Avvento di Gesù.
Il Signore, in questo tempo di angoscia, nel dramma della nostra storia, ci doni di attenderlo così: svegli, nella preghiera e nell’amore fraterno!
don Maurizio
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