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MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

Prima Lettura Nm 6, 22-27 Dal libro dei Numeri
Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

Seconda Lettura Gal 4,4-7 Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

Vangelo Lc 2,16-21 Dal Vangelo secondo Luca
omelia-31In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

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L’ultimo giorno di un anno, il 2014, e il primo giorno dell’anno nuovo, il 2015, sono apparentemente due giorni come tutti gli altri. Il 2014 e il 2015 sono separati tra loro da un piccolissimo secondo, eppure questa differenza esprime un significato simbolico molto profondo, che non possiamo sminuire o ridicolizzare.
Da qui quel clima di festa, di euforia, di agitazione, in molti casi davvero esagerata, che caratterizza la notte dell’ultimo dell’anno e che rasenta in qualche caso il rito magico e superstizioso di chi sembra voler scacciare un fantasma o un demonio, che altro non è se non il fantasma delle proprie paure, dei propri vizi, o il proprio peccato.
Il tempo del nuovo anno non sarà buono se la notte dell’ultimo abbiamo fatto gli ‘scongiuri’, ma se ciascuno di noi si impegnerà ad accogliere la grazia di Dio, il tempo opportuno che egli ci dona, perché questa nostra terra sia un mondo di fratelli e non più di schiavi.

Questo è il tema della quarantottesima giornata mondiale della pace, che quest’anno papa Francesco ha voluto proprio intitolare così: “Non più schiavi, ma fratelli”.
Vi invito a leggere questo messaggio, è facile scaricarlo da internet … e se non l’avete voi chiedetelo come dono di primo dell’anno ai vostri figli!

Non mi dilungherò qui sulle parole di papa Francesco, ma ne indico solo due o tre passaggi significativi.
Il papa sottolinea con forza come Dio abbia voluto che la famiglia umana, il mondo intero, fosse intessuta di una rete di relazioni fondamentali che sono la fraternità.
E’ il peccato, allora come oggi, che spezza questa rete di fraternità e trasforma il mio fratello in uno schiavo, in un oggetto, di cui io pretendo di fare quello che voglio, fino al ucciderlo.
Così fu tra Caino ed Abele.
Così è anche oggi, nelle molteplici forme della schiavitù umana, che pure è stata formalmente abolita – grazie a Dio! – ma che continua in modi spesso striscianti, e molte altre volte in modi clamorosi, a stravolgere le nostre relazioni, che dovrebbero essere di pace e di fraternità!
Noi siamo stati liberati in Cristo, siamo stati da lui chiamati a rinascere dopo il peccato.

Lo abbiamo ascoltato nelle pagine del Vangelo, che è una bellissima scena del presepe, quando i pastori, chiamati nella notte, «senza indugio», corrono ad adorare il piccolo Gesù e lo trovano «adagiato nella mangiatoia».
E raccontano a Maria e Giuseppe quello che hanno udito dagli angeli.
E tutti quelli che li ascoltano, sono stupiti delle cose che essi raccontano.
E i pastori tornano alle loro greggi «glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e avevano visto»!
I pastori sono immagine bella di questa nuova umanità che ciascuno di noi è chiamato a diventare.

«Maria, – dice il Vangelo – da parte sua, – ed è un altro bellissimo squarcio di luce nella notte dell’umanità – custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore».
Maria, donna nuova, tutto osserva, ascolta e comprende, medita nel profondo ciò che il Signore Dio le dona di vivere.
E’ una donna libera, capace di accogliere il dono di grazia, in Gesù, per affidarlo a tutti noi.

In un altro passaggio del suo discorso, papa Francesco dice infatti: “non si diventa però cristiani, figli del Padre, fratelli in Cristo, per una disposizione divina autoritativa – potremmo anche dire ‘magica’ – , senza l’esercizio della libertà personale, cioè senza convertirci liberamente a Cristo”.
Perciò la salvezza di Gesù, il Verbo che si è fatto carne, chiede a ciascuno di noi di diventare carne nella nostra vita. Gesù non ha posto fine, con il dono di sé, al peccato, perché questa sua grazia è un appello per la nostra libertà. La sua salvezza non si realizza senza di noi!
Rimane dunque la lotta.
A ciascuno di noi è chiesto di scegliere se vivere in un mondo di fratelli oppure in un mondo di schiavi.
Papa Francesco dice che occorre che ciascuno di noi si impegni nelle piccole e nelle grandi cose della vita, a passare dalla ‘globalizzazione dell’indifferenza’ alla ‘globalizzazione della solidarietà e della fraternità’.

Nella sua lettera, il papa fa una descrizione molto forte e cruda delle molteplici forme e dei molteplici volti della schiavitù, ieri e oggi, in cui “ancora oggi milioni di persone – bambini, uomini e donne di ogni età – vengono privati della libertà e costretti a vivere in condizioni assimilabili a quelle della schiavitù”, dallo sfruttamento disumano del lavoro al dramma dei migranti, dalle persone costrette a prostituirsi alle schiave e agli schiavi sessuali, dai soldati bambini alle persone arruolate ‘per l’accattonaggio’, dalle persone coinvolte nel traffico illegale degli organi umani fino alle vittime del terrorismo …
Un immenso panorama di schiavitù, dove l’uomo ha perso la libertà di vivere come fratello, per sprofondarsi nelle tenebre del male oscuro e tragico, che è il peccato.

Eppure non dobbiamo e non possiamo perdere la speranza, incarnandola nella nostra vita quotidiana.
Papa Francesco scrive: “chiediamoci come noi, in quanto comunità e in quanto singoli, ci sentiamo interpellati quando, nella quotidianità, incontriamo o abbiamo a che fare” con queste persone o con situazioni legate alla schiavitù. Siamo distratti, siamo indifferenti? Oppure scegliamo di fare qualcosa di positivo, dall’impegno “nelle associazioni della società civile al compiere piccoli gesti quotidiani – questi gesti hanno tanto valore! – come rivolgere una parola, un saluto, un ‘buongiorno’ o un sorriso, che non ci costano niente, ma che possono dare speranza, aprire strade …”.

Tutto questo è dare ‘carne’ alla Parola che abbiamo ascoltato nella liturgia e in particolare nella bellissima, affascinante prima lettura. E’ la benedizione di Dio trasmessa a Mosè e da questi «ad Aronne e ai suoi figli», perché si facciano portatori e ‘testimoni’ del desiderio di bene che Dio ha per la nostra umanità.
Sono parole che dovremmo imparare a memoria e che dovremmo imparare a rivolgere, magari stasera, e anche in altri giorni ‘speciali’ della nostra vita, a chi ci vive accanto, la moglie al marito, il marito alla moglie, i genitori ai figli: «Ti benedica il Signore e ti custodisca». E poi: «faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia». E infine per la terza volta: «Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace».

Chiediamo a Dio la fantasia e la forza di essere portatori della sua pace e della sua benedizione!

don Maurizio

01 gennaio 2015

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