Domenica 23 agosto – XXI domenica del Tempo Ordinario – Donatella e Stefano Mazzoli (Comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Bologna, Regione Emilia Romagna) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,13-20)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Il commento di Donatella e Stefano
Riconoscere il volto autentico di Gesù
In questo brano del Vangelo di Matteo, Gesù, dopo aver condiviso a lungo la quotidianità con i suoi discepoli, li interpella chiedendo cosa la gente pensi di lui. I discepoli rispondono riportando le voci esterne e le aspettative della folla. Gesù passa poi alla domanda che gli sta più a cuore: «Ma voi, chi dite che io sia?». Simon Pietro è il primo a rispondere, riconoscendo in lui «il Cristo, il Figlio del Dio vivente». La sua risposta non nasce dal ragionamento o dal sentito dire, ma da un’ispirazione divina: Gesù è un Messia diverso da ogni aspettativa umana. La vera fede nasce da un incontro diretto che ci fa riconoscere il volto autentico di Cristo. Soltanto scoprendo chi è Dio nei gesti di tutti i giorni possiamo comprendere davvero noi stessi e la nostra missione.
Identità e dignità che non vengono da «carne e sangue»
Gesù sottolinea che il riconoscimento di Pietro non viene da «carne e sangue». Nell’affido e nell’adozione accade la stessa cosa: la capacità di amare un bambino non dipende dal legame biologico, ma da un gesto d’amore che lo riconosce come proprio figlio. Gesù dona a Simone una nuova identità e una promessa di stabilità: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa». Anche le storie di adozione hanno inizio con un gesto di riconoscimento reciproco «noi siamo i tuoi genitori e tu nostro figlio» e con una promessa di presenza salda. Facendo sentire il figlio amato nei gesti quotidiani, ogni famiglia accogliente crea un’armonia capace di liberarlo dalla ferita dell’abbandono, restituendogli la sua piena dignità filiale davanti a Dio.
Donatella e Stefano Mazzoli
(I coniugi Mazzoli sono membri della comunità La Pietra Scartata dell’Arcidiocesi di Bologna, un’associazione privata di fedeli costituita nel 2007 da famiglie adottive e affidatarie che, durante la loro esperienza di accoglienza, si sono sentite chiamate a rendere testimonianza dell’amore di Dio Padre ai bambini abbandonati o in difficoltà familiare, annunciando loro la speranza di Gesù bambino abbandonato e risorto)
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