Domenica 30 agosto – XXII domenica del Tempo Ordinario – Cristina e Claudio Cafarelli (Gruppo Famiglie Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,21-27)
In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».
Il commento di Cristina e Claudio
Se Gesù cambia passo
Nei versetti precedenti, alla domanda di Gesù «Voi chi dite che io sia?», Pietro risponde «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Gesù reagisce con «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa Gesù» e poi ordina “ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo”. Ora sembra cambiare tutto.
Gesù inizia a dire “apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto (…), e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno”.
Pietro risponde: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai»” … e si ritrova con un sonoro “lungi da me, satana!”
Guai a chi ci tocca i figli
E veniamo a noi.
Se una persona a noi cara ci dicesse che dovrà “soffrire molto e venire ucciso”, credo che in molti reagiremmo come Pietro: “Dio te ne scampi; questo non ti accadrà mai”. E magari potremmo anche spingerci oltre con un “ci siamo noi, vedrai che non ti accadrà nulla”. Sì, credo che potrebbe accadere proprio così. E anche noi, temo, ci ritroveremmo con il sonoro “satana”.
E se fosse uno dei nostri figli a dirci che dovrà “soffrire molto e venire ucciso”?
Figuriamoci. Altro che la reazione di Pietro, perché nessuno può fare del male ai nostri figli! …Vero?
Beh. Noi abbiamo avuto la grazia di accogliere dei figli biologici e guai a chi ce li tocca! … O anche solo dica male di loro … vero?
Abbiamo anche avuto la grazia di accogliere una figlia in affido e conosciamo famiglie che hanno accolto figli in adozione e abbiamo lo stesso identico approccio: guai a chi ce li tocca … vero?
Chiamati a essere cooperatori della risurrezione
Il fatto è che spesso, prima che arrivassero da noi … ce li hanno già toccati, hanno già sofferto molto e sono già stati “uccisi”.
Il fatto è che ancora più spesso molti non arrivano neanche “da noi”. Quanti sono in istituti, comunità, situazioni in cui non permetteremmo mai che i nostri figli si trovassero?
La bella notizia, che Gesù stesso ci anticipa, è che risusciteranno “il terzo giorno”.
Che bello. Anche io, la mia famiglia, siamo chiamati a far rinascere questi figli. E tu?
Accogliere un figlio è sempre un donarsi
Spesso ci capita di incontrare persone incuriosite dalla nostra scelta, a volte spiazzati.
Quando si desidera generare un figlio, non ci si pensa neanche troppo ed è bello così.
Di fronte all’affido e all’adozione, invece, ci si lascia assalire dai dubbi: siamo davvero pronti? A cosa dovremo rinunciare? Ce la faremo? E se poi non ce la facessimo?
Beh. Accogliere un figlio è sempre un donarsi e donarsi è ciò che rende davvero felici.
D’altronde ce lo ribadisce anche Gesù: “chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà”.
Cristina e Claudio Cafarelli
(Gruppo Famiglie Regione Lombardia)
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