Desiderare di diventare genitore, per giunta di un bambino abbandonato, non solo è legittimo, ma è anche la “cosa più bella del mondo”
Continua la riflessione di Marco Griffini “Il mistero e la grazia della sterilità feconda”. Arrivato a indagare la natura del “dono” dell’inaspettata fecondità e la sua reciprocità (tanto per chi accoglie quanto per chi è accolto), Griffini, qui, sottolinea l’assoluta necessità di tenere vivo il desiderio di quel dono e non lasciarlo mai andare, nonostante qualsiasi possibile difficoltà si incontri.
La riflessione si dispiegherà in più tappe. Quella che segue è la tappa numero otto della seconda parte.
In fondo alla pagina il link alle tappe precedenti.
Ma cosa possiamo fare? Ecco la portata del dono: la sua speranza è anche la nostra, senza alcuna distinzione, e spetta a noi mantenerla viva, tenace, rigogliosa, anche per lui.
Accettazione e desiderio
Non possiamo assolutamente consentire che una qualsiasi difficoltà – e quante se ne incontrano lungo il percorso adottivo! – anche quelle che sembrano insormontabili, possa incrinare la nostra speranza a tal punto da minacciare l’esistenza della relazione stessa. Non solo butteremmo alle ortiche il dono che ci è stato donato, con così grande generosità, ma soprattutto volteremmo le spalle a colui che è, già fin da ora, nostro figlio: e per lui sarebbe un altro abbandono!
Se abbiamo ricevuto questo dono, accettiamolo e viviamolo fino in fondo, e facciamo in modo che il nostro desiderio di accoglienza sia il sentimento di gran lunga più risoluto che alberga nell’animo; desiderare di diventare genitore, per giunta di un bambino abbandonato, non solo è legittimo, ma è anche la «cosa più bella» del mondo.
Non ascoltiamo quindi chi continuamente sottolinea perplessità, evidenzia problemi su problemi, insinua dubbi e sospetti: la grazia della sterilità feconda – ed è questa un’altra sua caratteristica – non va tenuta nascosta, come se fosse una cosa solo nostra, da custodire gelosamente tanto da non farla apparire al di fuori di noi. Questo nostro dono va «affermato, fatto conoscere» con gioia e commozione: è un regalo così grande e bello che niente e nulla possono insinuarne l’autenticità e, soprattutto, la sua unicità.
(8 – seconda parte, continua)
Per approfondimenti, vedi Marco Griffini, Sterilità feconda: un cammino di grazia.
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