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La sterilità feconda. Un itinerario che sembra non avere fine (4)

Eppure – è la stessa vita che lo esige – dalla «notte oscura» occorre, prima o poi, uscirne scegliendo la strada da imboccare. Eccoci di fronte al primo bivio

Quarta tappa in questo itinerario nel cuore della sterilità, per scoprire come essa possa, misteriosamente, trasformarsi in una fecondità inattesa.
Abbiamo seguito la voce di una donna che ha affidato alla preghiera il dolore del suo cuore inquieto, abbiamo ascoltato il grido di chi si è sentito tradito proprio nel desiderio più grande, abbiamo sostato davanti allo smarrimento di chi non comprende perché una prova così dura sia toccata proprio a loro.
Ora il cammino approda a una nuova tappa: il momento in cui la vita stessa chiede di uscire dalla “notte oscura” e di affrontare il primo grande bivio. Restare fermi nella rinuncia o cercare una strada per diventare genitori.
La riflessione si dispiegherà in più tappe. Quella che segue è la tappa numero 4
QUI per leggere la prima tappa
QUI per leggere la seconda tappa.
QUI per leggere la terza tappa.

Un itinerario che sembra non avere fine

E si rimane soli, nella propria frustrazione e umiliazione: «Ogni coppia di amici che ci annunciava il proprio lieto evento era una sferzata in fondo al cuore. “Coraggio, non ci pensare, quello è il vostro vero problema”, ci dicevano tutti».
Eppure – è la stessa vita che lo esige – dalla «notte oscura» occorre, prima o poi, uscirne scegliendo la strada da imboccare.
Eccoci di fronte al primo bivio: accettare, mettendosi il cuore in pace, di essere una coppia sterile e rinunciare a essere genitori. «D’altra parte quanti coniugi vivono bene e sono felici pur senza avere figli, anzi…; oppure cercare di risolvere la condizione «sfavorevole».
Noi vogliamo i figli, ci amiamo troppo per rinunciare a loro e poi «abbiamo incontrato medici che ci hanno insegnato che la sterilità non esiste. Quella che viene chiamata sterilità è soltanto una minore probabilità di procreare.
Basta «affidarsi» alla scienza degli uomini per trovare la giusta soluzione a tutti i nostri problemi! Inizia il calvario «che ci porterà da un ospedale all’altro. Sono stati anni duri e difficili non per quello che ci sentivamo dire: “Non c’è niente che non va, dovete solamente stare più tranquilli”. Era piuttosto la distruzione psicologica dovuta alle continue visite ed esami che stava mettendo a dura prova il mio equilibrio e che mi lasciava senza più reazioni».
Una strada sempre più in salita che porta umiliazioni, mortificazioni, svilimenti proprio in ciò che vi è di più vero e intimo nella relazione fra un uomo e una donna che si sono giurati eterno amore: «Mio marito si sottopose all’intervento e da qui iniziò un vero e proprio calvario perché dovevamo avere rapporti nei giorni fertili. E anche nelle ore più fertili. Tutto diventò tremendo, nulla era più spontaneo».
Un itinerario che sembra non avere fine: «Fallita questa strada, ci rivolgemmo a un centro per la fecondazione assistita. Provammo con la GIFT (fecondazione omologa intrauterina). L’intervento fu debilitante, con una forte stimolazione ormonale. Dopo quindici giorni abbiamo avuto una risposta negativa e per noi è stato un grande dolore».

Ma fino a quando andare avanti?

(4 continua)

Per approfondimenti, vedi Marco Griffini, Sterilità feconda: un cammino di grazia.

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