Il 19 febbraio 2026 si è tenuto il Faris Talk sul tema “Il cuore infante della creatura di San Francesco”. Ospite il poeta, scrittore, Presidente del Comitato nazionale per l’ottavo centenario della morte di San Francesco, Davide Rondoni. Filo conduttore del dialogo è stato il suo libro “La ferita, la letizia: faccia a faccia con San Francesco, poeta di Dio e del mondo”. Rondoni attraverso questo testo ci restituisce una profonda umanità del santo, la cui storia è fatta di relazioni e fraternità.
Il cuore infante
Nel dialogo che lo scrittore ha intrecciato a tu per tu con Giovanni chiamato Francesco, emergono ironia, poesia, spiritualità, carne. Un cuore, quello di Francesco, che resta giovane, con tranquillità e coraggio nel guardare l’infinito.
Nel corso del confronto con Rondoni è emerso un punto decisivo: l’infanzia non è solo una fase della vita, ma una postura del cuore. L’“infante” è colui che non smette di stupirsi, che non dà il mondo per scontato, che resta aperto alla bellezza e al dolore del reale. In questo senso, san Francesco è un modello radicale non perché ingenuo, ma perché resta libero dal cinismo, guarda ogni creatura come un dono, accetta di esporsi alla realtà senza difese.
Il “cuore infante” diventa così una forma di resistenza spirituale e culturale: un modo di restare vivi in un tempo che tende a chiudere, a consumare, a ridurre tutto a calcolo.
Creaturalità: un nuovo modo di stare nel mondo
Un asse centrale dell’incontro è stato il tema della creaturalità. Rondoni ha richiamato il Cantico delle Creature come testo in cui Francesco non parla “della” natura, ma con le creature: fratello sole, sorella luna, fratello fuoco. Restituire la creaturalità ai bambini abbandonati come anche a tutti coloro che si fanno prendere dallo sconforto, è determinante nell’impegno quotidiano di Ai.Bi..
La visione di Francesco è ancora oggi profondamente provocatoria perché supera l’idea dell’uomo come dominatore assoluto, invita a un rapporto non utilitaristico con il mondo, restituisce dignità a ogni essere vivente, ricorda che l’uomo è parte di un tutto più grande, non il suo centro assoluto.
Ferita e letizia: la tensione che abita ogni vita
Con Rondoni abbiamo anche affrontato la tensione tra ferita e letizia, che attraversa la vita di Francesco e, più in generale, ogni esistenza umana. La vita dei santi, ci insegna anche Francesco, non è un racconto armonioso: è segnata da scelte drastiche, incomprensioni, sofferenze. Eppure, proprio dentro questa ferita nasce la luce della letizia. Questa letizia non è allegria superficiale, ma gioia che attraversa il reale, capace di stare dentro la fatica senza negarla.
Accettare la propria ferita è condizione per una vera apertura all’altro e a Dio: non c’è cuore infante senza vulnerabilità riconosciuta.
Il Cantico delle Creature, dunque, è una poesia come forma di conoscenza: non è un abbellimento, ma un modo di conoscere.
La poesia, dunque, è vicina alla preghiera: educa lo sguardo, restituisce profondità alle cose, permette di cogliere il mistero del reale, apre a una relazione più vera con ciò che ci circonda. La poesia può così diventare un antidoto al lamento sterile, un invito a recuperare uno sguardo più aperto, più grato, più capace di letizia.
La vita è performance
La riflessione di Rondoni, in uno dei passaggi più forti dell’incontro, pone in evidenza come la vita sia “performance”. Non nel senso spettacolare o artificiale del termine, ma nel senso più radicale: la vita è qualcosa che si compie, che si mette in atto, che si gioca in ogni gesto. dire ai giovani che la vita non è una performance è una grande bugia.
Ogni persona è chiamata a performare la propria umanità, la vita non è un copione già scritto, ma un atto creativo. Ciò che siamo si vede in ciò che facciamo, non solo in ciò che pensiamo. Francesco ha “performato” il suo modo di stare al mondo, rendendo visibile ciò che credeva. Da ciò possiamo apprendere che solo chi mantiene uno sguardo giovane, non irrigidito, può vivere la propria esistenza come un’opera aperta, come un atto creativo e responsabile.
Lo scontento
Nel corso dell’incontro è emerso anche il tema dello scontento, una condizione diffusa del nostro tempo che Rondoni ha affrontato nel suo libro “Sette canti contro lo scontento”.
Lo scontento chiude lo sguardo, spegne la gratitudine e impedisce di riconoscere il bene presente nella realtà.
Infanzia e accoglienza: il ponte con la missione di Ai.Bi.
Il tema del “cuore infante” si è intrecciato naturalmente con la missione di Ai.Bi. Amici dei Bambini, da sempre impegnata a favore dei minori in situazione di abbandono o fragilità.L’infanzia evocata da Rondoni non è solo simbolica: richiama la responsabilità concreta verso i bambini reali, verso chi vive la mancanza di famiglia, di cura, di ascolto.
Custodire mistero e promessa
Possiamo trarre una riflessione dall’incontro: san Francesco è una figura sorprendentemente contemporanea. La sua libertà, la sua radicalità, il suo modo di amare il mondo senza possederlo parlano a un’epoca segnata da consumismo, individualismo senso di possesso e paura dell’altro.
Tornando al cuore infante: ogni bambino porta con sé un mistero e una promessa, la comunità adulta è chiamata a custodire, l’accoglienza non è solo un gesto sociale, ma una scelta di sguardo sul mondo.
Marzia Masiello
(Ufficio di Presidenza – settore relazioni pubbliche, istituzionali e sostenibili Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS)
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