Il 13 aprile si festeggia la beata Margherita di Castello, bambina nata con diverse disabilità, abbandonata dai suoi genitori ma capace di trovare nella gioia del servizio agli altri la strada verso Dio
Tante storie dei santi sono note a tutti. Altre, invece, rimangono spesso nascoste nelle pieghe di vicende conosciute solo da pochi devoti. Eppure, tutte le vite dei santi andrebbero conosciute, perché tutte sono testimonianza di esistenze straordinarie, nel senso etimologico del termine.
La storia di Margherita di Castello
Il 13 di aprile il calendario festeggia Margherita di Castello (1287-1320), una beata forse meno conosciuta, ma non a Città di Castello dove riposano le sue spoglie.
La sua storia è straordinaria perché… non sarebbe dovuta nemmeno cominciare. Almeno, questo è quello che pensarono i suoi nobili genitori quando videro per la prima volta questa “nana cieca, zoppa e gobba”, per dirla con le parole dell’epoca. Pensare che una coppia così ricca e bella potesse avere una figlia disabile, non era tollerabile. Così, i suoi genitori decisero di nasconderla al piano inferiore del castello, tra i tanti servitori.
Ma ancora non era abbastanza per cancellare “l’onta” di una figlia del genere e, così – come racconta il sito Aleteia.org – compiuti i sei anni, la piccola venne confinata in una minuscola cella annessa a una cappella.
Si narra che i sudditi, venuti a conoscenza dell’abbandono, si indignarono, ma le conclusioni a cui giunsero furono le stesse dei genitori, seppur mossi da sentimenti differenti: per quella bambina, sarebbe stato meglio non nascere.
L’abbandono
Invece, quella bambina non solo era nata, ma continuava a crescere con ostinazione e determinazione, grata di essere così vicina al Santissimo Sacramento.
Per nove anni Margherita rimase nella sua cella, visitata solo da un sacerdote che la istruì e poté constatare la sua intelligenza e profondità spirituale. Ma le sofferenze non erano ancora finite, perché i genitori, temendo che venisse scoperta, la allontanarono ancora di più, rinchiudendola in una nuova cella, lontana da una chiesa e senza accesso ai sacramenti.
Le cose cambiarono quando i genitori appresero dell’esistenza di un santuario in cui avvenivano miracoli. Così, portarono lì la figlia, tutta velata per non essere vista, lasciandola a pregare da sola.
Quando i genitori, dopo qualche ora, tornarono e videro che nulla era cambiato nell’aspetto esteriore della figlia, decisero di abbandonarla lì, tornando alla loro casa senza nemmeno avvisarla.
Non si può nascondere un dono di Dio
Margaret pregò fino a quando la chiesa non fu chiusa, poi si addormentò sulla soglia. La mattina seguente, quando le dissero dell’abbandono, Margherita perdonò i suoi genitori senza provare rancore e divenne una mendicante.
Adottata dalla comunità dei senzatetto di Città di Castello e costretta a dormire all’aperto come loro, portava gioia a chiunque la incontrasse. La sua gioia e la sua gentilezza impressionarono a tal punto gli abitanti del paese che la voce della sua santità giunse fino a un ordine di suore che la invitarono a unirsi a loro. Ma anche in questa comunità, Margherita trovò solo derisione e privazioni: le suore finirono per cacciarla anche loro diffondendo pettegolezzi su di lei agli abitanti.
L’accoglienza definitiva, Margherita la trovò all’interno del terzo ordine domenicano, vivendo nelle case di generosi vicini. Per il resto della sua vita, la donna fu una contemplativa attiva, servì i malati e i moribondi, visitò i carcerati e operò molti miracoli in vita e in morte.
Quando morì, migliaia di persone parteciparono al suo funerale, lodando la sua bontà e il suo amore e soprattutto il suo rifiuto di lasciarsi sopraffare dall’amarezza di fronte a terribili sofferenze. Questa bambina indesiderata e abbandonata era diventata una grande santa di Dio.
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