I coniugi Lucia e Luigi D’Antonio hanno proposto una testimonianza in occasione di un itinerario formativo di spiritualità programmato nella propria diocesi e dedicato alla rilettura dell’accadere dell’“imprevisto” nella propria vita, su come tale evento possa ridefinire l’ordinaria pianificazione famigliare. Volentieri condividiamo il loro contributo che proponiamo in due parti di cui questa è la prima.
Riflettere sull’imprevisto e le sue conseguenze con originalità e senza smarrirsi
In occasione di un itinerario formativo di spiritualità programmato nella propria diocesi e dedicato alla rilettura dell’accadere dell’“imprevisto” nella propria vita, su come tale evento possa ridefinire l’ordinaria pianificazione famigliare, i coniugi Lucia e Luigi D’Antonio hanno offerto un loro contributo affrontando alcune delle consuete domande che accompagnano tali inattesi eventi: in quale misura le difficoltà determinano uno smarrimento? Perché agli imprevisti viene attribuito un senso di sconfitta rispetto alle aspettative? Quali sono le reazioni? C’è un senso sotteso anche nell’imprevisto?
Di fronte ai propri imprevisti, Lucia e Luigi hanno tentato di ricostruire quale sia stata la propria reazione, raccogliendo dal patrimonio della propria storia sia famigliare che associativa.
La loro testimonianza – intitolata “l’avaria” – ha preso spunto dalla singolare circostanza del proprio 40° anniversario di matrimonio (1986-2026), un’occasione propizia per rivisitare quaranta anni in retrospettiva, concentrando il focus sulle esperienze determinanti attraversate e vissute con particolare attenzione al tema dell’imprevisto e dell’accoglienza.
Sorprendentemente tale rilettura ha consentito di rilevare quanto l’imprevisto sia stato dirimente per orientare le scelte determinanti della vita, specialmente in una rilettura in chiave esistenziale che includesse anche l’orizzonte spirituale nell’analisi della loro vicenda umana.
La loro riflessione autobiografica qui condivisa, viene proposta come una sequenza cronologica di eventi, rielaborata come metafora sviluppata in un orizzonte temporale compresso in un giorno solo, anzi addirittura in una parte di esso.
Lucia e Luigi hanno proposto questa loro curiosa testimonianza senza nessuna pretesa di valenza “letteraria” o paradigmatica, ma con la semplice intenzione di condividere in modo originale la loro esperienza di famiglia accogliente adottiva.
L’AVARIA
Avevamo pensato a tutto, forse …
Avevamo pensato a tutto: l’abito di rappresentanza dal miglior atelier, la cravatta, le scarpe lucide, il taglio dei capelli alla moda, l’auto comoda per il viaggio, pneumatici gonfi. Una casa curata nei particolari, il marmo Calacatta a macchia oro, il tavolino di cristallo, ecc. … pregi ed ornamenti belli da guardare, ma poco adatti all’uso intensivo di una teoria di frequentatori. L’abito bianco indossato per qualche ora e frettolosamente custodito in una valigia (aveva fatto il suo, certamente non servirà più). L’estetica era garantita. Presi da ciò, non abbiamo pensato alla meta del viaggio. Ma che fortuna! Possiamo delegare il tour operator a decidere per noi: pacchetto viaggio All Inclusive con tappe e meta prefissate e garantite da loro.
“Aspetta! Non abbiamo pensato al pieno di benzina!”
Nessun problema, avremo gli autogrill a nostro supporto. Il bagagliaio dell’auto stracolmo di cose: “… ma ci serviranno tutte?”
Abbiamo preso quello che ci era veramente necessario? Lascia stare: meglio essere prudenti.
Uno sguardo al quadro strumenti sul cruscotto e digitiamo la data di partenza: 1° marzo 1986.
Abbiamo tutto il necessario per partire. Andiamo, ci aspetta un lungo viaggio in autostrada per rincorrere il progetto di vita che avevamo pensato, che avevamo sognato da fidanzati. Dovevamo solo realizzarlo. Nulla di strabiliante, una famiglia normale, anonima, come tante, nulla di più, un lavoro, dei figli, una casa.
La giornata volgeva al tramonto. Imbocchiamo l’autostrada, quella lunga strada con il suo senso unicursale prefissato: la carreggiata confinata tra due i guardrail delle garanzie delle consuetudini diffuse, del conformismo, dell’omologazione … così si va verso la direzione principale predefinita da altri. Corrono tutti nello stesso senso. Menomale che ci sono i percorsi predefiniti, quelli sicuri, quelli che ti esentano dall’obbligo dell’esercizio delle opzioni.
Imposto la meta proposta dal tour operator. Il ticket al casello. Andiamo, abbiamo diverse ore davanti a noi da viaggiare.
Un segnale di avaria e …
Non abbiamo fatto tantissimi chilometri: guarda, una spia sul cruscotto. Mannaggia, è un segnale di avaria. Cosa sarà successo? Cosa rappresenta? Vedi la spia: è una luce con un triangolo giallo ed un puntino centrale, sembra un’iride. Non abbiamo il manuale di manutenzione dell’auto. Non sappiamo di cosa si tratti. Dobbiamo cercare un meccanico che ci salvi da questo imprevisto.
Dobbiamo uscire dall’autostrada, non è prudente qui. Le macchine sfrecciano veloci e nessuno su questa via si accorgerebbe di noi per aiutarci. Dobbiamo uscire e subito.
Imbocchiamo il primo svincolo per cercare il meccanico che si prenderà cura di noi. La larga strada asfaltata si riduce sempre di più. Ad un certo punto la via diventa ristretta, sterrata e polverosa.
(fine prima parte – continua)
Lucia e Luigi D’Antonio
(Lucia e Luigi D’Antonio sono membri della comunità La Pietra Scartata dell’Arcidiocesi di Amalfi – Cava de’ Tirreni, un’associazione privata di fedeli costituita nel 2007 da famiglie adottive e affidatarie che, durante la loro esperienza di accoglienza, si sono sentite chiamate a rendere testimonianza dell’amore di Dio Padre ai bambini abbandonati o in difficoltà familiare, annunciando loro la speranza di Gesù bambino abbandonato e risorto)
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