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La storia dell’anno in USA: il ritorno in campo di un uomo di fede

Philip Rivers, a 44 anni, padre di 9 figli e nonno di un nipote, è tornato in campo per aiutare la sua ex squadra in un momento di difficoltà. Il suo segreto? Fede e famiglia

Negli Stati Uniti, il football americano è molto più che uno sport: è un rito collettivo, una fonte inesauribile di storie e di notizie, un mondo che muove miliardi di dollari e milioni di appassionati.
Nelle ultime settimane, però, la storia che ha tenuto banco è una vicenda molto “umana”, anche se con tutti i crismi per diventare un film di Hollywood.
Protagonista è Philip Rivers, per anni quarterback professionista (il ruolo più importante in una squadra di football, quello da cui passano tutte le azioni d’attacco di una squadra) di ottimo livello, per 16 anni in forza ai San Diego Chargers (diventati Los Angeles Chargers nel 2017) e per un anno agli Indianapolis Colts. La lunga carriera di Rivers si era conclusa 5 anni fa, con l’addio al football giocato e la scelta di diventare allenatore di una piccola squadra liceale dell’Alabama.

Un esempio per tutti

“Allenatore”, però, è una definizione che gli va subito stretta, perché la storia e lo spessore umano dell’uomo, cresciuto in una famiglia di grande fede cristiana, rendono immediatamente Rivers un punto di riferimento per i ragazzi della scuola.
Come ha raccontato Avvenire in un articolo dedicato a questa storia, Rivers “lava e prepara le divise della squadra, traccia le linee del campo con la vernice bianca, oltre che, ovviamente, visionare ore e ore di filmati sulle squadre avversarie. Testimoni giurano anche di averlo visto tagliare l’erba del campo da gioco”.
Ma, in fondo, Rivers non fa nulla di diverso da quello che ha sempre fatto in una vita fondata sulla fede e sui valori della famiglia: insieme alla moglie Tiffany, Philip ha nove figli ed è già nonno di un nipote. La famiglia è impegnata in diversi progetti sociali, in particolare, la fondazione “Rivers of Hope”, fondata nel 2009, ha l’obiettivo di aiutare i bambini orfani a trovare una famiglia.

Il ritorno in campo

Questa vicenda, di per sé straordinaria ma con poco “appeal” per le pagine più patinate dei social o dei magazine, ha avuto una svolta che l’ha resa “La” storia di cui tutti hanno parlato.
Perché, a poche giornate dalla fine del campionato di football, l’ex squadra di Rivers, gli Indianapolis Colts, hanno perso il loro quarterback titolare (che stava giocando molto bene) e si sono trovati in difficoltà. Hanno così pensato di rivolgersi a Rivers che, a 44 anni, ha accettato la sfida di tornare in campo.
Non lo ha fatto “per dimostrare qualcosa”, ha detto lo stesso Rivers nella prima conferenza stampa, ma “perché penso di poter essere utile” in un momento particolarmente difficile per il team.
E così, “da nonno”, Rivers ha indossato nuovamente il casco e si è messo alla guida dei suoi compagni, provando a finire la stagione nel migliore dei modi.
E poco importa che, alla fine, i Colts non si siano qualificati per i playoff (la fase finale del campionato, che sarebbe comunque stata molto difficile da raggiungere), perché l’umiltà e l’esempio offerti da Rivers sono stati davvero una storia bellissima e molto reale. Almeno fino a che non diventeranno, giustamente, anche un grande film di Hollywood!

[immagine in apertura © Wikimedia Commons]

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