Salta al contenuto Skip to sidebar Skip to footer

Charles de Foucauld: la cattolicità dell’ultimo posto, fatta di servizio, di presenza, di accoglienza dei più piccoli

Il cardinale Jean-Marc Aveline rilegge la vita del grande santo francese vedendo attraverso le sue opere la costante “presenza della mano del Signore”

Charles De Foucauld, religioso francese, esploratore del deserto del Sahara, proclamato Beato da Papa Francesco nel 2022, è una figura ancora oggi molto venerata e interessante.
Una bella riflessione su di lui è stata fatta dal cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia, in un saggio di cui Avvenire ha riportato alcune pagine.

L’autore sceglie di partire ad analizzare la vita di Charles de Foucauld da una parola chiave: “bontà”. Una bontà che si rifletteva nelle persone che il beato incontrava e che riluceva in tutte le opere di una vita in cui si lasciò plasmare dal Signore, con l’impressione che ogni suo progetto personale dovesse andare ad infrangersi. Charles comprese di dover “dissodare” il terreno affinché altri “vi potessero seminare”, ma non capì che in realtà il compito affidatogli era quello di “preparare una nuova tappa missionaria per la Chiesa”.

La vocazione alla Cattolicità della Chiesa

Il suo percorso terreno, dal 1858 al 1916, fu guidato dallo Spirito. Ma per cogliere appieno “quale sia il dono che Dio ci ha fatto con la sua canonizzazione” – scrive Jean-Marc Aveline, bisognerà cercare di vedere la presenza della mano del Signore in tutte le sue opere. Dovremo, dunque: “guardare a Cristo e camminare con lui verso il suo mistero pasquale”
Scopriremo, così, una vita fuori dal comune, una “piccola via” fatta di semplicità, bontà e fraternità.
Dopo aver ricordato come tra i grandi santi fosse Maria Maddalena la preferita di Charles, l’arcivescovo elenca quelli che, secondo lui, sono “i caratteri attraverso cui il fratello universale ha preparato la Chiesa, compiendo egli stesso un lungo cammino di conversione personale”: l’ultimo posto, la fraternità, l’abbandono.
Egli pensò di essere stato incaricato dalla Provvidenza di preparare “la futura conversione dei popoli del Sahara e soprattutto del Marocco”, ma in realtà lo Spirito Santo “lo aveva incaricato di preparare altro: la presa di coscienza, da parte della Chiesa, della sua vocazione alla cattolicità e della conversione per la quale deve essa stessa passare”. Una cattolicità “dell’ultimo posto”, come a Nazaret, “fatta di servizio, di presenza, di accoglienza dei più piccoli”; una cattolicità della fraternità, come a Betania, che passa “attraverso il dialogo e la cooperazione con tutti gli uomini di buona volontà, e attraverso la dinamica dell’amicizia”; e una cattolicità di abbandono, come al Getsemani, nella quale si impara “a collaborare con lo Spirito Santo, rendendo testimonianza al Figlio e abbandonandosi nelle mani del Padre”.
“Da precursore – conclude Jean-Marc Aveline -, lasciandosi guidare dallo Spirito fin «dove andrebbe Gesù», Charles de Foucauld, che incessantemente ripeteva nella sua preghiera « Mio Dio, fa’ che tutti gli esseri umani vadano in cielo!», aveva ben intravisto questa vocazione: oggi ne fa dono, da parte del suo Signore, a ogni Chiesa”.

Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.


DONA ORA

Lascia un commento