È la domanda cruciale che Gesù si pone angosciato, alla ricerca di un’identità personale che possa “giustificare” la sua esistenza e soprattutto la sua morte
Sono solo, tutti mi hanno abbandonato, deriso, umiliato; ho cercato di annunciare un messaggio di amore, di pace, di costruire qualcosa di diverso, più giusto. È bastato un attimo, tutto è crollato… e mi hanno crocefisso. Ma io… chi sono? Un uomo, solo un uomo, un visionario illuso di essere “il Figlio di Dio”!
Chi è Gesù, quindi? “Chi sono io?”. È la domanda cruciale che Gesù si pone angosciato, alla ricerca di un’identità personale che possa “giustificare” la sua esistenza e soprattutto la sua morte (45). È alla disperata ricerca di un perché a tanta sofferenza, di uno scopo, una prospettiva, una certezza. Ancora una volta di un segno, di una consolante presenza: di un “qualcosa” di vero che possa colmare quell’infinita distanza da un “Qualcuno”, a cui ha sempre creduto come “una presenza” reale.
- (45) «La causa per cui Gesù visse e operò, stando all’intera predicazione, era così strettamente legata alla sua persona e vita che la morte della sua persona doveva essere anche la morte della sua causa» (J. Moltmann, Il Dio crocifisso, op. cit., p. 176)
(17 continua)
Per un approfondimento sulla contemplazione dell’abbandono di Gesù: “… ma Dio tace“
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