Non è irriverente chiedere a Dio di cambiare decisione: Gesù pensa che effettivamente dipende da Dio trovare un’altra soluzione e che questa è ancora possibile. “Se sei mio Padre, perché la croce?”
Hai capito adesso perché, l’altra sera, ti ho scongiurato di lasciarmi qui, di non farmi morire, di non farmi soffrire? Te l’ho chiesto per ben tre volte! Ricordi?
Gesù chiede, per sé – una volta tanto – il “miracolo”(12): sa che il Padre, se vuole, può farlo. Non si accontenta della prima “richiesta” (e della mancata risposta), nemmeno della seconda. È agitato, nervoso, si sposta in continuazione, da un posto a un altro, non si dà pace: è alla disperata ricerca di un'”altra soluzione”(13). Insomma, è sempre Suo Figlio, anzi il Figlio unico (14). Insiste, tenacemente: “Se vuoi; lo puoi!” – Gesù è in “lotta” con Dio, Suo Padre; proprio come ognuno di noi (15). Non ha pace: vorrebbe, ma non può. Sa che non ha altra alternativa: deve seguire la volontà del Padre. Il Suo cuore in tumulto, la sua frenesia, le continue domande, l’andare su e giù, contrastano con l’assoluto silenzio, intorno a lui. E capisce di essere già solo: la sua passione è iniziata (16)!
- (12) «Nella prospettiva biblica, non è irriverente chiedere a Dio di cambiare decisione. Mosè intercede per cambiare il volere del Signore nei confronti d’Israele dopo l’incidente del vitello d’oro (Es 32,10-14); Ezechia implora Dio perché cambi decisione sulla sua morte (2 Re 20,1-6)» (R.E. Brown, La morte del Messia. Un commentario ai Racconti della Passione nei quattro Vangeli, p. 201).
- (13)Anche in questa occasione, Gesù non sta recitando una parte in un film dal finale scontato: come ogni uomo di fronte alla propria morte, egli chiede al Padre la vita: «La preghiera di Gesù pone ancora due possibili vie d’uscita: “Abbà, Padre, a te tutto è possibile: allontana da me questo calice! Tuttavia, non quello che io voglio, ma quello che vuoi tu” (Mc 14,36). Se Gesù sa già che la sola reale via d’uscita è la seconda, la sua preghiera, in ogni caso l’espressione che ne abbiamo, perde tutto il suo senso. Perché Gesù non dice soltanto la sua ripugnanza a entrare in quell’ora, egli pensa che effettivamente dipende da Dio trovare un’altra soluzione e che questa è ancora possibile» (J. Guillet, La fede di Gesù Cristo, Milano 1982, p. 144). Nel merito P. Bonnard, L’évangile selon Saint Matthieu, Neuchatel 1963, p. 383, afferma: «L’angoscia di Gesù non è l’angoscia del dubbio, ma quella dell’obbedienza dolorosa(…). Non lo sfiora il pensiero che l’uomo possa fare la propria volontà anziché quella di Dio. Nell’imminenza della passione, però, chiede che la volontà di Dio sia, se possibile, cambiata».
- (14) «Gesù è sicuro della potenza e della bontà del Padre, ma è proprio da qui che nasce lo sconcerto: se Padre, perché la croce?» (B. Maggioni, I Racconti evangelici della Passione, Città di Castello 2001, p. 32).
- (15) «Sembra che qui vi sia quasi divisione e contrapposizione tra la volontà del Padre e quella del Figlio. Per Lui, Dio avrebbe potuto dispiegare la sua potenza e preservarlo così dal destino doloroso della passione e della morte. Ma non è questo il volere del Padre sul Figlio, venuto “per quest’ora” nel mondo» (S. Bulgakov, L’Agnello di Dio. Il mistero del verbo incarnato, Roma 1990, p. 424). G. Giavini, Dio mio, Dio mio, perché?, Torino 1998., p. 48, rivolgendosi ai catechisti è ancora più esplicito: «Gesù (…) è in lotta, sudato fino al sangue. (…) È chiara la presenza di due volontà: quella del Padre e quella del Figlio».
- (16) Una bellissima pagina di B. Maggioni, op. cit., p. 28, descrive “efficacemente” la situazione di Gesù: «Gesù è il solo personaggio che sulla scena agisce e parla: si muove, esprime la propria angoscia, prega, interroga, ordina. Attorno a lui il più assoluto silenzio: dai discepoli non viene né un gesto né una parola, e interrogati non rispondono (…). È come se Gesù recitasse, in piena luce, su un palcoscenico con uno sfondo vuoto, o fra un gruppo di statue immobili. La sua solitudine non poteva essere scolpita più efficacemente». Lo stesso Maggioni, Era veramente uomo, Milano 2001, p. 37, infatti, sottolinea che: «Il racconto del Getsemani è apparentemente un dialogo. Gesù parla cinque volte, sempre rivolgendosi a qualcuno: ai discepoli o al Padre. Ma nessuno gli risponde, quasi fosse un monologo. Le cinque parole di Gesù cadono nel vuoto, persino la sua preghiera al Padre»
(7 continua)
Per un approfondimento sulla contemplazione dell’abbandono di Gesù: “… ma Dio tace“
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