Gesù appare profondamente spaventato davanti al suo destino: quanto è ripugnante, disumano, rivelata la “data” della nostra morte, accettarne il verdetto
Sai, Papà, poi cosa mi è successo? Mi sono innamorato di questa vita! Sì! Sì, proprio innamorato. È bello vivere qui sulla terra; parlare, ridere, mangiare, stare in compagnia, ammirare quello che tu hai creato per l’uomo.
Sai, alle volte, è proprio come stare lì da noi.
Lo ha chiamato, Lo ha invocato; e Gesù si rivolge a Suo Padre. È il racconto delle ultime traversie, di quanto è accaduto poche ore prima, un ricordo che gli brucia dentro e che vuole, a tutti i costi, condividere con il Padre perché ne sia partecipe e possa quindi convalidare l’esito finale della missione salvifica. È un resoconto privo di reticenze: un uomo che non ha nulla da difendere; un figlio che vuole esternare ogni sentimento al Padre; è il libro aperto sulla sua passione affinché il Padre vi apponga la parola fine.
Ha avuto paura, angoscia, nell’orto del Getsemani. (8)
Lo ammette, anche ora, di aver “tentato” di convincere il Padre a modificare il piano previsto per lui. (9)
Da vero uomo si era “innamorato”(10) della vita terrena: quanto è ripugnante, disumano, rivelata la “data” della nostra morte, accettarne il verdetto! (11)
- (8) Così A. Pelli, L’abbandono di Gesù e il mistero del Dio uno e trino, Roma 1995, p.118, nella preghiera del Getsemani: «Gesù appare profondamente spaventato davanti al suo destino», e D. Senior, La passione di Gesù nel vangelo di Matteo, Milano 2002, p. 77, evidenzia che «Gesù prega nel bel mezzo di una situazione di crisi, esprimendo con sincerità la sua paura e il suo sgomento davanti al buio della morte».
- (9)Infatti, Gesù si era posto un «interrogativo: il Padre non poteva attuare il Regno in un modo diverso, senza l’orrenda sofferenza e la crocifissione del Figlio consegnato nelle mani dei peccatori?» (cfr. R.E. Brown, La morte del Messia. Un commentario ai Racconti della Passione nei quattro Vangeli, p.213).
- (10) B. Maggioni, I Racconti evangelici della Passione, Città di Castello 2001, p.33.
- (11) Qui è Gesù in tutta la sua umanità: ci sembra quasi di toccarlo, di vederlo. È uno di noi: di fronte alla sua morte è da solo! Rileva D. Senior, La passione di Gesù nel vangelo di Matteo, op. cit., p.79: «Ciò che Gesù chiede con impeto nella sua preghiera, è che Dio gli tolga “il calice”. “Il calice” si riferisce chiaramente alle sofferenze e alla morte (cf 20,22-23; 26,27-28). Il Vangelo non dice che la fonte dell’angoscia di Gesù fosse lo spettro dei peccati futuri dell’umanità, come talvolta suggeriscono i commenti a questo testo. Qui viene asserito qualcosa di molto più sconcertante e provocatorio: Gesù, fedele Figlio di Dio, è anche figlio dell’umanità e perciò teme la morte che minaccia la sua esistenza mortale. La preghiera del Getsemani è un forte antidoto a tutte le descrizioni che cercano di diluire l’umanità di Gesù. È un uomo, non un martire: lotta contro la sua morte in un modo così diverso dall’atteggiamento degli impavidi martiri del cristianesimo delle origini quali Stefano e Policarpo …» (A.M. Giorgi, op. cit., p. 45). E ancora la stessa Giorgi (p. 47): «Innanzi tutto, Gesù confessa il desiderio più profondo della natura umana, quello di non morire».
(6 continua)
Per un approfondimento sulla contemplazione dell’abbandono di Gesù: “… ma Dio tace“
Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.






