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La Passione di Gesù Abbandonato: Papà, ho sete di te (5)

Quel “ho sete” non è la “battuta” di chi lo vorrebbe attore, nella rappresentazione dell’ultimo atto della sua vita, a recitare il “copione” delle sacre scritture. Gesù non chiede al Padre di essere tolto dalla croce, ma di non essere lasciato solo

All’ora nona (…) Gesù (…) disse (…): ho sete. (…) – (Gv 19,28)

Ecco, hai visto? Io ti sto chiamando e loro chissà cosa hanno capito, ne hanno approfittato per umiliarmi e deridermi…
Ancora… fino alla fine!
Papà… ma perché non vieni? Perché non ti fai sentire?

Sono solo i toni più acuti, ciò che i presenti ai piedi della croce riescono a percepire, nella totale incapacità di capire. Quel “ho sete” non è parola rivolta agli uomini: che senso avrebbe tale preoccupazione così squisitamente “terrena” in quell’animo, già segnato dall’imprevista assenza del Padre nel momento “della morte”?
Nemmeno è la “battuta” di chi lo vorrebbe attore, nella rappresentazione dell’ultimo atto della sua vita, a recitare il “copione” delle sacre scritture. È viceversa il momento culminante del suo colloquio con il Padre, la sintesi di un richiamo d’amore e la voglia di una tenerezza infinita: “Lo capisci? Non posso fare a meno di te!”(6)
Sul Golgota, in quel pomeriggio si realizzano due dimensioni comunicative fra loro ben differenziate e non destinate a incrociarsi: lo svolgersi della relazione fra Gesù e Dio, il Figlio che invoca il Padre, non per chiedere aiuto, ma per “pretendere” la sua presenza, una dimensione assolutamente intima, inaccessibile, spirituale; e quella della “plausibilità”, di coloro che ritengono scontata la normalità della vicenda umana; tutto spiegabile e comprensibile in una dimensione tipicamente umana. (7)

 

  • (6) G. Rossé, Il grido di Gesù in croce, Roma 1996, p. 60, propone l’ipotesi secondo cui l’evangelista Giovanni avrebbe condensato nell’espressione di Gesù “ho sete” il secondo versetto del Sal 62 (63) “la mia anima ha sete di te”. È il “desiderio” dell’anima di vivere con il Signore “la voce dell’intimo” scrive, nel suo bellissimo commento ai Salmi, U. Nicoli, Un salmo al giorno, Casale Monferrato, 2001, p. 145; mentre per B. Maggoni, Davanti a Dio, Milano 2001, p. 195, è «la ricerca appassionata, totalizzante, come appassionato e totalizzante per l’uomo assettato e per la terra riarsa è il desiderio dell’acqua. Ci sono desideri che non lasciano posto ad altro: così il desiderio dell’acqua per chi ha sete, così il desiderio di Dio per l’uomo che lo cerca».
    R.E. Brown, La morte del Messia. Un commentario ai Racconti della Passione nei quattro Vangeli, p. 1210, alla nota 108 indica che Bornhäuser (Death, 153), Hoskyns (John, 531), Beutler (“Psalm”, 54-56) e Witkamp (“Jesus”) suggeriscono Sal 42,3: “La mia anima [e cioè Io] ha sete di Dio, del Dio vivente”. Un’altra possibilità è Sal 63,2: “O Dio (tu sei) il mio Dio che cerco; a te anela la mia carne e di te ha sete l’anima mia”.
  • (7) Osserva H. Schlier, Il mistero pasquale e la passione secondo Marco, Milano 2002, p. 133: «Ciò che pensano i passanti (…) è quello che tutto il mondo pensa quando passa curioso e sprezzante davanti alla croce: rilevano la contraddizione esistente tra quella pretesa di Gesù di essere il Messia di Dio, il re di un nuovo popolo di Dio, e la sua totale impotenza adesso sulla croce. Così essi dicono: “ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!”. Lo scherno della folla si dirige contro il debole che, ai loro occhi, andò così terribilmente oltre i suoi poteri».
    Indubbiamente più diretto è B. Maggioni, op. cit., p. 275 e p. 289: «Persino la sua preghiera è stata fraintesa. E non tanto perché immaginata come rivolta al profeta Elia anziché a Dio, ma perché interpretata come una richiesta di aiuto per scendere dalla croce, anziché come una domanda rivolta a Dio per ritrovare la sua presenza. Gesù non chiede di essere tolto dalla croce, quasi desiderando di poter dare ai passanti e ai sacerdoti proprio quella dimostrazione che essi volevano, ma chiede al Padre di non essere lasciato solo. Gesù non prega come i presenti avrebbero pregato al suo posto. Avesse invocato il miracolo di scendere dalla croce, si sarebbe messo al loro livello».
    Ribadendo il concetto, qualche pagina dopo: «Il grido di Gesù è rivolto unicamente a Dio e riguarda Dio. Sulla croce Gesù parla a Dio e a nessun altro. È a Dio non chiede aiuto, ma presenza».

(5 continua)
Per un approfondimento sulla contemplazione dell’abbandono di Gesù: “… ma Dio tace

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